Tornano i dividendi: le trenta regine dei listini

Eni, Lindt e Sears al top delle attese su Mib, Stoxx e S&P

Nicola Borzi
«Sell in May and go away» è un vecchio adagio che conoscono tutti. Significa che, in base all'esperienza, per le Borse l'estate è stagione da Orso. Pochi sanno però che il controcanto è «but buy back on St. Leger Day», torna a comprare il giorno di St. Leger. Che non è un santo ma il fondatore della gara ippica che si tiene ogni settembre a Doncaster sin dal 1776. Quest'anno però converrà anticipare gli acquisti di Borsa. Il ritorno degli utili societari, dopo la grande siccità del 2009 e con i listini sotto i massimi, rende nuovamente interessanti alcune azioni.
Gli utili irrorano i portafogli disseccati dei risparmiatori. Lo conferma la stagione delle trimestrali, in pieno svolgimento. Le previsioni di Standard & Poor sulle 7mila quotate di Wall Street indicavano un forte aumento (+43,8%) delle società che nel secondo trimestre dell'anno hanno distribuito dividendi. Le cedole sono cresciute di 7,9 miliardi di dollari, a fronte del calo di 4,9 di metà 2009. «Il ritorno ai dividendi si è rafforzato nel secondo trimestre e ciò che più conta è che si è fermata la tendenza al loro taglio», spiegava Howard Silverblatt, senior Index analyst di S&P. «Il buco nelle tasche dei risparmiatori si è chiuso, ma per riempirle di nuovo servirà almeno un anno». I primi sei mesi di quest'anno per Wall Street segnano una crescita dei dividendi di 13,4 miliardi di dollari a fronte di un calo di 48,6 della prima metà del 2009.
Quanto all'Europa, secondo gli ultimi dati (aggiornati al 29 luglio) di Ubs Investment Research, i mercati azionari offrono ancora un maggior dividend yield (il rapporto tra dividendi per azione e il prezzo dell'azione che ne esprime il rendimento) rispetto a quelli Usa e globali, con il differenziale maggiore della media a 20 anni, tanto che le azioni europee sono più attraenti anche di altre asset class. Il dividend yield atteso per il 2010 in Europa è al 3,7%, mentre i bond a minor rischio dell'Eurozona renderanno meno del 3% e la liquidità praticamente zero. Le Borse saranno l'unica asset class, tra le maggiori, con un rendimento superiore alla loro media decennale. Il consiglio (peraltro interessato) di Ubs è dunque quello di acquistare azioni con alti dividend yield, che raramente in passato sono state così interessanti anche perché il buon stato di salute dei bilanci aziendali lascia prevedere alti livelli di payout (la quota di dividendi distribuiti sull'utile totale).
Ma quali sono i titoli dai dividendi più alti? Secondo gli analisti di FactSet, a Wall Street a fine 2010 i dividendi maggiori saranno quelli di Sears (retail, 5,5 dollari), Diamo Offshore Drilling (perforazioni energy oceaniche, 5,09) e Cme Group (maggior Borsa mondiale dei future, 4,71). Tra i 600 titoli europei dello Stoxx, dominano gli svizzeri perché l'indice Smi di Zurigo, zavorrato dal peso di bancari e finanziari, è quello che in Europa ha recuperato meno dai minimi del 2009. I record dei dividendi attesi 2010 spetta, per gli analisti, ai cioccolatieri di Lindt & Spruengli: oltre 344 franchi per azione ma, attenzione, il titolo ne quota ben 26mila! Seguono la danese Moller-Maersk, conglomerata primo operatore di container al mondo (67,5 corone danesi attese, ma il titolo prezza quasi 48.700) e la svizzera Sika (chimica, 34,23 franchi su un corso di 1.920 circa). Quanto a Piazza Affari, la regina è Eni (il dividendo annuale atteso supera l'euro, su un corso di poco meno di 16), seguita da Atlantia (76 cent, quota oltre 15 euro) e Lottomatica (70 cent su 11,1 euro).
Ma non bisogna dimenticare che, come tutti gli investimenti, il rischio è sempre in agguato. Se la ripresa economica pare avere solide radici negli Usa e nella Ue, i timori di una nuova crisi scatenata dai debiti sovrani dei paesi marginali dell'Unione europea non sono ancora del tutto dissolti. Gli analisti, come Paolo Guida di Intesa Sanpaolo (si veda l'articolo nella pagina a fianco) sono moderatamente ottimisti. Ma l'incertezza non è affatto scomparsa, come ricorda l'indice Vix della volatilità che è sì in calo, dopo l'impennata primaverile legata alla crisi greca, ma resta sopra la sua media storica. Ad avvisare che i mercati non sono ancora del tutto tranquilli.