Tassare le banche? Un errore

IPOTESI DI INTERVENTO - Un'imposta sui redditi degli istituti di credito sarebbe iniqua: meglio un piccolo prelievo sulle transazioni finanziarie

Corrado Passera
Le nuove regole condizioneranno il funzionamento dei mercati finanziari e del credito e quindi dell'intera economia. Queste nuove regole se ben articolate potranno evitare nuove crisi e favorire invece una nuova fase di crescita e di creazione di occupazione. Ma dobbiamo anzitutto evitare cattive regole e un dibattito aperto su questi temi è quanto mai utile.
Tra le proposte sul tavolo ci sono ora varie iniziative fiscali. Occorre subito ribadire che in paesi come l'Italia che non hanno avuto bisogno di salvataggi pubblici e dove la fiscalità sulle banche è già su livelli fra i più alti al mondo, l'imposizione di una nuova tassa sui redditi o sui bilanci delle banche sarebbe del tutto iniqua e soprattutto controproducente ai fini del rilancio della crescita e dell'afflusso di credito all'economia.
Se il G-20 vorrà procedere comunque verso un tributo che recuperi risorse alle casse pubbliche senza creare eccessive distorsioni, una tassa con aliquota o importo minimo sulle transazioni finanziarie - da definire con chiarezza - offre un'ipotesi che può essere approfondita.
Naturalmente nessuno può pensare che a una iniziativa fiscale di questo genere si possa chiedere di evitare future crisi che possono invece essere scongiurate solo con buone regole e con buoni controlli. Nessuno ugualmente può pensare di ridurre, attraverso una tassa sulle transazioni, eccessivi indebitamenti del sistema, obiettivo da perseguire con adeguati coefficienti patrimoniali e di leverage. Né tanto meno di affrontare in questo modo il tema del too big to fail.
Una tassa sulle transazioni è un'ipotesi di intervento fiscale globale - se adeguatamente messa a punto - meno negativa e invasiva di altre.
Certo non sarebbe gradita da taluni focalizzati sul proprietary trading e caratterizzati dallo "shortermismo" esasperato, ma che gli obiettivi di crescita economica e sociale coincidano con l'interesse di questa categoria di intermediari è quanto meno discutibile, alla luce degli eventi degli ultimi anni.