MOSCA • Le riforme strutturali in Russia sono in panne, la burocrazia corrotta ostacola lo sviluppo economico del Paese. In una requisitoria senza precedenti, nei giorni scorsi il presidente Vladimir Putin ha accusato il Governo federale e le autorità regionali di sabotaggio: «La scarsa efficienza di procedure burocratiche, moltiplicata per la lentezza dei funzionari pubblici, hanno fatto affondare molte iniziative d'avanguardia» , ha dichiarato il leader del Cremlino a una sessione straordinaria del Governo. Secondo un Putin deluso e arrabbiato «non si riesce a far fare proprio niente. I clan dei burocrati bloccano tutte le iniziative, soffocano il business» . In Russia ci sono oltre 1,5 milioni di burocrati, ovvero il doppio della grigia nomenklatura dell'epoca sovietica, che hanno costretto il Cremlino a mettere nel cassetto molti importanti programmi economici.
Il raddoppio del Pil. Il ministro dell'Economia, Gherman Gref, ha dichiarato che la crescita economica attuale non permetterà di raddoppiare il Pil russo per il 2010, com'era previsto dal programma presentato da Putin nel 2003. «Per poterlo fare l'economia nazionale russa dovrebbe aumentare di almeno l'11% all'anno» , ha dichiarato Gref in un discorso alla Duma di Stato ( Camera bassa del Parlamento russo). Quest'anno la crescita economica non dovrebbe superare il 5,8 6%, mentre il tasso d'inflazione raggiungerebbe quota 11,5 12 per cento.
L'adesione alla Wto.
I termini dell'ingresso nell'Organizzazione mondiale del commercio, uno dei maggiori progetti economico internazionali di Putin, sono stati di nuovo rinviati: nella migliore delle ipotesi la Russia potrà diventare un Paese membro a pieno titolo della Wto nel 2007. Mosca non è riuscita a trovare un compromesso con alcuni Paesi tra cui la Svizzera e gli Stati Uniti, che avevano vincolato un proprio nullaosta all'apertura del settore bancario russo alle filiali degli istituti di credito esteri, che dovranno accontentarsi ancora per molti anni della possibilità di lanciare nel Paese delle sussidiarie proprie. La Russia sperava di riuscire a ricavare dall'adesione alla Wto oltre due miliardi di dollari l'anno.
Export del petrolio in Cina, in Giappone e nel Sud Est asiatico.
Dopo anni di sofisticati giochi politici nel triangolo Mosca Pechino Tokio, il Cremlino sembrava aver preso una decisione drastica: un nuovo super oleodotto ( 4.200 km., 592 milioni di barili all'anno, 12 miliardi di dollari d'investimento) avrebbe dovuto collegare i campi petroliferi della Siberia orientale alle coste del Pacifico, mentre alla Cina sarebbe stato offerto il 15% del greggio russo, fornito al Giappone e ad altri Paesi del Sud Est asiatico. Ma per la prima volta la realizzazione di un progetto così ambizioso rischia di essere bloccata dai verdi: secondo i movimenti degli ecologisti russi, «la costruzione del nuovo oleodotto metterà a rischio l'esistenza di molte specie rare di animali tra cui tigri e leopardi siberiani» .
Per dissuadere le banche dal finanziare il controverso progetto, le conclusioni dei verdi verranno trasmesse agli istituti russi e internazionali.
Scudo fiscale e la liberalizzazione del mercato azionario di Gazprom.
Le acute divergenze all'interno del Governo Fradkov hanno dato un colpo di freno alla realizzazione di due recenti iniziative del Cremlino: lo scudo fiscale, che prevedeva una specie di amnistia per i capitali fuggiti dal Paese, e la liberalizzazione ( in programma entro la fine del 2005) del mercato azionario di Gazprom. Attualmente le azioni del monopolio russo, che controlla circa il 20% del mercato globale del gas naturale, possono essere vendute soltanto sul mercato interno russo, mentre la prevista liberalizzazione potrebbe far passare il 40% dei titoli di Gazprom in mano agli investitori internazionali e inoltre aumenterebbe del 20 30% la capitalizzazione di mercato del monopolio russo.
Petrolio, gas e altri settori strategici nel mirino di Putin.
Per non sprecare troppe forze nella lotta con la burocrazia, il Cremlino si è concentrato sulla costituzione nel Paese di un sistema di capitalismo statale, rinazionalizzando le industrie strategiche del Paese. La restituzione allo Stato del controllo delle risorse energetiche potrebbe far parte di un piano globale, destinato a permettere a Putin di rimanere al potere anche dopo la scadenza nel 2008 del suo secondo mandato presidenziale. La Russia potrebbe diventare una specie di repubblica parlamentare, molto simile al modello italiano, nella quale a Putin sarebbe riservata la carica di super premier, con la delega alla gestione di un sistema economico, composto di major petrolifere, di monopoli, di miniere aurifere e diamantifere.
Secondo l'analista della Brunswick Ubs, Al Breach, «il Cremlino sta consolidando nelle proprie mani le maggiori industrie dei settori strategici dell'economia nazionale russa» . Dopo aver ottenuto il controllo delle compagnie petrolifere Yuganskneftegaz ( ex base di Yukos) e Sibneft ( ex proprietà del miliardario Roman Abramovich), il Cremlino starebbe organizzando il takeover del gruppo metallurgico Norilsk Nickel, uno dei maggiori produttori mondiali di nickel e di metalli del gruppo del platino. Nel settore bancario il Cremlino, tramite l'istituto pubblico Vneshtorgbank, ha acquisito il controllo di alcune banche private.
Le industrie aeronautiche ex sovietiche stanno per essere trasformate in un monopolio, che produrrà aerei militari e civili. Ma il vero scopo di quest'operazione globale lo si potrà sapere nel 2008, l'anno delle presidenziali in Russia.
Vladimir Sapozhnikov