Il vino italiano accelera oltreconfine
I MERCATI - Viene dai paesi extra Ue la spinta maggiore alle vendite - La Cina, partendo da valori limitati, ha compiuto in un solo anno un balzo del 70% - IN CASA - In Italia nel 2009 il consumo pro capite è stato di 43 litri l'anno, sarà di 40 litri nel 2015 - Per i nostri produttori il business vale 13,5 miliardi
Cesare Peruzzi
FIRENZE
Tra i motori che spingono la ripresa dell'export italiano c'è il vino. Nella prima parte del 2010, le vendite sui mercati internazionali sono aumentate dell'8%, sia in volume che in valore. E a dare forza sono soprattutto i paesi extra-europei (+16,4%), mentre il recupero all'interno della Ue è più contenuto (+2,4%).
Alcuni tra i principali produttori, da Antinori a Zonin, l'avevano anticipato già durante l'ultimo Vinitaly, a Verona: la conferma arriva adesso da uno studio dell'area research di Banca Monte dei Paschi, che rivela come le migliori performance riguardino Stati Uniti e Canada, grazie anche al cambio favorevole, con la Cina che da sola compie un balzo del 70% (in valore, partendo da una base modesta), a riprova del fatto che il Far East rappresenta una prospettiva interessante. In questa parte di mondo, infatti, il consumo di vino sta aumentando a una velocità quattro volte superiore alla media mondiale e nel 2013, sempre secondo lo studio, farà registrare un incremento del 25% rispetto al 2009.
L'Italia invece va male. Il calo dei consumi nel nostro paese prosegua senza sosta: dai 43 litri pro-capite dell'anno scorso si scenderà sotto i 40 nel 2015. Nel 2007 erano 45 litri e negli anni '70 del secolo scorso ogni italiano beveva in media quasi 120 litri di vino nell'arco dei dodici mesi. Un vero e proprio crollo, che sta riguardando anche Francia e Spagna. «È in atto una riallocazione dei consumi a livello mondiale - commenta Stefano Cianferotti, responsabile del servizio research di Montepaschi -. Soffrono i paesi tradizionalmente produttori, ma cresce tutta l'area Bric e la Russia, dove le potenzialità sono molto elevate. Per le aziende italiane la strada maestra da seguire è quella dell'export - aggiunge - senza dimenticare il fenomeno dell'enoturismo che, nel nostro paese, è un segmento di business in continua crescita».
Calano i consumi interni, ma riparte la produzione grazie ai mercati di sbocco internazionali. Piero Antinori l'aveva detto in occasione della fiera veronese: «Per il vino italiano - questo il pensiero dell'imprenditore fiorentino - sarà l'anno della ripresa e a trainare gli acquisti saranno gli stranieri, con gli americani in testa».
Da parte sua, Gianni Zonin ha sottolineato come la «forza del vino italiano vada cercata nelle 350 varietà di vitigni autoctoni, rispetto all'omogeneizzazione in atto in altri paesi». Un aspetto, anche quest'ultimo, confermato dall'indagine di Banca Mps.
Gli incrementi più consistenti nelle vendite riguardano, infatti, proprio i vini che appartengono a micro-aree, ottenuti da vitigni autoctoni come Negroamaro, Bianco di Custoza o Morellino di Scansano. «La diversità territoriale è un vantaggio competitivo che l'Italia può spendere sui mercati internazionali», conferma Cianferotti.
Gli anni di crisi hanno comunque inciso sul prezzo, che è sceso a 1,78 euro al litro (valore unitario medio all'export), anche se nel 2010 la tendenza al ribasso si è arrestata.
Infine, una radiografia del settore, che in Italia dà lavoro a 1,2 milioni di persone con un incremento del 50% negli ultimi dieci anni: il vino italiano fattura complessivamente 13,5 miliardi, di cui 3,5 attraverso le esportazioni. Con oltre 47 milioni di ettolitri, il nostro paese copre il 17% della produzione mondiale e il 30% circa di quella europea. Ma per cercare consumatori, ormai, si deve guardare sempre più al mercato globale.