Un nuovo aumento dei tassi d’interesse della Banca centrale

E’ il secondo in meno di un mese – La politica del Regolatore è destinata a rallentare l’inflazione e a stabilizzare il corso del rublo - La Banca centrale vuole realizzare il programma spendendo il meno possibile delle assai magre riserve aurifere e valutarie - Attraverso un sistema che ostacola l’accesso delle banche al sistema di rifinanziamento a breve termine, l’istituto centrale riduce le possibilità delle banche di giocare sul mercato valutario contro il rublo.

La Banca centrale della Russia a partire dal 10 di febbraio ha stabilito nuovi tassi d’interesse aumentati sulle operazioni di credito e di deposito, nonché sugli affari di repo diretto, condotti dalla Banca centrale della Russia.
Per i crediti lombard della Banca centrale della Russia sono stati stabiliti i seguenti tassi:
Per un giorno di calendario il 12% su base annua (l’aliquota precedente era  dell’11%);
Per sette giorni di calendario il 12% su base annua (l’aliquota precedente era dell’11%);
per 30 giorni di calendario il 12% su base annua (l’aliquota precedente era dell’11%).
Per i crediti della Banca centrale della Russia erogati sulla presentazione delle garanzie e delle cauzioni fideiussorie per il periodo:
fino a 90 giorni di calendario il 12% su base annua (l’aliquota precedente era  dell’11,25%);
da 91 a 180 giorni di calendario il 12,5% su  base annua (l’aliquota precedente era  del 12%).
Per le operazioni di repo diretto (in base alle tasse d’interesse fisse):
per  un giorno il 12% su base annua (l’aliquota predente era dell’11%);
per un periodo di sette giorni il 12% su base annua (l’aliquota predente era  dell’11%).
Per le operazioni di deposito della Banca centrale della Russia condotte in base ai tassi d’interesse fissi:
in base alle condizioni standard “tom-next”, “spot-next”, “a richiesta”  il 7,75% su base annua (l’aliquota predente era del 6,75%);
in base alle condizioni standard “una settimana”, “spot-settimana” del 8,25% su base annua ((l’aliquota predente era del 7,25%).
I tassi d’interesse minimi sulle operazioni di concessione di liquidità, condotte tramite aste:
per le operazioni di repo diretto per un periodo di un giorno di calendario il 10% su base annua (l’aliquota predente era del 9%);
per le operazioni di repo diretto per un periodo di sette giorni di calendario il 10,5% su base annua (l’aliquota predente era stata del 9,5%);
per i crediti lombard per un periodo di 14 giorni di calendario il 10,5% su base annua (l’aliquota predente era del 9,5%);
per i crediti lombard per un periodo di tre mesi l’11,5% su base annua (l’aliquota predente era del 10,5%);
per le operazioni di repo diretto per un periodo di 90 giorni l’11,5% su base annua (l’aliquota predente era del 10,5%);
per i crediti lombard per un periodo di sei mesi il 12,25% su base annua (l’aliquota predente era dell’11,25%);
per i crediti lombard per un periodo di 12 mesi il 12,75% su base annua (l’aliquota predente era  dell’11,75%);
per le operazioni di repo diretto per un periodo di 12 mesi il 12,75% su base annua (l’aliquota predente era  dell’11,25%);
Gli aumenti. scattati il 10 febbraio. sono  il secondo incremento dei tassi in un mese. Non c’è niente di sorprendente in questa decisione della Banca centrale. Gli obiettivi che il Regolatore cerca di raggiungere sono sempre gli stessi: il rallentamento dell’inflazione e la garanzia di un corso stabile del rublo, che la Banca centrale vuole realizzare con la spesa minima delle proprie riserve aurifere e valutarie. Vale a dire che, tramite un sistema che ostacola l’accesso delle banche al sistema di rifinanziamento a breve termine, la Banca centrale rende più “strette” le possibilità degli istituti di credito di giocare sul mercato valutario contro il rublo. Ma in questo settore la Banca centrale deve agire con molta cautela per non indurre il sistema bancario in una nuova crisi di liquidità. Gli esperti sottolineano che in seguito all’aumento dei tassi d’interesse di problemi finanziari cominceranno a soffrire non soltanto le banche ma anche le aziende del settore reale dell’economia, rischiando così di rallentare il periodo di “risanamento”.
L’aumento dei tassi d’interesse potrà provocare un aumento dei rendimenti dei bond statali: uno dei punti di riferimento per le obbligazioni federali Ofz è il tasso di repo diretto, che il 10 febbraio era stato aumentato di un punto di base.


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