«Intesa più forte dopo la crisi»
Esposizione verso i «Pigs» in calo a un miliardo - Tengono i ricavi
Alessandro Graziani
MILANO
La buona tenuta dei ricavi e la riduzione degli accantonamenti su crediti consentono a
Intesa Sanpaolo di archiviare un primo trimestre del 2010 che vede l'utile netto attestarsi a 688 milioni di euro. Dato che è in calo del 36% rispetto ai 1.075 milioni dei primi tre mesi del 2009, quando però il gruppo aveva «beneficiato di 511 milioni di rilascio di imposte differite. Confrontando i due risultati «normalizzati», l'utile risulterebbe in crescita del 10% circa. Un livello di profitti, superiori alle attese di consenso degli ana-listi, che secondo l'amministratore delegato Corrado Passera evidenziano «una redditività sotto ogni aspetto sopra le attese », in particolare «se compariamo questi risultati a quelli del semestre precedente». Ma soprattutto, ha sottolineato Passera nella conference call con gli analisti che ha fatto seguito al consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, sono «sostenibili» e «la sostenibilità dei risultati è basata sull'alta qualità degli utili e sul fatto che siamo stati capaci di mantenere tutti gli altri aspetti che creano sostenibilità, ovvero la liquidità, la solidità e il profilo di rischio». Passera ha assicurato: «Contiamo di uscire dalla crisi più forti di quanto eravamo all'inizio».
Nella giornata del nuovo crollo delle Borse (Ftsie Mib -5,26%), il titolo Intesa Sanpaolo ha chiuso in calo del 5,3% allineandosi alla performance dei bancari su cui pesa la speculazione che grava sui Paesi con i più elevati debiti "sovrani". Tanto che Intesa Sanpaolo, come già aveva fatto UniCredit , ha diffuso il dettaglio della propria esposizione verso i Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna), che è scesa da 1,5 a 1 miliardo circa. In particolare il gruppo non ha esposizione verso titoli governativi spagnoli e portoghesi, mentre verso quelli irlandesi e greci ammontava, rispettivamente, a 240 e 820 milioni. A questi si aggiungono 39,5 miliardi di euro di esposizione in titoli governativi dello Stato italiano. «L'Italia – ha commentato Passera – ha una posizione diversa da quella dei Paesi considerati a rischio: i numeri italiani non giustificano da nessun punto di vista certi dubbi mostrati da qualcuno, probabilmente coinvolto in valutazioni emotive che nei prossimi trimestri si dimostreranno non razionali».
In ogni caso per fugare qualunque dubbio sullo stato di liquidità del gruppo, la banca ha anche dettagliato che la posizione netta interbancaria è positiva per 3,2 miliardi di euro e che gli attivi stanziabili presso le Banche Centrali, attualmente non utilizzati, corrispondono a un livello di liquidità di 65 miliardi di euro. Liquidità cui si aggiunge, ha sottolineato Passera, la conferma della solidità patrimoniale che vede il Tier 1 ratio all'8,5% e un Core Tier 1 al 7,2%.Quest'ultimo salirebbe al 9,2% – anche senza tenere conto dell'ormai imminente cessione di 150-200 sportelli al Credit Agricole – includendo le operazioni di capital management in via di finalizzazione. Tra queste, c'è anche la quotazione in Borsa di Banca Fideuram, su cui gli analisti – dato il contesto di mercato delle ultime settimane – hanno chiesto indicazioni sui tempi.
«Non abbiamo preso alcuna decisione finale – ha risposto Passera – e non possiamo fare alcun commento sul processo di quotazione di Fideuram. La banca sta facendo una performance soddisfacente. Sceglieremo il momento migliore per la quotazione ».
Tra i dati più significativi del gruppo Intesa Sanpaolo nel primo trimestre del 2010, spicca la tenuta dei proventi operativi (-1,2% rispetto all'ultimo trimestre e +4% rispetto ai primi tre mesi del 2009) che, malgrado la caduta dei tassi d'interesse, non hanno compresso i margini. Positivo, in particolare, nel confronto anno su anno, l'evoluzione delle commissioni nette (+15,4%) grazie soprattutto alla crescita di gestione, intermediazione e consulenza. Un aiuto al conto economico è arrivato anche dalla finanza (il risultato di negoziazione è salito del 52% a 218 milioni), che pure pesa solo per l'1% dei ricavi di gruppo. I costi sono stabili, mentre benefici al saldo finale sono arrivati anche dalla riduzione degli accantonamenti e rettifiche su crediti (scesi a 845 milioni dai 1.328 milioni del quarto trimestre). Dato che, con tutte le prudenze del caso considerata l'incertezza sulle prospettive dell'economia, sembra configurare un indicativo segnale di miglioramento sullo stato di salute delle imprese-clienti italiane. L'eccessivo focus sull'Italia è stata ancora una volta oggetto delle domande degli analisti. Il tema, ben presente da tempo anche ai vertici di Intesa Sanpaolo, non è stato eluso da Passera: «Guarderemo fuori dall'Italia ma senza ansietà, se ci saranno delle buone opportunità saremo pronti a coglierle, senza però premere per una strategia in questa direzione».