Russia verso l’importazione di grano

L’allarme riaccende le quotazioni anche se il governo smentisce - RITORNO AL PASSATO - È dal 1998 che il paese non acquista all’estero - Ora si dice che comprerà ben 5 milioni di tonnellate di cereali, come ai tempi dell’Urss.

Antonella Scott
MOSCA. Dal nostro inviato
L’allarme sulla possibilità che Mosca si appresti a importare frumento ha riacceso le quotazioni del cereale, riportandole al Chicago Board of Trade a 681,25 cents per bushel (+3,9%). La smentita del ministero russo dell’Agricoltura non è bastata a frenare la corsa dei prezzi. In un articolo intitolato «Ritorno all’Urss», il quotidiano Vedomosti aveva rivelato – citando fonti vicine allo stesso ministero – che da qui a metà 2011 la Russia potrebbe essere costretta a importare 5 milioni di tonnellate di grano, forse anche più. Come negli anni sovietici, appunto. È il prezzo pagato alla siccità, al caldo e agli incendi che hanno devastato l’estate russa. Ed è una previsione che diversi analisti condividono.
Mosca ricorrerebbe per la prima volta all’import dopo più di dieci anni: il 1998 fu un’altra estate disastrosa per il raccolto. Ma col tempo le esportazioni erano cresciute, fino a portare la Russia al terzo posto nel mondo per l’export. L’obiettivo era rafforzarsi ancora di più, raddoppiare i volumi in 15 anni per garantire la sicurezza alimentare globale. Ma quest’anno, ha ammesso nei giorni scorsi il presidente Dmitrij Medvedev, la siccità ha bruciato più di un quarto del raccolto.
Non piove ancora in modo consistente ed è in pericolo anche la stagione della semina invernale: il governo ha ridimensionato le previsioni a 60-65 milioni di tonnellate di raccolto, da confrontare con una domanda stimata intorno ai 70 milioni. Salvaguardare il fabbisogno interno e preservare le scorte è la priorità. Per questo motivo all’inizio di agosto Vladimir Putin aveva smentito se stesso, annunciando il blocco delle esportazioni dal 15 agosto fino al 31 dicembre. Una misura che ora si sta rivelando insufficiente.
Quel che Putin teme più di ogni altra cosa – l’inflazione sui generi alimentari e il conseguente impatto sulla popolarità del governo – sta già avvenendo: rialzi nei prezzi di pane e farina, ma non solo. Latte, burro, zucchero, prodotti di cui nessuno può fare a meno, hanno subìto aumenti settimanali anche del 2-2,5 per cento. «Monitoreremo la situazione – ha avvertito ieri Boris Gryzlov, voce di Putin nel partito Russia Unita – Abbiamo gli strumenti per farlo». Lotta alla speculazione, ripete quotidianamente Medvedev.
Secondo Vedomosti, la decisione di importare grano sarebbe già stata presa: il ministero starebbe solo discutendo sulle cifre. La necessità, secondo vari analisti, sarebbe tra 1,5 e 2,2 milioni di tonnellate: meno dunque dei 5 milioni ipotizzati dal quotidiano, che metterebbero la Russia nella stessa posizione del primo importatore al mondo, l’Egitto. Si busserebbe alla porta di Kazakhstan e Ucraina, il «granaio d’Europa», ma secondo Andrej Sizov di SovEcon, un centro di ricerca nel settore agricolo, Mosca potrebbe rivolgersi anche agli Stati Uniti e, per acquistare orzo, all’Europa. Per questo cereale il raccolto potrebbe risultare il peggiore degli ultimi 40 anni.