Per superare la crisi economica la rete europea guarda alla Russia

L'HANDICAP - L'Italia è ai margini per problemi orografici, ma si sta consolidando un piccolo flusso di bettoline tra Venezia e Cremona

Paolo Migliavacca
Rimpiazzare con un solo mezzo di trasporto il carico di un centinaio di autocarri, che possono arrivare fino a 470 se la via d'acqua è sufficientemente ampia. Il trasporto pesante sulle acque interne europee, un sogno a metà tra l'ambientalismo avanzato e la logistica più efficiente, è da tempo una realtà consolidata in 20 dei 27 paesi della Ue (12 dei quali con reti connesse tra loro), soprattutto nel nord Europa. Una rete di 37mila km estesa su fiumi, laghi e canali artificiali, metà dei quali accessibili a chiatte e natanti capaci di portare carichi superiori alle mille tonnellate (pari a 40 autocarri medi), con un volume totale movimentato di oltre 511 milioni di tonnellate nel 2008. Rapportato al resto della rete di trasporti dell'Europa, significa che sulle sue acque interne si muove oltre il 10% del traffico merci totale, un risultato assai significativo se rapportato al 9% scarso movimentato su rotaia e al 45% su gomma.
In alcuni paesi le idrovie sono una realtà ormai insostituibile: si va dal 42% del traffico totale in Olanda al 18,5% dell'Austria, dall'oltre 15% della Francia al 14% della Germania e al 12% del Belgio. L'importanza di questo tipo di trasporto per la regione che gravita sul Reno (dunque, compresa l'Olanda) è confermata dal fatto che l'80% del tonnellaggio/chilometro movimentato (poco meno di 145 miliardi il totale nel 2008) si svolge lungo il bacino di questo fiume, mentre il sistema Reno-Meno-Danubio raccoglie appena il 9 per cento.
Il prossimo ingresso della Croazia nell'Unione (previsto per il 2012) e quello successivo della Serbia (nel 2015?) consentirà inoltre di chiudere i due anelli mancanti del bacino balcanico, mettendo in comunicazione su un territorio totalmente Ue, attraverso la rete danubiana collegata a quello del Reno, i porti del mare del Nord con il mar Nero: un solo sistema integrato in grado di potenziare fortemente i volumi degli scambi. La Russia infatti, che vanta 100mila km di vie d'acqua, vi trasporta appena il 2% dei suoi traffici totali, con un evidente, enorme margine d'incremento.
Al di là di una battuta d'arresto dei traffici a causa dell'impatto della crisi economica mondiale (-2,7% per l'intero 2008, addirittura -21% nel primo trimestre 2009, forse il momento peggiore, con una stima di ripresa del 3-5% per l'anno in corso), a interessare gli operatori è infatti il grande potenziale di crescita della rete idroviaria, a fronte della saturazione del 15% del sistema dei trasporti su strada e del 20% di quello su ferrovia. Ma già oggi sono in gioco numeri di tutto rispetto. I 12.000 natanti operativi in Europa sottraggono dalle strade ben 480mila autocarri, hanno costi competitivi (10 euro circa per 1.000 tonnellate/chilometro) e offrono concreti vantaggi ambientali (le emissioni nocive nell'atmosfera sarebbero superiori del 10% se il trasporto avvenisse su gomma).
A causa degli evidenti limiti orografici (le Alpi e la mancanza di fiumi sufficientemente lunghi e dalla portata costante) tutto questo fervore di traffici sembra escludere a priori l'Italia dal settore. In realtà, un flusso di chiatte per il trasporto di granaglie, cereali e container (fino a 70) tra Venezia e il porto sul Po di Cremona è partito all'inizio del 2009. Ma è probabilmente dal progetto di collegare la Saona con la Mosella, in territorio francese, che schiuderebbe al Mediterraneo i porti del mare del Nord che giungeranno per noi i maggiori vantaggi.