I mercati emergenti lanciano segnali di ripresa
Capitali ritornano a investire - Nella prima settimana del 2009 è stato registrato un afflusso di mezzi nei fondi che operano su questi mercati - Non succedeva da quattro mesi.
La prima settimana dell’anno appena iniziato è trascorsa nel quadrante positivo per i Paesi emergenti. Gli analisti sono prudenti, ma ammettono che per i mercati emergenti è apparsa la possibilità di uscire dalla crisi finanziaria in cui si sono trovati nel 2008. Infatti, per la prima volta dal mese di agosto i fondi specializzati negli investimenti sui mercati emergenti hanno registrato un afflusso di mezzi.
Questo fenomeno potrebbe essere legato a una certa “distensione” verificatasi sui mercati del credito, che a sua volta ha fatto aumentare l’interesse degli investitori nei confronti delle attività “rischiose”. Inoltre, alla fine del 2008 molti analisti avevano espresso l’opinione che i mercati emergenti avrebbero toccato il fondo, ma che nel 2009 sarebbe arrivato un periodo di investimenti. Molti investitori globali hanno colto l’occasione per acquistare a prezzi super scontati un po’ di attività rischiose per i propri portafogli.
Ovviamente l’afflusso di investimenti sui mercati emergenti registrato nella prima settimana del 2009 non può essere definito come un boom finanziario. Secondo i dati della società di analisi finanziaria Epfr Global, sarebbero affluiti appena 13 milioni di dollari, che di certo non possono compensare la fuga di capitali, che nell’ultima settimana del 2008 era arrivata a 65 milioni di dollari.
In particolare, la Russia ha registrato nel 2008 un saldo passivo tra le entrate e le uscite di capitali per 129,9 miliardi di dollari. La Banca centrale russa ha precisato che lo scorso anno erano state registrate entrate per 83,1 miliardi di dollari. È la più consistente fuga di capitali registrata da Mosca dal 1994. Nel solo quarto trimestre del 2008, la stima delle uscite nette di capitali è di 130,5 miliardi di dollari.
La fuga dei capitali si accompagna con la svalutazione della moneta: sono stati raggiunti i massimi storici di 32 rubli per dollaro. La Banca centrale pilota la svalutazione della moneta russa per agevolare il flusso di investimenti stranieri: con una manovra avviata l’11 novembre il rublo è stato finora indebolito 10 volte.
In ogni caso, il primo segnale positivo per i mercati emergenti permette di sperare in una graduale ripresa e che gli investitori con a disposizione fondi liberi riconsiderino il proprio atteggiamento negativo nei confronti di operazioni su questi mercati.
Gli esperti hanno avvertito un miglioramento nell’atteggiamento nei confronti di mercati emergenti rispetto alla situazione nettamente negativa dell’ottobre 2008. C’è chi invita alla cautela, perché è ancora presto parlare di uno stabile e rapido miglioramento della situazione finanziaria dei mercati emergenti.
Si prevede che nel 2009 i Paesi con le economie in via di sviluppo possano aumentare l’emissione di bond denominati in dollari del 68 per cento, fino a 65 miliardi di dollari. Le autorità finanziarie della Russia hanno dichiarato che dovranno rivolgersi nuovamente per i prestiti sul mercato del debito internazionale se il prezzo del petrolio rimarrà in media nel 2009 sotto i 30 dollari al barile.
Al pari di altri Paesi emergenti, anche la Russia avrà bisogno di somme consistenti per tappare le falle del proprio bilancio pubblico. La corsa al denaro rischia di essere frenata dai maggior costo delle risorse e dalla svalutazione delle valute nazionali: secondo le stime degli analisti di Brown Brothers Harriman & Co e di Morgan Stanley, i Paesi industrialmente sviluppati ridurranno i propri investimenti all’estero, mentre gli introiti dei Paesi emergenti, innanzitutto dalla Russia, dalle esportazioni diminuiranno a causa di un calo della domanda senza precedenti delle “commodities”. Per la Russia si tratta in primo luogo del petrolio e dei metalli, mentre dovranno passare otto mesi prima che anche le quotazioni del gas risentano del calo del prezzo del greggio.
Nel 2008 i corsi di 22 valute nazionali (delle 26 valute dei mercati emergenti analizzati dall’agenzia Bloomberg) sono stati svalutati rispetto al dollaro sullo sfondo della recessione globale e nazionale e della diminuzione del della propensione al rischio degli investitori. Nel 2009 il trend della svalutazione delle valute nazionali proseguirà e rischiano di essere colpiti in maniera dolorosa la hryvna ucraina, il forint ungherese e il lei romeno. Il corso medio del rublo dovrebbe oscillare entro limiti compresi tra 31 e 32 rubli per dollaro.
Nonostante siano diminuiti negli ultimi tre mesi, i costi dei crediti per i mercati emergenti rimangono ancora troppo alti per molti Paesi del gruppo. Per questo molti Paesi evitano di emettere bond all’inizio dell’anno, periodo in cui il denaro sicuramente costerà maggiormente rispetto ai mesi successivi. .
In base all’indice Embi+ elaborato da JPMorgan Chase & Co. Il premio ottenuto dagli investitori specializzati negli investimenti in bond dei Paesi emergenti attualmente è di 6,55 punti percentuali rispetto a US Treasuries. Negli ultimi tre mesi del 2008 questo spread è stato in media di 6,92 punti percentuali (il 24 di ottobre del 2008 era schizzato a 8,65 punti percentuali).
Invece, l’indice Msci Emerging Markets composto di titoli 746 società dei Paesi emergenti ha perso nel 2008 il 54%, la flessione più significativa dall’inizio dell’elaborazione di questo indice, cominciata nel 1987.
I volumi degli investimenti nei titoli delle economie emergenti sono scesi ai minimi storici dal 2001. Di tutti i mercati emergenti dell’Europa, soltanto la Russia ha reso pubblico l’intento di rivolgersi per i prestiti sul mercato internazionale del debito. Gli altri Paesi del Vecchio Continente potrebbero “accontentarsi” di aiuti finanziari dal Fondo monetario internazionale. I Paesi più “bisognosi” dell’Europa, del Medio Oriente e dell’Africa, tra cui Islanda, Ucraina, Bielorussia, Lettonia e Ungheria hanno già soddisfatto il proprio fabbisogno di dollari grazie all’aiuto del Fmi, a cui si prevede si rivolgeranno anche Turchia, Polonia e Romania.
Notiziario dai mercati Csi su dati delle agenzie internazionali