All’inizio di settembre i mercati russi scesi ai minimi storici
Investitori in fuga da Mosca - Medvedev: «Gli Usa hanno teso un tranello a molte economie» - Il Cremlino: i mercati russi ce la faranno a resistere ai problemi globali
Nella prima metà del settembre le piazze russe hanno vissuto una svendita aggressiva e frenetica dei titoli. Il tratto più preoccupante è legato al fatto che le Borse russe hanno smesso di seguire il trend globale e sono crollate senza alcun motivo apparente. Nel giro di pochi giorni l’indice della Borsa Rts di Mosca ha perso circa il 18%, scendendo a 1.334 punti, quota registrata dalla Borsa Rts più di due anni fa.
I titoli dei settori fondamentali dell’economia russa, tra cui petrolio e gas, la produzione di energia elettrica, metalli e l’industria mineraria hanno lasciato sul terreno dal 5% al 15 per cento.
Le notizie positive, come la crescita del Pil russo dell’8% nei primi sei mesi del 2008 (+7,5% nel secondo trimestre dell’anno), oppure le dichiarazioni del ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, che ha annunciato l’investimento nel 2009 dell’80% del Fondo di welfare nazionale in titoli e in bond societari russi e stranieri, non interessano più nulla. «Gli investitori occidentali svendono tutto», ha constatato l’analista alla Troyka dialog, Timur Nasardinov.
Le dichiarazioni di Kudrin sono state criticate dagli analisti dell’agenzia di rating internazionale Standard & Poor’s, secondo cui la decisione di investire i miliardi accumulati dalla Russia nel Fondo di riserva e di welfare nazionale, entrerà in contraddizione con i principi della politica finanziaria. Se queste dichiarazioni rappresentano qualche cosa di più sostanziale, rispetto a un tentativo di stabilizzare i mercati in discesa, le agenzie di valutazione potranno rivedere al ribasso il rating creditizio sovrano della Russia, che per gli obblighi in valuta pregiata è attualmente di BBB+ (S&P).
Secondo gli analisti internazionali l’utilizzo dei fondi statali, predestinati a rafforzare il sistema pensionistico della Russia che soffre di una scarsa capitalizzazione e a sostenere le attività del mercato finanziario, rischierà di influenzare in negativo il rating creditizio sovrano del Paese.
Attualmente i fattori chiave che appoggiano i rating della Russia sono le riserve internazionali aurifere e valutarie della Banca centrale e del Governo. Ma anche questo indicatore fondamentale sta tremando: nella prima settimana di settembre (l’ultimo dato disponibile al momento della preparazione di questo numero del Notiziario Csi, n.d.r.) le riserve internazionali della Banca centrale sono diminuite di circa nove miliardi di dollari, scendendo a 573,6 miliardi di dollari.

Tra i più colpiti dalla crisi sono stati i titoli delle società strategiche russe: dopo che la capitalizzazione di mercato del monopolio statale Gazprom era scesa a meno di 200 miliardi di dollari – ancora un anno fa il suo presidente, Aleksej Miller, aveva dichiarato che nel giro di 7-10 anni il valore di Gazprom sarebbe arrivato a più di mille miliardi di dollari - si è reso necessario un intervento urgente del presidente, Dmitrij Medvedev, secondo cui «il sistema economico della Russia riuscirà a far fronte all’attuale tempesta finanziaria».
Durante un incontro al Cremlino con Vladimir Milovidov, capo del Servizio federale russo per i mercati finanziari, Medvedev ha accusato gli Usa di «aver teso un brutto tranello a molte economie del mondo tra cui anche quella russa». Secondo il presidente,gli attuali problemi che mettono in fibrillazione i mercati russi non dovrebbero durare a lungo: «Le società russe sono sottovalutate e ciò significa un forte potenziale di crescita», ha detto Medvedev.
Oltre al crollo dei prezzi petroliferi e la crisi in Georgia, gli esperti hanno puntatoli dito sulla scarsa capacità del Governo di garantire un adeguato clima per lo sviluppo del business privato russo e internazionale. Secondo lo studio della Banca mondiale «Doing business», nel giro di un anno la Russia è stata declassata di otto gradini, scendendo al 120° posto nella lista di Paesi (181), giudicati rispetto al clima favorevole per il business.
Anche la classifica dell’Italia peggiora (65esimo posto), ed è sempre saldamente ancorata sul fondo dei Paesi industriali, quasi tutti nei primi 30. L’Italia è davanti, fra i membri dell’Ocse, solo alla Repubblica Ceca e alla Grecia. Delle altre potenze del G-7, la penultima è la Francia, trentunesima. Ma davanti a noi ci sono anche Turchia, Perù e Giamaica. Il Kirgizistan, che ha fatto un balzo di oltre trenta posti, sta per raggiungere l’Italia.
Tra le altre cause dei problemi dei mercati russi ci sono il crollo dei prezzi petroliferi, il braccio di ferro Tnk-Bp e la crisi con la Georgia. Questi fattori hanno causato la ritirata su larga scala di capitali dal Paese.
Ci si aspetta che i problemi finanziari continueranno a disturbare l’economia russa per alcuni mesi a venire. E questo perché – dal punto di vista del vice premier e ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin - l’Esecutivo russo non è riuscito finora a rendere il sistema economico della Russia sufficientemente stabile: «Gli indicatori russi seguono il trend generale, mentre i problemi interni non fanno che aggravare la situazione», ha sottolineato Kudrin, secondo cui non può non preoccupare la crescente dipendenza dell’economia russa dalla congiuntura del mercato petrolifero. Mentre il braccio di ferro tra la Bp e i soci russi della joint-venture russo-britannica Tnk-Bp aveva messo gli investitori in stato di preallarme, la guerra in Georgia ha causato una fuga su larga scala di capitali dalla Russia, costringendo molte società a rinunciare alle previste emissioni dei bond e,di conseguenza, a ridurre all’osso gli investimenti.
Notiziario dai mercati Csi – Il Sole 24 Ore