Passera apre a una mini Robin Tax
NO A LONDRA E BERLINO - L'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo è invece contrario a un'imposta «indiscriminata» sulle attività bancarie
Maximilian Cellino
Parlare dell'introduzione di un prelievo sulle transazioni finanziarie sul modello della Tobin Tax non è più un tabù fra i banchieri. Lo dimostra l'apertura effettuata ieri da Corrado Passera, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo: «Credo che le reazioni così negative a una simile ipotesi non siano del tutto condivisibili», ha detto il banchiere intervenendo al convegno "Reforming banking and finance: new rules, please" organizzato dal Centro Paolo Baffi presso l'Università Bocconi.
Certo, l'apertura non è di quelle incondizionate, visto che il prelievo ipotizzato da Passera dovrebbe essere «minimo e da applicarsi su tutte le transazioni erga omnes». Ma assume comunque un significato rilevante, anche perché giunge proprio alla vigilia del G-20 dove tra i temi in discussione troverà spazio anche la possibile introduzione di un prelievo ad hoc sulle transazioni finanziarie. «Disegnata in tal modo – ha aggiunto Passera – questa misura non comporterebbe infatti particolari distorsioni competitive, darebbe sicuramente un contributo positivo alle finanze pubbliche e scoraggerebbe alcuni comportamenti speculativi estremi».
Se sulla Tobin Tax si può discutere, è invece piuttosto netta l'opposizione all'introduzione di un'imposta aggiuntiva che colpisca in modo indiscriminato le banche, così come emerge dalla proposta avanzata recentemente e in modo congiunto da Regno Unito, Francia e Germania. «L'imposizione indifferenziata e vincolante di nuove tasse sulle banche a livello internazionale in tutti i paesi del G-20 o in tutte le giurisdizioni europee sembra un approccio poco condivisibile che occorre evitare», ha sottolineato Passera, rinnovando l'invito a tenere conto delle differenze esistenti fra singoli stati sia in materia di tassazione, sia in relazione agli interventi che questi hanno dovuto effettuare per salvare gli istituti finanziari. «Se è auspicabile un progressivo allineamento della tassazione - ha aggiunto il banchiere – non appare per nulla ragionevole punire in modo indiscriminato tutte le banche non riconoscendo le rispettive e assai differenti performance durante la crisi».
Scetticismo anche sull'altra principale proposta avanzata in questi ultimi mesi: la creazione di un fondo di risoluzione globale per gestire crisi future. «Per essere credibile, utile ed efficace – ha spiegato Passera – un simile strumento dovrebbe raggiungere una dimensione talmente importante da rischiare d'indebolire fortemente il sistema ben prima di poterlo salvare». E se anche si dovesse decidere di procedere alla costituzione del fondo sorgerebbe il problema non secondario di mettersi d'accordo su chi e come dovrebbe gestire lo strumento. Proprio per questo sarebbe invece più opportuno che tutti i paesi si organizzassero per avere solidi fondi di garanzia sui depositi, con livelli armonizzati a livello internazionale.
Parlando più in generale del tema della regolamentazione, Passera ha preso spunto dagli interventi di Sylvester Eijffinger della Tilburg University e Geoffrey Miller della New York University che lo hanno preceduto per rilevare che le nuove regole debbano essere introdotte in modo uniforme in tutto il mondo «per assicurare il cosiddetto levelled playing field ed evitare distorsioni competitive e forme di arbitraggio regolamentare», così come per insistere sulla necessità di «convergere rapidamente verso standard contabili uniformi».
Per essere efficaci, le nuove regole, dovranno essere poche, chiare, comprensibili anche a un pubblico di non specialisti e soprattutto accompagnate da controlli: «Non esistono ratios "magici" che ci tengano lontani dalle crisi senza sistemi di supervisione ancora più efficaci e coordinati di quanto abbiamo avuto negli ultimi anni», ha avvertito Passera, sottolineando a questo proposito l'eccezione positiva rappresentata dall'Italia. Tutti d'accordo, infine, sulla necessità di definire le regole nel tempo più breve possibile: «Dallo scoppio della crisi – ha sottolineato Donato Masciandaro, direttore del dipartimento di Economia dell'Università Bocconi, concludendo il convegno – sono già trascorsi due anni e mezzo senza che si siano visti interventi significativi dal punto di vista normativo: l'augurio è di non trovarsi qui il prossimo anno nella stessa situazione».