Si accende il nucleare iraniano
La centrale di Busher, la prima del Paese, in funzione grazie all’uranio dei russi - REAZIONI CONTRASTANTI - Gli americani: nessun rischio di proliferazione atomica - Dura la posizione di Israele che avverte: minaccia totalmente inaccettabile
Antonella Scott
MOSCA
Nel momento in cui le prime barre di uranio sono state inserite nel reattore, Busher è diventata ufficialmente una centrale nucleare funzionante. Un passo irreversibile, un obiettivo da togliere dal mirino a meno di non sprigionare materiale radioattivo. La prima centrale nucleare civile del Medio Oriente, escludendo la Turchia: ha impiegato 35 anni a nascere. Un simbolo che l’Iran non ha mancato di enfatizzare nel suo «giorno memorabile», un incubo per gli Usa, minaccia «totalmente inaccettabile» per Israele. In mezzo la Russia, decisa a tenere il piede in due scarpe: onorando l’impegno preso con Teheran malgrado le sanzioni - approvate anche da russi e cinesi, e rassicurando l’amministrazione Obama fino a convincerla: «Washington non considera Busher un rischio per la proliferazione nucleare», ha ripetuto ieri Darby Holladay, portavoce del dipartimento di Stato. Anzi, verrà considerata una garanzia: dimostrazione che l’Iran non ha bisogno di arricchire uranio, «se le sue intenzioni sono pacifiche».
Busher verrà alimentata da uranio fornito dalla Russia, e riportato in Russia nella sua forma più pericolosa, unito al plutonio ottenuto dopo la fissione nucleare. Il tutto sotto il controllo degli ispettori dell’Aiea, l’agenzia dell’Onu che segue l’energia atomica. «Malgrado tutte le pressioni, le sanzioni e le difficoltà imposte dalle nazioni occidentali, stiamo testimoniando l’avvio del simbolo più grande delle pacifiche attività nucleari dell’Iran», ha proclamato ieri alla stampa raccolta a Busher Ali Akbar Salehi, responsabile del programma nucleare iraniano. Al suo fianco l’ex primo ministro di Boris Eltsin, Serghej Kirienko, capo dell’Agenzia russa per l’energia atomica, Rosatom. Insieme avevano seguito l’inserimento della prima di 162 barre - 700 kg ciascuna - che accenderanno il reattore. Ci vorrà un mese per avvicinare le barre al cuore del reattore, poi i tecnici russi manterranno la reazione a catena al livello minimo sostenibile. L’impianto genererà elettricità dopo due/tre mesi, e verrà collegato alla rete nazionale.
«Qualunque paese - ha detto ieri Kirienko - dovrebbe avere l’opportunità di accedere all’uso pacifico dell’atomo, se rispetta i regolamenti internazionali». Su questo «se» si gioca la scommessa di russi e americani: se Washington è arrivata a dare una sorta di via libera a Mosca, escludendo Busher dalle sanzioni rilanciate il 9 giugno, altri siti nucleari iraniani valicano la distinzione tra nucleare civile e militare, e destano preoccupazioni fondate. L’uranio utilizzato a Busher è arricchito con isotopi U-235 per il 3,5%, quantità sufficiente a ottenere una fissione più lenta e produrre energia. Ma solo lo scorso anno Teheran ha rivelato l’esistenza di un impianto che arricchisce uranio fino a un livello del 20%, adatto alla ricerca medica. L’uranio «weapon-grade», arricchito tanto da produrre l’energia necessaria a una bomba, contiene U-235 per il 90%.
L’Iran getta benzina sul fuoco: non saremo per sempre in grado di acquistare il combustibile necessario da Mosca, ha detto Salehi, la centrale di Busher verrà alimentata anche da uranio arricchito in casa. Kirienko, del resto, ha rivelato la firma di un accordo sulla futura gestione dell’impianto, una joint venture paritaria in cui però la presenza dei russi pian piano diminuirà, fino a consegnare il pieno controllo agli iraniani nel giro di due-tre anni. Riguardo alla fornitura di uranio, Kirienko ha assicurato che Mosca è pronta a garantire tutto quello che sarà necessario. Finché a Teheran andrà bene. «È totalmente inaccettabile - ha reagito ieri sera Yossi Levy, portavoce del ministero degli Esteri israeliano - che un paese che viola le risoluzioni dell’Onu e gli impegni contro la proliferazione così sfacciatamente goda i frutti dell’energia nucleare. La comunità internazionale dovrebbe aumentare le pressioni per costringere l’Iran a cessare l’attività di arricchimento». Ma nell’eventualità di un attacco israeliano contro i siti iraniani, ha avvertito Mahmoud Ahmadinejad, «la risposta dell’Iran sarà così forte e decisiva che farà rimpiangere agli attaccanti la decisione di colpirci».