| Mosca blocca i missili per Teheran |
05 mar 10 |
| Khamenei: le manifestazioni popolari dell'11 febbraio hanno messo fine all'onda verde - Chiusura del regime all'Onu che chiedeva la liberazione dei prigionieri politici e un'inchiesta internazionale sulla repressione dopo il voto. |
Vittorio Da Rold
Mosca congela la fornitura dei sistemi missilistici antiaerei S-300 all'Iran nel giorno in cui Teheran rigetta la richiesta del consiglio Onu a Ginevra per i diritti umani di liberare i prigionieri politici (tra cui 66 giornalisti) e di accettare un'inchiesta internazionale sulla repressione dopo il voto del 12 giugno 2009. Anche la guida suprema, Ali Khamenei, ha fatto muro affermando che l'11 febbraio scorso l'Iran «ha messo la parola fine alle proteste» di piazza. Come se non bastasse è stata respinta al mittente la proposta di scambiare materiale fissile per il reattore nucleare di Teheran facendo sapere che l'Iran non sospenderà l'arricchimento dell'uranio al 20% in una lettera inviata all'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) a Vienna. In questa giornata di chiusura del regime di Teheran su tutti i fronti in discussione il punto a favore dell'Occidente nell'interminabile partita sul dossier nucleare arriva solo da Mosca. Ma è un punto che pesa. Il fondamentale blocco della fornitura dei missili è stato riferito dal vice capo dell'ufficio per la cooperazione militare, Aleksandr Fomin, spiegando che «il rinvio è dovuto a motivi tecnici». La fornitura ovviamente ha suscitato la preoccupazione di Israele e Stati Uniti che temono che i missili possano essere utilizzati per difendere gli impianti nucleari iraniani da un eventuale raid aereo. Nella sua recente visita a Mosca, il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva invitato Mosca a tener conto delle ripercussioni della vendita a Teheran degli S-300 sulla stabilità regionale e Mosca con il blocco dei missili ha rimesso un piede in Medio Oriente da dove, dal crollo dell'Unione Sovietica, era praticamente sparita. Mosca, che collabora con l'Iran per la centrale nucleare di Bushehr, ultimamente ha raffreddato i rapporti e non ha escluso la possibilità di nuove sanzioni a Teheran. Anche il capo delle forze militari russe, Nikolaj Makarov, ha valutato le possibilità di un raid americano contro Teheran. «Gli Usa - ha detto Makarov - conducono due grandi operazioni militari in Afghanistan e in Iraq. Una terza campagna sarebbe un disastro per loro. Per cui, potrebbero limitarsi a un singolo attacco in Iran, continuando a portare avanti Afghanistan e Iraq». La giornata iraniana ieri ha segnato un "serrate le fila" generale. Ha iniziato la guida suprema, Khamenei, in un discorso in cui è tornato ad accusare le potenze occidentali di avere fomentato i disordini e ha definito «bugiardi» gli Usa per gli allarmi sul programma nucleare di Teheran, ribaditi dal segretario di stato Hillary Clinton nella missione nel Golfo. Poi è stata la volta della magistratura iraniana che ha fatto sapere che cinque stranieri sono fra gli arrestati nelle manifestazioni dell'opposizione di giovedì scorso, fra i quali due, un russo e un afghano, rimangono in carcere. Infine si è avuta notizia della condanna a morte di un altro oppositore, Amir-Reza Arefi, 21 anni, riconosciuto colpevole di appartenere a un'organizzazione monarchica, come altri due impiccati il 28 gennaio scorso. Il suo avvocato, Mohammad Mostafai, ha detto che presenterà appello contro la sentenza. Con le manifestazioni ufficiali per l'anniversario della rivoluzione, ha detto Khamenei, «il popolo ha dato un pugno in bocca al nemico». «L'11 febbraio - ha affermato la guida iraniana - il popolo ha detto l'ultima parola. Ha fatto risvegliare dalle loro allucinazioni i nemici del sistema, quelli esterni e l'opposizione interna. La partecipazione popolare è stata per loro una sconfitta inflitta da Dio e hanno perso la faccia». Nell'anniversario della rivoluzione l'opposizione interna aveva programmato nuove manifestazioni. Molte migliaia di persone, hanno riferito testimoni, si sono effettivamente radunate a Teheran, ma le forze di sicurezza sono intervenute molto duramente, impedendo loro di gridare slogan e di avvicinarsi a Piazza Azadi, dove il presidente Mahmud Ahmadinejad ha tenuto il discorso ufficiale. Khamenei ha anche accusato Hillary Clinton di avere mentito quando ha evocato la minaccia di un Iran nucleare nel suo viaggio nella regione e ha espresso il timore che la Repubblica islamica si stia avviando verso «una dittatura militare». Gli Stati Uniti, ha affermato la guida suprema, sono «i veri guerrafondai, che hanno trasformato il Golfo Persico in un deposito per le loro armi, hanno attaccato l'Iraq, l'Afghanistan, destabilizzano il Pakistan e cercano di spargere menzogne sull'Iran». |