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DOSSIER N.40

Uzbekistan-Farmaci (1) : avviati i lavori per il Pharmaceutical Park di Tashkent

E’ un’ulteriore tappa del percorso avviato 4 anni fa dal presidente Mirziyoyev per rilanciare l’industria farmaceutica e rendere il Paese più autonomo nella copertura del fabbisogno nazionale.

A metà aprile il presidente Shavkat Mirziyoyev ha dato il via alla realizzazione del nuovo polo di produzione e ricerca farmaceutica localizzato nel distretto di Zangiata, non lontano dalla capital Tashkent.
Il decreto per la creazione di questa iniziativa denominata Tashkent Pharma Park, era stato emesso in gennaio e l’emergenza sanitaria ha ovviamente contribuito ad accelerare i tempi di implementazione. L’area occupata sarà di 79 ettari e al momento esiste una lista di 14 diversi progetti e iniziative che dovrebbero essere localizzate nel Pharma Park. Tra queste, sicuramente, una nuova facoltà universitaria di scienze farmaceutiche. E’ probabile anche che alcuni produttori di farmaci già operanti nel settore saranno invitati a trasferivi almeno una parte delle loro attività.

La governance per ora è affidata alla direzione per le attività farmaceutiche del Ministero della Sanità che ha già costituito un Comitato di Direzione della nuova struttura. Una parte dei fondi per finanziare attività e attrezzature di formazione e ricerca sarà messa a disposizione dall’Eximbank sudcoreana.

Nuova Governance

Si tratta di un ulteriore passo di un percorso avviato ormai quattro anni fa quando Mirzyoyev, entrato in carica da poco, decise di sciogliere la holding di stato UzPharmSanoat da cui dipendeva la maggior parte delle aziende locali del settore, sostituendola con un organismo, l’Agenzia per lo sviluppo farmaceutico, dipendente dal Ministero della Sanità.
Obiettivo della svolta: introdurre maggiore concorrenza, promuovere una politica a largo raggio di sostituzione delle importazioni, stimolare l’iniziativa delle singole aziende orientandole anche verso modelli di business più ambiziosi con attività che non si limitassero alle sole attività di confezionamento e packaging ma introducessero una maggiore integrazione produttiva (principi attivi, sostanze coadiuvanti).

Numeri poco convincenti

I numeri presentati 4 anni fa al presidente Mirziyoyev dai responsabili dell’industria farmaceutica indicavano, apparentemente, un notevole dinamismo: produzione annuale pari a 1.600 milioni di confezioni con un aumento  pari al 34% in termini quantitativi e al 16% in termini di valore sull’anno precedente,  71 nuovi progetti di investimento avviati per un valore di 148 milioni di dollari, 76 nuovi prodotti introdotti sul mercato, 1.800 denominazioni prodotte su un totale di 8.000 approvate per la commercializzazione nel Paese. Il tutto per un valore della produzione locale equivalente a 325 milioni di dollari (valore che a seguito della svalutazione successiva, oggi, sarebbe dimezzato).
La realtà sottostante risultava però molto meno brillante: le attività indicate si limitavano prevalentemente al confezionamento. Su un totale di 94 aziende e laboratori locali molte delle quali con un solo prodotto in catalogo, solo 12 operavano con certificazione GMP (Good Manufacturing Practices). Il quadro non migliorava granché anche aggiungendo le 21 joint ventures con partner esteri operanti nel settore.

A supporto dei nuovi obiettivi indicati dal Presidente sono state poi varate diverse misure incentivanti che hanno introdotto forti detrazioni fiscali per operatori locali e stranieri disposti a investire e rafforzato i criteri che privilegiano gli acquisti delle strutture sanitarie uzbeke presso produttori locali. In particolare il testo di riferimento è il decreto presidenziale UP-5707 dell’agosto 2019  in cui sono indicate anche 10 categorie di farmaci indispensabili che il Governo vorrebbe fossero prodotte localmente tramite accordi anche con partner esteri. I provvedimenti più recenti prevedono anche che entro il 2022 tutti i produttori locali dovranno essere certificati GMP.

Maschere anti Covid
Il Ministero della Sanità uzbeko ha  avviato la costruzione di un prototipo di maschere di Venturi per ossigenoterapia, da usare per l’epidemia coronavirus, da costruire poi in diversi lotti dopo una prima sperimentazione in collaborazione con Chirana Asia, una joint venture uzbeco-russo-slovacca che già produce dispositivi medici di ventilazione, anestesia e monitoraggio, ed apparecchiature per cure dentali.  Entro maggio è previsto l’avvio dei lavori per una nuova fabbrica che sarà localizzata a Bektemir e l’investimento previsto inizialmente è di 3 milioni di dollari destinati poi a raddoppiare.  Dovrebbe diventare pienamente operativa in settembre. Il Ministero sta provando anche ad avviare la produzione di maschere di protezione con relative valvole.

 

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