Tra 10 anni la Russia rinuncerà all’importazione di generi alimentari

La “Dottrina della sicurezza alimentare della Russia” prevede di soddisfare al 95% il fabbisogno interno dei più importanti prodotti - Attualmente la Russia deve importare fino al 50% di quanto consumato dalla popolazione, contro importazioni che alla fine degli anni Novanta erano pari al 75% - Il consumo, soprattutto di carne e di latte, è inferiore del 25% al fabbisogno quotidiano scientificamente approvato.

La Federazione Russa, attualmente uno dei maggiori importatori di generi alimentari al mondo, ha annunciato un programma che dovrebbe permettere all’industria agroalimentare di soddisfare fra dieci anni quasi al 100% il fabbisogno interno russo di generi alimentari.
Per la prima volta la “Dottrina della sicurezza alimentare della Russia” era stata elaborata e varata dalla Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento russo) nel 1997. Il presidente russo di allora, Boris Eltsin, aveva usato il proprio diritto di veto per bloccare l’attuazione della dottrina, perché in quel momento la Russia non era in grado di garantire il necessario sostegno tecnico, logistico e finanziario al settore agricolo per soddisfare la domanda interna anche dei più importanti generi alimentari.
A 13 anni da quel primo tentativo, il Cremlino ha rilanciato il programma destinato a ridurre all’osso le importazioni dei più importanti prodotti alimentari, tra cui carne, cereali, zucchero, sale, pesce, patate, latte, ecc.
Secondo un piano d’azione per il 2020, approvato dal presidente, Dmitrij Medvedev, la quota di cereali prodotti dall’agricoltura russa dovrà raggiungere il 95 per cento. Lo zucchero di produzione russa dovrà coprire l’80% dell’intero mercato russo. Rispettivamente le quote del mercato di  carne, di pesce, di latte dovrebbero raggiungere l’85%, l’80% e il 90 per cento. Il sale di produzione russa dovrebbe arrivare all’85% del mercato, il burro di origine russa dovrebbe costituirei l’80%, mentre le patate coltivate dalle fattorie agricole russe dovrebbero occupare una quota non inferiore al 95 per cento.
In generale nella Federazione Russa tra 10 anni dovrà essere prodotto come minimo l’80% di tutti i più importanti, o come li chiama la Dottrina della sicurezza alimentare della Russia, “strategici generi alimentari consumati nel Paese”.

La produzione dei principali generi alimentari in Russia nel 2020 (in % del consumo totale del Paese)

Parallelamente, lo Stato intende controllare la produzione, la diffusione e l’importazione dei generi alimentari geneticamente modificati.
Attualmente la Russia deve importare fino al 50% dei generi alimentari consumati dalla popolazione, contro il 75% della fine degli anni 90 - inizio del Duemila.
Dopo l’approvazione della Dottrina il Governo di Vladimir Putin ha avviato l’elaborazione di sottoprogrammi tecnici, destinati ad aumentare la produzione di  generi alimentari.
La realizzazione di questi programmi richiederà il ricorso a molte nuove tecnologie agroalimentari moderne e ciò apre ottime prospettive alle società italiane specializzate nella fornitura di progetti tecnologici al settore agricolo.
Prima di presentare la Dottrina di sicurezza agroalimentare il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ha denunciato l’insufficienza alimentare del Paese: “Il menù dei russi è completamente sballato dal punto di vista della moderna scienza medica. Il consumo, specie per quanto riguarda carne e latte è inferiore del 25% al fabbisogno quotidiano scientificamente approvato. Per quel che riguarda pesce e ortaggi i consumi sono sotto la norma rispettivamente del 45% e del 25 per cento”, ha dichiarato il Capo dello Stato russo in un discorso pronunciato davanti ai membri del Consiglio di sicurezza della Russia.
Le conclusioni dei più autorevoli esperti internazionali - ha sottolineato Medvedev - parlano chiaro: se la popolazione di un Paese soffre di insufficienza alimentare per un periodo pari alla vita di più due generazioni comincia un degrado irreversibile fisico e mentale del popolo.
Per cambiare radicalmente questa situazione preoccupante e pericolosa occorrono dei cambiamenti di sistema: “Dobbiamo determinare i parametri sia quantitativi che qualitativi della sicurezza alimentare della Russia, dobbiamo prevedere ed eliminare, se necessario. le minacce possibili interne ed esterne”, ha detto il presidente russo.
Nel 2010 la situazione è decisamente migliorata rispetto alla fine degli anni 90: sono aumentate la qualità e la quantità dei generi alimentari consumati dai russi, ma questo progresso è stato raggiunto grazie alla crescita esponenziale delle esportazioni dei generi alimentari verso la Russia.
Secondo il ministro dell’Agricoltura, Elena Skrynnik, nel periodo 2010-2015 la Russia dovrà passare ai consumi dei principali prodotti alimentari prodotti dalle fattorie russe. Negli ultimi anni sono stati raggiunti dei buoni progressi per quanto riguarda i cereali: nel 2009 la produzione è stata di 97 milioni di tonnellate, di cui  17 milioni di tonnellate destinati all’esportazione. Vale a dire che la Russia da uno dei maggiori importatori dell’epoca sovietica di frumento sta diventando uno dei più importanti esportatori mondiali di cereali.
Nel 2009-2010 le importazioni di carne dovranno scendere al 20% del fabbisogno totale: negli ultimi anni in Russia sono diventati operativi 56 nuovi complessi industriali per la produzione di generi alimentari a base di carne. In febbraio Inalca (gruppo Cremonini e JBS) ha messo in funzione vicino a Mosca un nuovo maxi complesso produttivo e distributvo, che oltre a gestire la distribuzione tra oltre mille clienti russi di prodotti della tradizione alimentare italiana, produrrà anche hamburger per i fast food della catena McDonald’s.
«Questo impianto - ha dichiarato il ministro Zaia - rappresenta un importante segnale per il Made in Italy considerando che vi saranno distribuiti 1.600 prodotti d’eccellenza italiana ed è la dimostrazione che lavorando bene, si può per così dire aggredire i mercati esteri con efficacia». L’internazionalizzazione è «il vero business dell’agricoltura italiana» e Zaia ha rinnovato l’impegno del Governo di Silvio Berlusconi di «accompagnare gli imprenditori italiani nei loro investimenti all’estero». In questo contesto Zaia ha affrontato con la collega russa, Skrynnik, il delicato argomento delle esportazioni verso la Russia dei vini italiani, che in seguito alla costituzione dell’Unione doganale tra la Russia, la Bielorussia e il Kazakhstan avevano incontrato delle difficoltà alle dogane russe.
Il vino italiano sul «mercato russo non mancherà», ha sottolineato Zaia, dopo aver ricevuto dalla Skrynnik assicurazioni che entro settembre tutto sarà definito. «I colloqui a Mosca sono volti a incrementare ulteriormente gli interscambi commerciali tra Russia e Italia, rimuovendo le barriere tariffarie e burocratiche e affinando i protocolli sanitari», ha dichiarato Zaia, sottolineando anche il fatto che «il fermo può anche diventare una grande opportunità», dal momento che la luce verde che sarà accesa dalle dogane russe  ai prodotti italiani non riguarderà più soltanto ed esclusivamente la Russia, bensì i territori doganali della Bielorussia e del Kazakistan, un mercato di 170 milioni di abitanti e dal «potenziale d’acquisto pauroso».
Il nuovo complesso industriale di Inalca, presente in Russia sin dal 1985, comprende una delle più grandi e moderne piattaforme logistiche e produttive della Russia. L’investimento per il nuovo complesso (26mila metri quadrati e 400 dipendenti) è stato di 100 milioni di euro, completamente autofinanziati. Per Luigi Cremonini, fondatore di Inalca e presidente del Gruppo Cremonini «l’investimento rappresenta un fondamentale passo in avanti nell’integrazione tra l’agricoltura russa e italiana, le cui filiere agroalimentari hanno molti punti di contatto e di sinergia». Nel 2009 Inalca, attraverso la controllata “Marr Russia”, ha realizzato ricavi per 140 milioni di euro, mentre con l’entrata a regime del nuovo stabilimento, la società prevede di raggiungere, nel 2010, un fatturato di circa 180 milioni.
Dopo la crisi finanziaria che ha colpito molto seriamente l’economia nazionale russa ci vorrà tempo e fatica per aumentare la produzione di generi alimentari: nel 2009 la produzione  è incrementata appena dell’1,2% rispetto al 2008. Lo scorso anno le sovvenzioni statali ai produttori agricoli sono state pari a 183 miliardi di rubli.
Ma oltre a soddisfare il fabbisogno interno russo Mosca vuole aumentare notevolmente le forniture di generi alimentari verso i Paesi della Csi e quelli dell’Europa Centrale e Orientale.
 


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