Mosca apre ai privati sull’innovazione

Le nuove ambizioni sono alimentate anche dall’export di tecnologie militari e software

Sergio A. Rossi

«La politica d’innovazione non è il mero appoggio dello Stato a un limitato numero di progetti tecnologici o a settori dell’economia. Oggi vanno create nuove relazioni di base tra scienza, Stato e imprese, dove poteri, responsabilità e rischi siano condivisi in tutte le fasi del processo innovativo, dalla concezione scientifica al prodotto specifico». Così, dinnanzi ai "guru" accademici e scientifici del Paese, già tre anni fa il presidente Vladimir Putin lanciava il nuovo corso della politica nazionale d’innovazione tecnologica e scientifica, inteso come uno dei pilastri del ritrovato ruolo leader della Russia sulla scena mondiale. E ora il Governo sta per adottare un nuovo Piano per potenziare ancor più lo sviluppo tecnologico.


Crescita superiore al Pil

Mosca 2007In effetti, la quota investita nella ricerca e sviluppo in Russia si era fermata all’1,1% del Pil nel 2005-2006, una delle più basse tra i grandi Paesi industrializzati, con un valore inferiore a 10 miliardi di dollari. Ma dal 2007 in poi, con una crescita reale più che doppia rispetto al Pil (+18%, dedotta l’inflazione), quest’indice dovrebbe salire prima all’1,7% nel 2010 e poi al 2,8% entro il 2015, con uno "strappo" fino al 4% nel 2020. Di fronte a una certa inerzia delle imprese, più proiettate verso settori ad alta redditività commerciale, il ruolo dello Stato nella politica di ricerca e sviluppo è cresciuto e i suoi finanziamenti sono passati dal 53,7% del totale nel 2000 al 61% nel 2005, fino al 65% nel 2006 e al 67,4% stimato per il 2007.
Nell’ambito della nuova concezione del Cremlino di partenariato tra Stato e imprese nei progetti prioritari nazionali, gli investimenti privati dovrebbero aumentare fortemente e il ruolo dello Stato nella spesa globale per R&S calare al 54-55% già nel 2010, per scendere sotto il 40% dopo il 2015. Questo dovrebbe avvenire soprattutto nel primo gruppo di superholding a partecipazione statale create nell’ultimo biennio, cominciando dall’Oak, la Corporation aeronautica unita, alla quasi omologa "Korporazia" nelle costruzioni navali Osk, fino alle due ultime nate: per le nanotecnologie, creata in primavera, e il gigante Atomenergoprom, approvato dalla Duma in ottobre, che riunirà oltre 50 imprese del settore nucleare, ma partirà concretamente solo nel 2008. Ai futuri investimenti delle holding, trainati dal settore pubblico, si uniscono i recenti programmi finalizzati per l’industria spaziale, chimica, elettrotecnica, elettronica, informatica, i trasporti e la produzione di energia.
Finora la quota delle imprese nell’attività di R&S è stata troppo limitata: nel 2005, anno degli ultimi dati ufficiali, era il 20,7% delle uscite totali, cioè al secondo posto dopo lo Stato, seguite, sempre in valore, dai finanziamenti propri degli enti e istituti di ricerca, che coprivano il 9% del totale speso in R&S.
Le cifre sono quasi sconcertanti: gli investimenti in R&S non superavano in media il 2,2-2,7% del fatturato delle imprese nei settori a più alto valore aggiunto, in primis elettronica, elettrotecnica e ottica, seguite dalla chimica. Fanalino di coda, con un magro 0,2%, restavano le imprese produttrici di petrolio e altre materie prime, che hanno rallentato i ritmi di crescita annua della produzione dal 7-9% di 5-6 anni fa al modesto 2,2% dei primi nove mesi del 2007.
Ciò spiega in parte come la bilancia dei trasferimenti tecnologici in generale sia ancora negativa e nel 2006 la Russia abbia esportato tecnologie per 14,4 miliardi di rubli (531 milioni di dollari), importandone per 30,9 miliardi (1,14 miliardi di $). Il gap russo è soprattutto nell’ingegnerizzazione di prodotto (4,6 miliardi di rubli di export, contro 17,9 d’import), ma il rapporto cambia, con un saldo positivo, nel transfer di ricerche scientifiche: 2,4 miliardi di rubli esportati, contro 1,8 miliardi importati.
Vi sono invero due settori nel quale eccellono le tecnologie di punta russe: il militar-industriale – dove l’export di armamenti (dai cacciabombardieri ai sistemi antiaerei e antimissili e ai sottomarini) nel 2006 ha raggiunto il record di 6,46 miliardi di dollari (+5% sul 2005) e a fine 2007 potrebbe toccare i 7 miliardi – e delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni.


Il boom delle telecomunicazioni

La Russia, infatti, è al terzo posto mondiale nell’export di software (al primo è l’India), con un aumento del 53,8% nel 2006 e un valore di 1,5 miliardi di dollari che, secondo il ministro delle Tlc, Leonid Reiman, dovrebbe salire a 10 miliardi entro il 2010. Nello stesso periodo il mercato russo delle tecnologie informatiche dovrebbe triplicare, balzando a 40 miliardi di dollari. Qui sono invece i privati a investire maggiormente, fino a otto volte più dello Stato, con 11,9 miliardi di dollari spesi nel 2006, di cui 4 miliardi d’investimenti stranieri. Ma lo Stato spenderà comunque almeno 770 milioni di $ in sette tecnoparchi in altrettante regioni russe. Non caso, le grandi multinazionali Usa ed europee – da Microsoft a Boeing e Siemens – hanno tutte organizzato, a Mosca e altrove, laboratori per l’informatica e le alte tecnologie assorbendo un buon numero di tecnici ed esperti russi di grande professionalità.