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Documenti N.41

Asia Centrale: la crisi Covid 19 cambia le previsioni di crescita

 

 

Secondo le ultime stime del Fondo Monetario soltanto Uzbekistan e Turkmenistan potrebbero mantenersi su livelli positivi di aumento del PIL. In tutti i Paesi dell’area è iniziata comunque una fase di allentamento delle restrizioni introdotte nel mese di marzo.

La crisi del Covid 19 è destinata ad avere effetti di lungo termine anche sui Paesi dell’Asia Centrale che hanno reagito con modalità diverse a seconda delle rispettive caratteristiche.
Un primo fattore è rappresentato dalla disponibilità di risorse economiche e anche tecnico - organizzative. Il Kazakistan, ad esempio, è destinato a soffrire per il crollo dei prezzi e i tagli della produzione nel settore Oil&Gas ma ha potuto contare sui massicci fondi (circa 90 miliardi di dollari) stazionati presso il Fondo Sovrano Samrut Kazyna e presso la Banca Centrale per finanziare misure di sostegno a supporto delle imprese e dei segmenti più svantaggiati della popolazione.

Diversa la situazione di Kirghizistan e Tagikistan, con risorse limitate ed economie poco diversificate, che sono necessariamente dipendenti da aiuti esterni (Istituzioni Finanziarie Internazionali, crediti da aiuto ecc.) e fortemente collegati, per le proprie attività e investimenti interni, sia con Pechino che con Mosca. Nel caso della Russia un ulteriore fattore di dipendenza economica è rappresentato dalle rimesse degli emigranti che nel caso del Tagikistan ammontano a una cifra leggermente superiore al 31% del PIL e in Kyrghizistan al 28%.

In Uzbekistan la crisi Covid è sopraggiunta in un momento di forti cambiamenti politici e istituzionali mirati a inserire l’economia del Paese nell’attuale contesto di globalizzazione dei mercati in parallelo con una maggiore attenzione alle esigenze dei diversi strati della popolazione che avrebbero dovuto produrre addirittura una ulteriore accelerazione del processo di crescita. Attualmente quindi la sfida in cui è impegnato il Governo è di non rallentare questi cambiamenti.

Di difficile valutazione, infine, la situazione del Turkmenistan che parte da una situazione molto più arretrata dal punto di vista dello sviluppo economico e dell’interscambio con l’esterno. Ed è anche fortemente dipendente, per il fabbisogno di valuta, dalle vendite di gas dirette in un solo Paese, la Cina, che ha fortemente ridotto i suoi acquisti.

 

Prevedere come si chiuderà il 2020 sulla base di questi elementi è un esercizio che viene fatto, ma che è anche di affidabilità piuttosto limitata a causa della incerta evoluzione del contesto internazionale.
Nella tabella che segue sono indicati i numeri relativi al PIL dei diversi Paesi,  prodotti dal Fondo Monetario internazionale e aggiornati al mese di maggio. Sono affiancati da quelli della crescita (stimata) relativa al 2019 e dalle precedenti stime per l’anno in corso, effettuate nell’ottobre 2019 che possono essere utili al fine di valutare l’impatto complessivo del cambiamento di situazione.

 

Paese

PIL 2020 (stime maggio 2020)

PIL 2019

 

PIL 2020 (stime ottobre 2019)

Kazakistan

- 2,5%

+ 4,5%

+ 3,9%

Uzbekistan

+ 1,8%

+ 5,4%

+ 6%

Kyrghizistan

- 4%

+ 4,5%

+ 3,45

Tagikistan

- 2%

+ 7,5%

+ 4,5%

Turkmenistan

+ 1,8%

+ 6,4%

+ 6%


Di seguito una sintesi dell’evoluzione della situazione nei principali Paesi della Regione Asia Centrale sotto il profilo delle misure sanitarie e di prevenzione e dei provvedimenti economici di emergenza

 

Uzbekistan

Il Governo di Tashkent ha cercato di affrontare la situazione in modo deciso. L’allarme è scattato in marzo con un serie di provvedimenti: dichiarazione dello stato di emergenza, blocco dei trasporti pubblici e divieto di assembramento, chiusura delle frontiere agli stranieri, limiti agli spostamenti tra diverse località all’interno, obbligo di misura della temperatura corporea all’ingresso di mercati, uffici, luoghi pubblici. Mantenendo però aperte le principali attività produttive e commerciali e limitando la chiusura alle scuole e ad alcuni servizi non essenziali.
Il Paese è stato in grado, autonomamente, di effettuare test su larga scala (750 mila alla data del 10 giugno) concentrandoli su persone coinvolte attività a maggiore rischio (sanità, mercati pubblici ecc.) e nelle aree più colpite (zone rosse). E’ riuscito anche a produrre (e esportare) milioni di mascherine protettive.
La fase di graduale allentamento delle misure (in particolare, limiti agli spostamenti) è stata avviata a fine aprile anche se il numero  di persone positive ai test ha comunque continuato a crescere. Principale vettore: il rientro decine di migliaia di cittadini che lavoravano all’estero (47 mila persone alla data del 5 giugno).
Nonostante questo segnale in maggio è stato deciso un ulteriore allentamento e nei prossimi giorni, se non ci saranno forti controindicazioni, è attesa la definizione della “fase 3”.
Attualmente il Paese è segmentato in tre aree a seconda della severità dei provvedimenti di distanziamento e mobilità. In ordine decrescente: zona rossa, zona gialla in cui è inclusa Tashkent, e zona verde dove sono state tolte le restrizioni ad attività sportive, celebrazione di matrimoni, manifestazioni pubbliche, sia pure con limiti nel numero dei partecipanti. In tutto il Paese, dall’1 giugno è stata consentita la ripresa del turismo interno. Dall’8 giugno sono stati riattivati i trasporti pubblici. In corso trattative con diversi vettori aerei tra cui Aeroflot, Turkish Airlines, Korean Air, Asiana, per riaprire anche i collegamenti con l’estero. Per chi entra dall’Italia resta l’obbligo di quarantena.


Le principali misure di sostegno all’economia sono state affidate al sistema bancario con l’erogazione di liquidità a costo zero per le imprese in difficoltà, una moratoria sui rimborsi dei prestiti, la garanzia di mantenimento del rating. Gli Istituti di credito sono stati a loro volta supportati dalla Banca Centrale con ripetute iniezioni di liquidità. Sono comunque stati imposti limiti all’acquisizione di valuta. Questo anche a seguito della forte svalutazione della moneta.
In aggiunta l’Amministrazione fiscale ha introdotto diverse riduzioni e dilazioni negli adempimenti e una moratoria sulle procedure di accertamento. Per l’intera filiera tessile è stata sospesa l’IVA. Attualmente il Governo sta anche mettendo a punto un piano di rilancio su larga scala.
Secondo valutazioni del Fondo Monetario, l’insieme delle misure introdotte è destinato ad aumentare in misura consistente (8 punti percentuali) il rapporto debito PIL che però parte da un livello più che sostenibile (28,9% al 31 dicembre 2019).

 

Un passo in direzione dell’Unione Economica Euroasiatica

C’è voluto più di un anno ma alla fine entrambe le Camere del Parlamento uzbeko hanno approvato la decisione del Governo di Tashkent di chiedere l’accesso all’Unione Economica Euroasiatica con lo statuto di «Paese Osservatore». In particolare ci sono stati 86 voti a favore, 32 contrari e 14 astenuti alla Camera Bassa.
I tempi lunghi richiesti dalla decisione sono imputabili alla difficile valutazione dei pro e contro di questa scelta, tenuto conto del fatto che lo stesso  presidente Chavkat Mirzioïev, nel gennaio 2019, aveva dichiarato al Senato che il Paese non sarebbe mai entrato a far parte dell’Unione tranne poi rettificare il tiro pochi giorni dopo, chiarendo che però era nell’interesse dell’Uzbekistan l’instaurazione di un rapporto stretto con la stessa Organizzazione.  Basti considerare infatti   che attualmente il 50% delle esportazioni uzbeke è diretto verso Russia, Kazakistan e Kirghizistan. E che per questi Paesi transita anche l’80% del commercio estero del Uzbekistan. “Con lo statuto di Paese Osservatore non potremo partecipare alle decisioni ma avremo la possibilità di far conoscere le nostre esigenze”, ha chiarito Mirzioïev. Quali le controindicazioni che hanno rallentato l’approvazione parlamentare? Sono essenzialmente di due ordini. Sul fronte economico si teme che alcuni settori fortemente “protetti” dalla concorrenza estera con misure specifiche, come l’industria dell’auto e la farmaceutica, possano soffrire dell’accresciuta competizione. Su quello politico c’è chi ritiene che il ruolo preponderante di Mosca all’interno dell’Unione corrisponda anche a una non meglio specificata “agenda politica”. Militano invece a favore di una partecipazione più stretta numerose considerazioni, inclusa la speranza di un’accresciuta accettazione e di un trattamento più favorevole degli emigrati uzbeki in Russia e l’ulteriore sviluppo del turismo proveniente dai Paesi dell’Unione

 

 

Kazakistan

La reazione immediata del Governo di Nursultan, in marzo, è stata la chiusura delle frontiere ai non residenti congiuntamente alla sospensione dei collegamenti aerei e ferroviari, imposizione di un regime di isolamento nelle principali località del Paese, divieto di assembramento e utilizzo obbligatorio delle mascherine di protezione individuali. I servizi medici sono stati resi gratuiti per tutti fino all’1 giugno e nella Capitale è stato aperto un ospedale dedicato alle persone colpite da Coronavirus. Per interventi di sanificazione dei luoghi pubblici è stato mobilitato anche l’esercito.
L’allentamento graduale delle restrizioni è stato avviato nella seconda settimana di maggio con procedure analoghe all’Uzbekistan: segmentazione del territorio in tre categorie di pericolosità, con graduale ripresa delle attività economiche e allentamento dei criteri di protezione individuale (mobilità, cerimonie, manifestazioni sportive, incontri di gruppo). L’ingresso nel Paese per i cittadini italiani è tuttora limitato al personale addetto ai trasporti (equipaggi aerei e autotrasportatori) e alle persone in possesso di permesso di soggiorno (cosiddetta “pink card”). Può essere esteso - ma è meglio effettuare una verifica presso l’Ambasciata d’Italia a Nursultan – a persone in possesso di un recente (max 5 giorni) certificato ufficiale di negatività al coronavirus emesso dalle Autorità Sanitarie italiane. In mancanza la procedura resta complessa in quanto prevede l’obbligo di sottoporsi a test di negatività presso strutture ospedaliere specializzate dove è imposta anche la permanenza per 48 ore.


In concomitanza con l’introduzione di tutte le misure cautelari sono stati annunciati diversi provvedimenti economici a sostegno della popolazione e delle imprese (vedi articolo). Quindi erogazione di sussidi alle persone in difficoltà e a chi ha perso il lavoro, attivazione del canale bancario per l’erogazione di crediti di emergenza ecc. Il Governo ha dovuto poi accordarsi con le compagnie petrolifere presenti nel Paese per definire i tagli all’attività estrattiva.
La nuova sfida è invece rappresentata dall’intenzione, dichiarata, di accelerare i diversi programmi di investimento (infrastrutture, diversificazione dell’economia, modernizzazione dell’Amministrazione, Industria 4.0, informatizzazione e servizi hi-tech) previsti nei piani di sviluppo a lungo termine del Paese. Volgendo in positivo i segnali di fragilità introdotti dalla crisi.

 

Kyrghizistan

Il primo provvedimento preso dal Kyrghizistan, che condivide una lunga frontiera con la Cina, è stato di bloccare gli ingressi degli stranieri e i voli e collegamenti con l’estero. Nelle maggiori città (Bikshek, Osh) sono stati imposti limiti alla circolazione, divieti di assembramento, obbligo di portare maschere protettive. In tutte le altre località sono stati posti controlli all’ingresso. Le scuole sono state chiuse. Molte imprese (settore metallurgico, cementifici eccetera) hanno dovuto poi sospendere o ridurre drasticamente l’attività a causa dei mancati rifornimenti dall’estero (carburante, semilavorati eccetera). A partire da maggio è stato avviato un parziale allentamento e dall’inizio di giugno non ci sono più attività vietate né limiti ai trasporti interni.

Il Governo di Bikshek, in concomitanza con l’insorgere della crisi ha fatto immediatamente ricorso agli aiuti internazionali, riuscendo a garantirsi crediti per 243 milioni di dollari destinati a fronteggiare emergenza sanitaria, protezione degli strati deboli della popolazione, sostegno all’economia (vedi articolo). Il principale provvedimento economico preso dal Governo è stata la riduzione del tasso di riferimento della Banca Centrale dall’11 al 9 per cento e del tasso sui mutui immobiliari al 5 per cento. Tagliato anche il tasso di riserve obbligatorio per le banche. E’ stata inoltre introdotta una sospensione di tutte le procedure di fallimento delle imprese. Il Governo ha poi annunciato in maggio che saranno introdotte particolare facilitazioni creditizie mirate al rilancio del settore agricolo. Crediti più agevoli anche per aree e regioni periferiche e piccole imprese.
La contropartita è evidentemente un consistente aumento del debito  (+ 15% punti percentuali) rispetto al PIL destinato, secondo stime del Fondo Monetario, a raggiungere una quota pari al 69,2%. In questo contesto il Governo di Bikshek ha iniziato anche a chiedere una moratoria al principale creditore, la Cina, nei confronti del quale è esposto per un ammontare pari a 3,8 miliardi di dollari.

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