Il rating internazionale della Russia

Tra i fattori negativi le agenzie di rating hanno evidenziato l’esagerata dipendenza della Russia dai prezzi del petrolio - Al secondo posto tra i motivi del declassamento c’è una relativa debolezza del settore bancario - Gli  analisti hanno apprezzato la positiva bilancia dei pagamenti della Russia - Il pacchetto di misure anticrisi del tandem Putin-Medvedev non ha impressionato più di tanto gli esperti internazionali.

Una dopo l’altra le agenzie di valutazione internazionali hanno rivisto al ribasso il rating della Russia. Ancora nell’estate del 2008 i rating della Russia erano apparsi solidi e intoccabili, ma già all’inizio dell’autunno sono riemersi i problemi dei periodo precedenti. In primo luogo le agenzie di rating internazionali hanno rimproverato alla Russia la sua eccessiva dipendenza dai prezzi del petrolio. Al secondo posto tra i motivi del declassamento c’è la relativa debolezza del settore bancario. Per il Governo russo una revisione così rapida del rating sovrano del Paese è dovuta alla scarsa oggettività delle valutazioni della trojka delle agenzie di rating.
Già alla metà di luglio del 2008 l’agenzia Moody’s aveva promosso il rating sovrano della Russia di un gradino da Baa2 a Baa1. In quel momento molti analisti internazionali avevano dichiarato che la decisione di Moody’s era probabilmente tradiva e che la Russia avrebbe meritato una promozione immediata di almeno due gradini.
In quella fase molti fattori sembravano indicare chiaramente che nei prossimi anni il Governo russo, gli enti regionali e le società statali avrebbero rimborsato senza problemi i propri debiti.
Innanzitutto, il passaggio del potere presidenziale da Vladimir Putin a Dmitrij Medvedev è stato realizzato senza problemi, mentre la nomina di Putin alla carica di primo ministro ha dimostrato a chiare lettere che la linea generale del Cremlino non sarebbe cambiata.
In secondo luogo, le riserve internazionali aurifere e valutarie del Paese sono cresciute negli ultimi anni a un ritmo mai visto prima, grazie ai super redditi ricavati dall’export gas petrolifero, passando da 500 miliardi di dollari all’inizio dell’estate a quasi 600 miliardi alla fine del mese di agosto.

L’indice della Borsa di Mosca Rts nei primi  11 mesi del 2008

Al momento della promozione della Russia l’agenzia Moody’s aveva collocato le previsioni sul rating sovrano della Russia nel campo “positivo”, indicando che già in pochi mesi il Paese avrebbe potuto salire ancora di un gradino, passando nel settore A3. L’agenzia Standard&Poor’s aveva collocato le previsioni per la Russia nel quadrante positivo già nel mese di marzo. In questa situazione soltanto una crisi economica e finanziaria avrebbe potuto impedire alla Russia di ottenere nuove promozioni. E la crisi è arrivata in autunno.
Il declassamento della Russia significa in primo luogo che il Paese dovrà faticare e spendere molto di più per attirare risorse finanziarie dall’estero. Infatti, più alto è il rating del Paese, meno costa l’accesso sul mercato internazionale del debito. Prima di prendere una decisione gli istituti di credito analizzano i listini della trojka delle agenzie internazionali, che permettono di capire non soltanto la capacità di un  Paese di rimborsare i propri debiti, ma anche di capire come è la situazione economica del potenziale debitore sovrano.
Mentre la Russia aveva ottenuto le promozioni nel corso di molti anni, sono bastati appena due mesi della politica combattiva del Cremlino nei confronti della Georgia e le dichiarazioni forti nei confronti degli Stati Uniti (il sistema antimissile “scudo stellare”) e dell’Unione europea (sostegno delle idee anti russe in Ucraina e in Georgia), per spingere le agenzia internazionali di valutazioni a rivedere al ribasso il suo rating sovrano.
A metà settembre Standard & Poor’s ha cambiato le previsioni da “positivo” a “stabile”, ma soltanto un mese più tardi la stessa agenzia ha declassato le previsioni, passando nel campo “negativo”.
Le decisioni dell’agenzia Standard & Poor’s hanno provocato una specie di effetto domino: il 10 di novembre anche l’agenzia Fitch ha fatto retrocesso il rating della Russia di un gradino. Nello stesso tempo gli analisti della Fitch hanno sottolineato che non bisogna drammatizzare la situazione, citando tra i fattori positivi il profitto della bilancia dei pagamenti. Secondo Fitch la congiuntura internazionale attualmente è sfavorevole alla Russia: i prezzi del petrolio e del gas sono scesi ai livelli minimi, mentre i capitali stanno fuggendo dal Paese e la crisi del credit crunch ha creato non poche difficoltà per ristrutturare i debiti.
Inoltre, gli esperti della Fitch hanno enfatizzato la relativa debolezza del settore bancario della Russia, che rischia di aumentare ulteriormente con il ritiro dei depositi bancari .
In questa situazione sono apparse molto più forti e stabili rispetto ai propri partner russi le sussidiarie delle banche straniere, tra cui la Zao Banca Intesa che continua ad attirare molti clienti importanti del settore corporate della Russia.
Il Cremlino ha alzato il tiro, denunciando le decisioni prese dalle agenzia di rating come “non oggettive” in quanto non prendono in considerazione il pacchetto di misure anti crisi, messo a punto dal tandem Medvedev-Putin. Il Governo ha stanziato molte decine di miliardi di rubli per aiutare le banche e le aziende in difficoltà, mentre sul piano legale è stato varato un blocco di leggi, destinato a stabilizzare la situazione economica del Paese.
Il presidente Medvedev ha intanto preannunciato nuove misure finanziarie e nuove leggi qualora la crisi dovesse persistere più a lungo del previsto. Si tratta, però, di una lama a doppio taglio: se le nuove misure del Cremlino dovessero aumentare la spesa da parte dello Stato, le agenzia di rating avrebbero un motivo in più per rivedere ancora una volte in negativo le previsioni sulla Russia. Infatti, proprio l’entità delle riserve aurifere e valutarie avevano permesso alla Russia di godere di un elevato rating creditizio.
Dal canto suo, il mercato azionario russo ha reagito poco o niente al declassamento della Russia: gli operatori e gli investitori avevano già tratto le proprie conclusioni, definendo la decisione della Fitch “più che prevedibile”.
In questa situazione bisogna temere non tanto il peggioramento delle previsioni, quanto una riduzione del rating stesso: se questa eventualità dovesse verificarsi, le agenzie di rating potrebbero ammettere per la prima volta che il processo di crescita dell’economia russa, iniziato nel 1999, si è esaurito.



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