L'Abi formato Bazoli
Antonio Quaglio
Il nuovo status di candidato front runner per la residenza Abi attribuito al presidente dell'Mps Giuseppe Mussari è frutto di una deduzione: molto fondata, ma pur sempre una deduzione, almeno per ora. La premessa è che l'ingresso diretto di Giovanni Bazoli nel collegio dei cinque saggi abbia aumentato il tasso di capacità di mediazione già assicurato dall'altro banchiere bresciano: Alessandro Azzi, leader del Credito cooperativo e primus inter pares tra Alessandro Profumo (UniCredit); Giovanni Berneschi (Acri); Camillo Venesio (Assbank) e - da mercoledì - il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo. E nel merito, l'ipotesi oggettiva di mediazione tra banche grandi e "non grandi" è che il metodo dell'alternanza - in fase di definizone - favorisca da subito il candidato dei big, cioè Mussari. Tutto il resto, a sette settimane dall'assemblea annuale dell'Assobancaria, rimane invece a metà tra l'indiscrezione e la speculazione: a cominciare dal ruolo di "pontiere" - verso il ministro dell'Economia Giulio Tremonti - attribuito al presidente dell'Acri Giuseppe Guzzetti (e subito smentito dall'interessato).
Alternanza sancita per prassi (o anche per statuto attraverso la ripesatura delle rappresentanze); tetto del mandato a quattro anni, senza rieleggibilità; riorganizzazione della presidenza con deleghe ai vicepresidenti: sono solo alcune delle opzioni tecniche sul tavolo dei saggi, mentre la candidatura del presidente uscente Corrado Faissola rimane viva. L'unico vincolo è quello della «condivisione» delle scelte, ritrovato a fine marzo, dopo un debutto caratterizzato da tensioni ancora evidenti. Per coincidenza, esce dal collegio dei saggi Enrico Salza, già presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, proprio quando ha buona probabilità di venire scongelato il progetto di federazione Abi-Ania: erede di quel «soggetto federativo Confindustria-Abi-Ania», di cui proprio il banchiere-imprenditore torinese era stato grande ispiratore nella primavera del 2005. «La confederazione - scriveva la bozza di quello statuto - rappresenta e gestisce gli interessi del mondo imprenditoriale sul piano economico, sociale, politico e culturale; dà impulso e difende lo spirito d'impresa e l'economia di mercato; favorisce lo sviluppo economico del Paese». Se questa diventa veramente la "carta" degli "imprenditori finanziari" italiani - e Profumo è il leader della Federazione europea - il nome del presidente dell'Abi tornerà a essere un momenti di unità, chiunque sarà.