Finisce in default il banchiere di Putin

LE RAGIONI DELLA CRISI - International Industrial Bank, grazie ai buoni rapporti con le autorità, otteneva dalla Banca centrale crediti che ora sono venuti meno

MOSCA. Dal nostro inviato
«Serghej è un uomo molto discreto, ama restare anonimo, ecco perché in Russia la gente non lo riconosce, diversamente da Roman Abramovich e Oleg Deripaska».
Serghej PugaciovSerghej Pugaciov, detto il "banchiere di Putin", avrebbe sicuramente desiderato che le cose restassero così come le raccontava mesi fa al Times di Londra la compagna Aleksandra, pronipote di Tolstoj. E invece il suo nome - accanto a quello del figlio Aleksandr che ha comprato France-Soir - ha iniziato ad apparire sempre più spesso sulla stampa e sempre per le ragioni sbagliate, dalle rivelazioni sulla falsificazione di tre diplomi universitari alla classifica dei parlamentari assenteisti, capeggiata appunto da Pugaciov. Il quale torna ora sui giornali: la sua banca non ha rispettato i pagamenti su 200 milioni di euro di Eurobond in scadenza ieri. Primo caso di default su impegni esteri dalla crisi del debito del 1998: una storia specifica, concordano gli analisti, che non riguarda tanto il sistema bancario russo in cui liquidità, depositi e credito sono in ripresa, quanto Pugaciov.
Si dice che il banchiere di Putin non goda più il favore delle autorità, o sia forse vittima di una sfida tra le due ali del Cremlino, il fronte del primo ministro e quello di Medvedev. Sarebbe questa, comunque, la ragione all'origine della caduta, dal momento che per finanziarsi la banca di Pugaciov faceva affidamento sui prestiti agevolati della Banca centrale più che sulla raccolta di depositi. Prosciugata la fonte, l'International Industrial Bank (o Mezhprombank, tra le prime 30 banche russe) ha avviato i negoziati per ristrutturare il debito con la Banca centrale (32 miliardi di rubli, più di un miliardo di dollari), e chiesto un prestito di 600 milioni di dollari alla statale Vtb Bank (presidente Putin). Trattando, come collaterale, sulla vendita dei gioielli di Pugaciov, i cantieri navali pietroburghesi Severnaja Verf e Baltiiskij Zavod.
Il mese scorso però i negoziati con la statale Osk si sono improvvisamente incagliati, mentre la tempesta si avvicinava e le agenzie facevano retrocedere a "negativo" il rating sul debito della Iib. Ieri Fitch, preoccupata che la mancanza di liquidità possa coinvolgere altri impegni della banca, ha portato il rating al livello di "default limitato".
Pugaciov non ha comunque perso la speranza di concludere la vendita dei cantieri in luglio. Può contare anche sui depositi di carbone che possiede a Tula, la regione che rappresenta alla Camera alta. Un seggio che si era assicurato per garantire il proprio impero. Gli basterà?