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Il futuro è a Yamal, ma costerà caro

04 gen 06

Per ambiente e geologia i giacimenti più ricchi richiedono investimenti più elevati

YAMSOVETSKOE - Avvicinandoci dall'alto con l'elicottero Mi-8 incominciamo a distinguere nell'oscurità le luci delle torri di trasformazione della centrale di Yamsoveskoe, che sorge direttamente sul grande giacimento omonimo di gas naturale. In realtà sono le 4 del pomeriggio, ma c'è già una bella luna sulla tundra ghiacciata, vicino al Circolo Polare Artico, 2500 Km. a Nord-Est di Mosca. Qui nasce il gas naturale che scorrendo per migliaia di chilometri a Sud-Ovest attraverso i gasdotti dalla Siberia centro-occidentale raggiunge la Russia centrale da un lato e il Mar Nero dall'altro, finendo per alimentare l'Europa e l'Italia. Già la prima tranche del gasdotto Yamal-Europa ha appena completato circa 2000 km di tubi, arrivando attraverso la Bielorussia fino in Polonia, dove a fine novembre sono state inaugurate due stazioni di compressione.

Siamo a circa 210 km dalla città di Nadym, la nostra base, e il giacimento di gas naturale di Yamsoveskoe, ritenuto di grandezza "media" per la Siberia occidentale, produce oggi 21 miliardi di mc. di gas, ovvero il 30% della produzione totale della NadymGazprom, terza tra le maggiori società del colosso Gazprom, e che arriva oggi da sola a commercializzare 70 miliardi di metri cubi l'anno. Per rendere l'idea l'Italia, secondo Paese dell'Ue grande compratore di gas naturale russo per i propri consumi, subito dopo la Germania, nel 2004 ha acquistato 21,5 miliardi di mc., mentre a fine 2005, a giudicare dai dati dei primi nove mesi, le nostre importazioni di gas dalla Russia arriveranno a circa 26 miliardi di mc., con una crescita in volume di oltre il 21 percento.

Tuttavia, il giacimento che stiamo visitando rappresenta nemmeno un ottavo del volume complessivo di gas naturale prodotto dallo Yamalo-Nenets, il più settentrionale dei due circondari autonomi che fanno parte della regione petrolifera siberiana di Tjumen. Su un territorio di 750.300 Kmq, due volte e mezzo quello dell'Italia, e dove vivono appena 516mila abitanti, tra cui il 7% di etnie indigene, come i nentzi, vengono infatti prodotti quasi 600 miliardi di mc. di gas naturale e 43 milioni di tonnellate di petrolio all'anno. Ciò significa che Yamal copre da solo il 91% dell'intera produzione di gas naturale russo e il 14% di quella di petrolio. E questo avviene in condizioni ambientali molto difficili, dove la temperatura media annua è di 32 gradi sotto zero, e metà del territorio giace oltre il Circolo Polare.

Gli impianti del giacimento di Yamsoveskoe sono entrati in funzione nel 1997, otto anni fa, e una parte del gas viene trasformata direttamente in energia elettrica per uso locale da 6 grandi turbine da 16 megawatt l'una, per un totale di quasi 100 megawatt. Tuttavia, gran parte del gas viene predisposta per il trasporto a lunga distanza e l'immissione nella rete di gasdotti siberiani a Tjumen, grazie in primo luogo a un'apposita centrale a moderni compressori installata nel 2003. «Qui vivono e lavorano circa 200 tecnici e operai, con due turni da 14 giorni l'uno ogni mese», ci spiega un gigantesco e cordiale Aleksandr Glukhenskij, vicedirettore generale di NadymGazprom e responsabile diretto della produzione, conducendoci a passo di carica nel freddo pungente tra il labirinto di tubi, torri di trasformazione e impianti di compressione del gas naturale, illuminati a giorno. E vi è anche componentistica della Biffi Italia (Fiorenzuola d'Arda), fornita nell'ambito di impianti francesi, ci dice Aleksandr. Qui i salari sono i più alti di tutta la Russia, circa 47mila rubli al mese (1.382 euro) per il settore del gas, il meglio pagato di tutti, su una media di 37mila rubli (1.088 euro) per l'industria a Yamal, quando il salario medio russo è appena 9.000 rubli (265 euro), salendo a 14mila rubli (412 euro) a Mosca.
L'obiettivo a breve termine è aumentare nel giro di due anni fino a 25 miliardi di mc. la produzione del giacimento di Yamsoveskoe, dove il gas scaturisce ad altissima pressione dalla profondità di circa 1 km. Ma i piani per i prossimi anni sono molto più ambiziosi, anche se richiederanno enormi investimenti in risorse umane e finanziarie. La scommessa per il futuro di questa società del Gazprom è infatti nel giacimento di Bovanenkovo, almeno 500 km più a Nord, e dove le riserve accertate di gas sono paragonabili a quelle dell'altro grande giacimento di Yamburg, già ufficialmente indicate a circa 4.000 miliardi di mc. Ma in realtà, le riserve complessive di gas dell'intera penisola di Yamal, incluse quelle dello zoccolo continentale, sono stimate alla cifra astronomica di 50.500 miliardi di mc. e Gazprom dovrebbe investirvi qualcosa come 60 miliardi di dollari dal 2006 al 2030, come ha indicato ancora nei mesi scorsi il suo vicepresidente, Aleksandr Ananenko.

Tuttavia, «tirar fuori il gas da laggiù - sottolinea il dirigente alla produzione - sarà piuttosto duro, e quindi il prodotto finale costerà inevitabilmente più caro». Vi sono infatti da superare tre ordini di difficoltà: la prima è un ulteriore e significativo peggioramento delle condizioni climatiche locali, che già a Yamsoveskoe non sono ideali: ma si dovrà lavorare a temperature fino a 50 gradi sotto zero, contro i 35-40 di qui. In secondo luogo, le caratteristiche geologiche dei suoli saranno ancora più difficili, con una maggior consistenza del permafrost da forare e una maggiore profondità di trivellazione per raggiungere i giacimenti di gas. In altre parole, le apparecchiature e tecnologie dovranno essere ancora più moderne e costose. Infine, conclude Glukhenskij, «resta il semplice fattore geografico-infrastrutturale, in un'area dove oggi non vi è assolutamente nulla, e occorre quindi costruire tutto, dagli impianti alle strade ai necessari insediamenti umani, che consentano di vivere e lavorare nell'Estremo Nord».

Nei primi mesi del 2006 dovrebbero essere noti i risultati dello studio di pre-fattibilità per i giacimenti di Yamal, con le specifiche previsioni di investimento nelle varie fasi. Ma spendere parecchie decine di miliardi di dollari, magari con la partecipazione di investitori stranieri, è necessario, se l'industria russa del gas intende uscire da un periodo di basso sviluppo nel 2001-2005, che ha condotto ad una situazione dove non riesce a soddisfare appieno tanto il crescente fabbisogno del mercato interno, quanto la domanda di gas sui mercati europei e mondiali.

 

Sergio A. Rossi