Monito degli analisti: una svalutazione del rublo non si farà aspettare
Nel periodo aprile-maggio il deficit del bilancio federale ha registrato un tonfo dell’11% - Il principale motivo che provoca l’aumento del disavanzo pubblico è legato all’aumento delle spese di bilancio con un simultaneo e quanto forte calo delle entrate - Una svalutazione permetterebbe di ridurre la spesa dei mezzi accumulati presso il Fondo di stabilizzazione, da utilizzare per finanziare il deficit del bilancio, dal momento che i mezzi accumulati nel Fondo sono denominati in dollari.
Nelle ultime settimane la valuta russa non ha fatto che rafforzare le proprie posizioni rispetto al dollaro, scendendo dai 35-36 rubli di gennaio-febbraio a 30,7 rubli per dollaro in giugno. Il rublo ha seguito l’andamento del prezzo del petrolio, ma molti esperti russi e internazionali hanno lanciato un monito: una nuova svalutazione della moneta russa non si farà attendere. Con un deficit del bilancio del 10-12% la Banca centrale della Russia potrebbe permettere una nuova svalutazione del rublo nella seconda metà del 2009 per arrivare a quota 35-41 rubli per dollaro.
Nel periodo aprile-maggio il deficit del bilancio federale ha registrato un tonfo dell’11%, mentre i rappresentanti del Governo hanno dichiarato a chiare lettere che questa tendenza negativa proseguirà fino alla fine dell’anno. Le reali proporzioni del disavanzo pubblico e, di conseguenza le misure degli organismi monetari del Paese, dipenderanno direttamente dal prezzo del petrolio. Molti osservatori puntano sul fatto secondo cui anche in uno scenario favorevole i ricavi provenienti dall’export petrolifero non basteranno a compensare gli introiti fiscali in caduta libera. Di conseguenza, non si potrà evitare una nuova svalutazione del rublo, un valido metodo per finanziare il deficit del bilancio e per stimolare la crescita economica.
Il principale motivo che provoca l’aumento del disavanzo pubblico è legato all’aumento delle spese di bilancio con un simultaneo e quanto drastico calo delle entrate. Basta ricordare che nel primo trimestre del 2009 le spese di bilancio sono cresciute del 30%, mentre le entrate hanno registrato una contrazione di circa il 30 per cento.
Una diminuzione così notevole degli introiti è stata del tutto imprevista per le autorità che si aspettavano una mini contrazione dell’economia (del 2,2 per cento). In realtà, nel primo trimestre il Pil è diminuito del 9,5%, una testimonianza della difficile situazione in cui si sono trovate molte aziende dell’industria manifatturiera. In particolare, le entrate per la tassa sugli utili societari sono diminuite di 50 miliardi di rubli, ovvero del 38% rispetto alle previsioni della Legge finanziaria del 2009.
A giudicare dall’andamento dell’economia nel periodo aprile-maggio, anche nel secondo trimestre del 2009 la situazione non potrà destare ottimismo. Le previsioni ufficiali del Governo parlano di un calo del Pil dell’8%, ossia 3-4 volte tanto rispetto al periodo in cui l’esecutivo aveva fatto le stime riguardanti le entrate di bilancio. Mentre il Cremlino ha ipotizzato alla fine del 2009 un deficit pari al 10% del Pil, molti analisti russi e internazionali temono che questo dato possa raggiungere la quota del 12 per cento. E il capitolo “entrate” del budget russo rischia di contrarsi del 13-25 per cento.
Se per il 2010 è previsto il ritorno della Russia sul mercato internazionale del debito – Mosca potrebbe cercare di rastrellare crediti per 10 miliardi di dollari – nel 2009 il finanziamento del deficit viene eseguito tramite la mobilitazione dei mezzi accumulati presso il Fondo di stabilizzazione. Una misura che a sua volta provoca un aumento di liquidità in rubli. I mezzi non arrivano però al settore reale dell’economia a causa del “blocco” del sistema di crediti, stimolando invece una crescita del mercato azionario (il giugno l’indice Rts ha superato la quota “psicologica” di 1.100 punti) in un periodo a breve termine, e provocando una serie di cali sul mercato del debito.
Però, in un periodo a medio termine la situazione potrebbe cambiare radicalmente: la liquidità in eccesso nel secondo trimestre minaccia di accelerare la corsa dei prezzi nella seconda metà dell’anno e di conseguenza aumenterà la pressione sul rublo. In questo momento l’inflazione è frenata esclusivamente da una contrazione della domanda dei consumatori, ma una lievitazione della base monetaria con un ritardo di sei mesi provocherà un’impennata inflazionistica che non potrà essere bloccata neppure dalla contrazione della domanda.
Per avviare il meccanismo di svalutazione del rublo ci vorrà comunque un elemento esterno che potrebbe essere il rafforzamento delle posizioni del dollaro e il calo dei prezzi petroliferi.
Secondo le stime degli analisti di Sberbank, la maggiore banca russa, con un deficit del budget del 10% del Pil e un prezzo di greggio pari a 50 dollari al barile, la moneta russa potrebbe svalutarsi fino a 35,5 rubli per dollaro.

A molti analisti finanziari sembra molto più probabile uno scenario in base al quale il deficit potrebbe raggiungere il 12% del Pil con un prezzo medio annuale di petrolio di 45-60 dollari al barile: in questa situazione il rublo potrebbe scendere a quota 35-41 rubli per dollaro.
Le fonti della Banca centrale hanno permesso di capire che una nuova svalutazione del rublo permetterebbe di risolvere alcuni problemi scottanti.
In primo luogo, la svalutazione del rublo aiuterebbe a ridurre la massa di rubli, rallentando la corsa dei prezzi che anche nel 2009 rischia di raggiungere il 12,5% sui risultati del 2008.
La svalutazione permetterebbe di ridurre la spesa dei mezzi accumulati presso il Fondo di stabilizzazione, da utilizzare per finanziare il deficit del bilancio, dal momento che i mezzi accumulati nel Fondo sono denominati in dollari. Una svalutazione del rublo del 10% determinerebbe un risparmio di 600-800 miliardi di rubli del Fondo di riserva.
Il bilancio riceverebbe maggiori incassi provenienti dalle società petrolifere e metallurgiche.
La svalutazione aumenterebbe i fondi in valuta delle banche da utilizzare per i pagamenti del debito estero.
In un periodo a medio termine di tempo la svalutazione favorirebbe la sostituzione delle importazioni con prodotti russi e aiuterebbe i produttori russi a far fronte alla crisi. Questa possibilità potrebbe essere annullata dagli stessi produttori che cercheranno di aumentare i prezzi dei propri prodotti per ottenere risorse da investire nell’ammodernamento tecnico e nell’aumento della produzione.
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