La produzione e il mercato dei prodotti alimentari nella Federazione Russa
A otto anni dalla crisi finanziaria del 1998, il mercato russo è oggi in piena ripresa e rimane in prospettiva uno dei più grandi del mondo. L’anno 1999 è stato il peggiore dopo la crisi per le vendite al minuto, mentre anche le importazioni sono continuate a diminuire, da 12,7 miliardi di dollari nel 1997 a 10,2 miliardi di dollari nel 1998 a 7,7 miliardi nel 1999 a 6,9 miliardi e un 10% in meno ancora nel 2000. Nel 2001 però, le importazioni di prodotti alimentari sono ritornate a crescere per la prima volta dopo cinque anni, raggiungendo i 9,1 miliardi di dollari e un aumento di quasi il 31% sull’anno precedente.
Nel 2002, la tendenza è continuata, raggiungendo i 9,65 miliardi di importazioni ufficiali. In realtà, se togliamo il tabacco, che nei dati russi è incluso nelle importazioni alimentari, la cifra reale per il 2002 è di 8,4 miliardi di dollari. Il settore dei prodotti alimentari occupa in effetti il secondo posto nelle grandi categorie di prodotti importati in Russia, dopo i macchinari e impianti in genere.
Nel 2003 le importazioni sono cresciute dell’11,8% fino a 11,3 miliardi di dollari (ma meno di 11 miliardi togliendo i tabacchi), e nel 2004 l’aumento è salito al 13,2% raggiungendo i 12,8 miliardi di dollari (12 miliardi di dollari escludendo i tabacchi). Nel 2005, l’import alimentare russo è incrementato del 17,5%, arrivando a quasi 16,3 miliardi di dollari, e 15,4 miliardi togliendo i tabacchi (890 milioni di dollari). Nel 2006, sulla base dei dati disponibili sui primi 11 mesi, il tasso di crescita delle importazioni si dovrebbe mantenere sul 23%, arrivando a circa 20,1 miliardi di dollari e, quindi, almeno 19,2 miliardi di dollari esclusi i tabacchi. Più in dettaglio, osserviamo che nei primi 11 mesi del 2006, le importazioni in Russia di prodotti alimentari (tabacchi compresi) dai paesi Csi sono diminuite del 14,9%, da 2,4 a 2,1 miliardi di dollari, mentre le importazioni da tutti gli altri paesi, in particolare dall’area eurasiatica e americana, sono aumentate del 30,7%, da 11,9 a 15,7 miliardi di dollari.
In realtà, l'industria agroalimentare russa ha stentato a riprendersi da una situazione in cui non riusciva in ogni caso a soddisfare la domanda della popolazione. Nel 1997, di fronte al dilagare dei prodotti di importazione, la produzione alimentare era calata dello 0,8%, e anche nel 1998 ha atteso fino al tardo autunno per incominciare a riprendersi, rispondendo alla nuova situazione creatasi dopo l’agosto, ma terminando l’anno con un bilancio leggermente negativo (-1,9%), seppur migliore dell’indice medio della produzione industriale russa, che era stato del – 5,2%, e soprattutto della produzione agricola, in calo del 12,3 percento.
Soltanto nella primavera del 1999 l’industria agroalimentare russa ha incominciato a riprendersi seriamente, con tassi di crescita mensili assai elevati, terminando l’anno in modo positivo, al 7,5 percento.
Successivamente, l’anno migliore per la crescita è stato il 2001 (8,0%) ma poi, insieme alla ripresa delle importazioni, i tassi di sviluppo della produzione sono andati gradualmente rallentando, fino al modesto 4% del 2004, per risalire però nel 2005 al 4,4% e nel 2006 al 5,4%. Nel 2005 la produzione alimentare si è comunque ripresa, aumentando in termini reali del 4,4%, fino a 1.288,4 miliardi di rubli, ovvero, al cambio ufficiale di 28,3 rubli per dollaro, 45,5 miliardi di dollari, ma la sua incidenza sulla produzione industriale russa si è ulteriormente ridotta al 13 percento. La ripresa dell’industria agroalimentare è continuata anche nel 2006, quando è aumentata del 5,4 percento in termini reali, cioè fino a 1.465 miliardi di rubli, tenendo conto dell’aumento dell’8,3% dei costi di produzione e, quindi, fino a 54,2 miliardi di dollari, al cambio medio dell’anno.
Le dimensioni del mercato alimentare in Russia
Il mercato alimentare in Russia (produzione più importazione e meno esportazione), dopo un picco massimo di 43,9 miliardi di dollari raggiunto nel 1997, negli anni di crisi 1998-1999 è sceso, prima. a 35 miliardi di dollari e, poi. al minimo storico di 24,6 miliardi.
Nel 2000 ha però iniziato a riprendersi, risalendo a 27 miliardi, nel 2001 a 36 miliardi, e nel 2002 e 39,3 miliardi. Nel 2003, con importazioni per 11,3 miliardi di dollari, il valore all’ingrosso del mercato russo dei prodotti agroalimentari era salito a 48 miliardi di dollari, superando per la prima volta i valori pre crisi del 2007. Per il 2004 e 2005, il valore del mercato alimentare, in dollari equivalenti, è successivamente cresciuto. prima a 53,2 miliardi, poi a 57,9 miliardi di dollari, con un aumento rispetto al 2003 in valore assoluto di quasi 10 miliardi di dollari. La previsione per il 2006, sulla base dei risultati dei primi 11 mesi, è di arrivare a 69,5-70 miliardi di dollari, con una crescita di 11,6 miliardi sul 2005 e di 16,3 miliardi di dollari rispetto al 2004. In valuta europea, questo significa un valore di mercato di circa 54 miliardi di euro nel 2006.
La dipendenza alimentare russa dalle importazioni (incidenza delle importazioni sul valore del mercato) nel 2003 era pari al 23,6%, nel 2004 al 24,1%, e nel 2005 al 28,1%, mentre nel 2006 dovrebbe salire come minimo al 30,4 percento. Questo stando ai dati ufficiali quando, ricordiamo, le importazioni rilevate dalle dogane russe sono notoriamente sottostimate.
La conferma viene direttamente dall’Agenzia federale di statistica russa, che nel 2001, stimava appunto l’incidenza dell’import di prodotti alimentari sul volume del commercio al minuto al 30%, mentre nel 2002 tale dipendenza era scesa intorno al 26-27 percento. Nel 2003 la dipendenza alimentare dalle importazioni è risalita al 34% delle vendite al minuto, nel 2004 al 35%, nel 2005 al 36-37% e nel 2006 dovrebbe avvicinarsi al 40 percento.
Per confronto, nel 1997, l’anno prima della crisi, la produzione dell’industria alimentare russa è stata di 189,1 miliardi di rubli denominati (189.120 miliardi di rubli 1997), cioè pari al cambio medio di quell’anno (5800 rubli per un dollaro) a 32,6 miliardi di dollari. Allora la stima del mercato russo dei prodotti alimentari era di quasi 44 miliardi di dollari (43,9), contando 12,7 miliardi di dollari di importazioni (il massimo assoluto in quegli anni) meno 1,4 miliardi di esportazioni.
In sostanza, la svalutazione del rublo del 1998 (di tre volte rispetto al dollaro) aveva ridotto di quasi il 45% il valore in dollari del mercato russo dei prodotti agroalimentari, tenendo conto che il massimo effetto della crisi è stato subito nel 1999, con un valore di mercato ridotto a 24,6 miliardi di dollari, mentre esso era sceso nel 1998 parzialmente a 35,6 miliardi. Questo mercato, di nuovo in espansione dal 2001, resta quindi assai attraente per i produttori stranieri.
Nello stesso tempo, occorre tenere conto del forte nuovo aumento della produzione interna, di cui una parte è dovuto proprio ai nuovi investimenti di imprese straniere nel settore agroalimentare russo, dalla birra, al latte e yogurt, al dolciario, alla produzione di sigarette, la quale, secondo la nomenclatura russa, è inclusa in questo settore.
Gli investimenti stranieri nella produzione alimentare in Russia, considerata come uno dei settori più interessanti, sono stati infatti di 1,786 miliardi di dollari nel 2000, di 1,557 miliardi nel 2001, di 1,210 miliardi di dollari nel 2002 e di 1,024 miliardi nel 2003, per un totale di circa 5,577 miliardi di dollari nel quadriennio 2000-2003.
Aggiungendo circa 800 milioni di dollari investiti nel 2004 (stima), oltre 1 miliardo stimato nel 2005 (515 milioni investiti nel primo semestre) e 545 milioni investiti nel primo semestre del 2006, otteniamo quasi 8 miliardi di dollari. Considerando anche i capitali successivamente ritirati, il settore alimentare si colloca al sesto posto in Russia dopo gli investimenti stranieri nelle infrastrutture commerciali, nell’energia, nella metallurgia, nei trasporti e telecomunicazioni e nel settore dei servizi finanziari. Occorre inoltre ricordare che una parte degli investimenti nel settore commerciale copre specificamente le nuove reti distributive di prodotti alimentari, e quindi è direttamente collegato a questo settore, facendolo avanzare in realtà tra il quarto e il quinto posto.
Le imprese miste a partecipazione straniera, o anche a intero capitale straniero, hanno aumentato la propria quota di produzione nel settore alimentare russo dal 15% nel 1999 al 21,2% nel 2000, al 23% nel 2001, al 24-25% nel 2002, a circa il 26-27% stimato nel 2003, quasi al 30% nel 2004, e probabilmente fino al 32-34% nel 2005, e a circa il 35% nel 2006, anche se negli ultimi mesi non sono stati più pubblicati dati in merito.
L’industria alimentare russa nel 2005 ha avuto un aumento del 4,4 percento rispetto al 2004. I settori con i maggiori tassi di sviluppo sono stati nel 2005 la produzione di bevande analcoliche (18,9%), di olio vegetale, soprattutto di girasole (18,1%), di zucchero (15,2%), di vini spumanti (16,5%), cognac (14,4%), margarina (12,3%) e di conserve di frutta e verdura (11,3%).
I settori in calo sono stati invece quello dei vini di uva (-18,6%), ittico (-5,2%), della vodka (-3%), quello del pane (-2,8%), mentre la produzione di dolci è invece cresciuta del 5,6 percento.
Una buona crescita l’hanno avuta anche le produzioni di latticini (8,3%), di carne e salumi (rispettivamente il 7,6% e il 6,8%), di birra (6%) e di formaggi grassi (5,3%).
Infine, nel 2006 rispetto al 2005 la produzione dell’industria alimentare è aumentata del 5,4%.
Si nota una riduzione in due sole voci nel settore bevande alcoliche: la produzione di alcol etilico ha visto il massimo calo (-22,8%), seguita da quella di vodka e liquori (-9,6). D’altra parte la produzione di vini è aumentata del 48,1%, quella di cognac del 41,6% e quella di champagne e vini spumanti è aumentata dell’8,9 percento. Anche la birra è cresciuta di quasi il 10%, mentre le bevande analcoliche hanno avuto un aumento del 16,7 percento.
Salgono le produzioni di olio (17%), di burro (7,9%), di margarina (5,4 %), di formaggi grassi (7,2%). Invece, i formaggi magri hanno registrato un calo del 2,2% e sempre nel settore latticini è diminuita la produzione di latte in polvere (-5,1%) e quella di gelati (-4,8%).
La produzione di conserve di frutta e verdura è salita del 21,9%, quella di pasta del 3,4%, di dolci e pasticceria del 5,0 percento. In calo invece la produzione di farina (-1,3%) e quella del pane e prodotti di panificazione (-3,3%). In crescita è la produzione di carne (13,3%) e salumi (5,8%), mentre il settore ittico, nel suo complesso, è invece in calo (-4).
Le previsioni del Ministero dell’Economia del gennaio 2001, che dopo una crescita produttiva del 7.5% nel 1999 e del 7,1% nel 2000, indicavano nel periodo 2001-2003 un’ulteriore crescita dell’agroalimentare russo di oltre il 15%, cioè almeno il 5% all’anno, si sono sostanzialmente avverate. Anzi, sono state inferiori ai risultati effettivi, con la crescita dell’8% nel 2001 ed una del 7,2% nel 2002, mentre nel 2003 la crescita è stata del 6,9% percento, ma nel 2004 è poi scesa al 4 percento. Tuttavia, nel 2005 la produzione (inclusi tabacchi e bevande) è aumentata di nuovo del 4,4 percento rispetto al 2004, mentre nel 2006 la produzione agroalimentare è cresciuta del 5,4 percento in confronto al 2005.
Analizzando ora la produzione agricola, nel 2001 essa è stata di 961 miliardi di rubli e nel 2002 si è arrivati a 1029 miliardi di rubli a prezzi correnti. Nel 2003 la produzione agricola ha registrato un +1,4% rispetto al 2002 attestandosi su 1.156,4 miliardi di rubli, mentre nel 2004 è aumentata del 3,1% (scontando l’inflazione), arrivando a 1.344,6 miliardi di rubli.
Nel 2005 è poi cresciuta del 2,4%, raggiungendo i 1.501 miliardi di rubli, cioè al cambio ufficiale 53,0 miliardi di dollari; nel 2006 la produzione agricola è stata di 1.617,1 miliardi di rubli, con una crescita del 2,8%, e quindi, al cambio medio annuo, quasi 60 miliardi di dollari.
E’ poi interessante dare uno sguardo d’insieme alla struttura delle vendite di prodotti agroalimentari negli ultimi tre anni. Mentre non bisogna lasciarsi ingannare dagli alti tassi di crescita nel 2000 di verdura, olio vegetale e patate, che hanno un’incidenza percentuale di meno del 6% sul valore totale, le vendite complessive di generi alimentari sono continuate a crescere, dal 7,3% nel 2000 al 7,2% nel 2001, e fino al 9,9% nel 2002, con un andamento più stabile ed omogeneo tra i vari prodotti, come si può osservare dal grafico. Nel 2003 si sono venduti prodotti alimentari per 2.088,5 miliardi di rubli, cioè il 7,1% in più di quanto se ne era venduti nel 2002. Nel 2004 le vendite sono aumentate del 9,8%, per crescere ulteriormente del 10,6% nel 2005, quando sono state pari a 3.193 miliardi di rubli. Nei primi dieci mesi del 2006 si sono venduti prodotti alimentari per 2.586,3 miliardi di rubli (+9,7%), pari al cambio a 94,7 miliardi di dollari.
Materiale a cura dell’Ice - Ufficio di Mosca
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