In febbraio hanno reso soltanto i conti ‘metallici’

Da alcuni mesi l’oro rappresenta un’attività rifugio al più alto tasso di rendimento - Nel mese di febbraio il prezzo dell’oro è aumentato del 4%: da 905 a 940 dollari l’oncia – Gli analisti avvertono: il principale movimento del prezzo dell’oro è stato legato alle operazioni di carattere speculativo e non dai fattori fondamentali.

Con un tasso d’inflazione dell’1,7% a febbraio hanno reso bene in rubli soltanto i conti impersonali, denominati in metalli preziosi. Anche alcuni fondi d’investimento a capitale variabile hanno dimostrato redditi positivi in rubli.
Secondo le quotazioni della Banca centrale della Russia, l’oro in febbraio ha guadagnato il 3,6%, mentre il tasso di rendimento di alcune società d’investimento a capitale variabile ha raggiunto il 29 per cento.
L’oro costituisce l’attività al più alto tasso di rendimento ormai da alcuni mesi. Non deve sorprendere: durante la crisi gli investitori collocano i propri fondi in oro, nella situazione attuale vera e propria attività-rifugio.
Nei periodi di instabilità gli investimenti si trasferiscono sui mercati delle materie prime, tra le quali l’oro rappresenta l’attività più liquida e diffusa. Un elevato tasso di rendimento dei conti impersonali nel mese di febbraio è stata determinata innanzitutto dai due fattori essenziali: da una parte i prezzi dell’oro sono continuati a crescere, dall’altra questo tipo di attività è quotata in dollari.
Nel mese di febbraio il prezzo dell’oro è aumentato del 4% da 905 a 940 dollari all’oncia. Gli analisti hanno sottolineato che il principale movimento del prezzo dell’oro è stato determinato dalle operazioni di carattere speculativo e non da fattori fondamentali.
Anche la dinamica dei corsi valutari ha influenzato positivamente il tasso di rendimento dei conti ‘metallici’. Sul mercato valutario i corsi del dollaro e dell’euro rispetto al rublo sono cambiati poco, meno dell’1% rispetto alla fine di gennaio. Questa situazione è stata determinata in primo luogo dalla linea politica condotta dalla Banca centrale per  mantenere il rublo sui livelli attuali. Le mosse intraprese dal regolatore hanno frenato le attività degli speculatori.
 Ha influenzato la situazione anche l’aumento dei tassi di rifinanziamento da parte della Banca centrale. Infine, in gennaio le banche hanno accumulato una notevole quantità di liquidità in valuta pregiata, mentre la domanda di rubli è cresciuta soprattutto a causa dei pagamenti fiscali stabiliti per il periodo febbraio-marzo.
Questi fattori hanno determinato un basso tasso di rendimento dei depositi in valute estere. Meno degli altri sono stati toccati dalla recessione i depositi  in dollari,la cui capacità d’acquisto è diminuita in media soltanto dello 0,41 per cento. Invece, i depositi in euro sono stati svalutati dell’1,89 per cento. La capacità d’acquisto dei depositi in rubli per il periodo di un anno è scesa dello 0,8%, nonostante molte banche avessero aumentato i tassi d’interesse sui depositi in rubli.
Su grandi linee, il reale tasso di rendimento in rubli di tutti i tipi depositi bancari nel mese di febbraio si è trovato sul quadrante negativo.
Hanno perso anche i risparmi in contanti in valute estere: il rendimento in rubli dei dollari in contanti è diminuito dello 0,82%, quello degli euro in contanti del 2,34 per cento. Invece, su base annua la capacità d’acquisto delle valute pregiate è cresciuta: dollari  +29.94%, euro +9,29 per cento.
Infine, in seguito alla stabilizzazione del corso del rublo e alla continua riduzione dei prezzi in dollari degli immobili, le perdite causate dagli investimenti  immobiliari a Mosca sono state in febbraio del 9,22 per cento.

 

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