Putin «liberalizza» Gazprom
Tra sei mesi potrà essere ceduto agli investitori stranieri fino al 40% del capitale del colosso del gas
Il gruppo resta saldamente in mano pubblica - La capitalizzazione stimata in 159 miliardi di dollari
MOSCA - Un decreto presidenziale, firmato ieri dal presidente Vladimir Putin, ha acceso la luce verde alla tanto attesa liberalizzazione del mercato azionario di Gazprom , il colossale monopolio a partecipazione pubblica che controlla più del 20% del mercato globale di gas naturale. Tra sei mesi - il tempo necessario per formalizzare lo sbarco di Gazprom sulle maggiori piazze internazionali - agli investitori stranieri potrà essere ceduto il 40% delle azioni del gruppo, capace di produrre circa 600 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno. Il decreto di Putin eliminerà le barriere che per anni hanno diviso il mercato interno dei titoli di Gazprom e quello estero sul quale il 4,4% delle azioni del gruppo poteva circolare sotto forma di Ads (1 Ads, venduta a un prezzo del 40-45% più alto rispetto alla media russa, è pari a 10 azioni ordinarie). «Si tratta di un evento cruciale per i mercati globali che introduce regole chiare e uguali per tutti», ha dichiarato il primo vicepremier del Governo di Mosca e presidente del cda di Gazprom, Alexandr Medvedev.
La liberalizzazione è diventata possibile dopo che in giugno lo Stato aveva concentrato nelle proprie mani più del 50% di Gazprom, acquistando per oltre sette miliardi di dollari un pacchetto pari al 10% di capitale del monopolio. Ci si aspetta che nel 2006 dovrebbe salire ancora del 20% la capitalizzazione di mercato di Gazprom, attualmente stimata a 159 miliardi di dollari. «Questa piccola firma è il risultato di un impressionante lavoro, compiuto dal Governo russo in collaborazione con il monopolio», ha sottolineato Putin, mentre il titolo Gazprom si è avvicinato ieri al nuovo massimo storico di 200 rubli (6,93 dollari) per azione.
Attualmente i titoli di Gazprom sono quotati alle Borse russe di Mosca, di San-Pietroburgo, di Ekaterinburg, a Novosibirsk e all’estero a Londra. Alcuni analisti del mercato azionario russo hanno dichiarato di aspettarsi al più presto dal Cremlino dei chiarimenti riguardo alle procedure concrete su cui base avverrà la fusione tra il mercato interno e quello estero. Uno dei problemi più urgenti è legato all’unificazione dei prezzi tra le azioni russe e le Ads: «Dopo l’abolizione delle restrizioni non ci sono più motivi per conservare il sovrapprezzo sulle Ads. Ci aspettiamo piuttosto dei forti acquisti dei titoli locali, anziché le vendite delle Ads», ha dichiarato alla «Reuters» l’analista di Merrill Lynch, Erik Mielke. C’è chi sostiene però che già adesso almeno il 27% delle azioni Gazprom si trova in mano agli investitori stranieri, che l’ha acquistato in base agli «schemi finanziari grigi» di vario tipo.
Dopo la liberalizzazione Gazprom sarà destinato a diventare uno dei pilastri portanti della nuova economia russa, basato su un sistema di capitalismo statale. Secondo le stime della banca d’investimento Goldman Sachs (Gs), per il 2050 il prodotto interno russo dovrebbe crescere di oltre 10 volte, raggiungendo quota 55.630 dollari pro capite, mentre l’economia russa dovrebbe salire al settimo posto su scala globale. Ieri la Banca Centrale della Russia ha abbassato dal 13% al 12% il tasso di sconto in seguito ai buoni risultati macroeconomici del 2005, che hanno visto una crescita economica del 6,2 per cento. Anche nel 2006 gli esperti di Golman Sachs invitano a investire in Russia e in altri Paesi del gruppo Bric (Brasile, Russia, India e Cina). «Crediamo che anche nel 2006 il fenomeno Bric garantisca una buona performance, mentre saranno sempre molto interessanti gli investimenti sui mercati valutari e azionari di questi quattro Paesi», hanno scritto gli analisi della Gs in un rapporto secondo cui «i Paesi del gruppo Bric non sono più dei semplici mercati emergenti, ma il secondo, dopo gli Usa, motore dell’economia globale».
Vladimir Sapozhnikov