Non finisce l’euforia in Russia dopo l’insediamento ufficiale al Cremlino del neopresidente, Dmitrij Medvedev, e la nomina alla carica di primo ministro del suo predecessore, Vladimir Putin, che ha promesso di ridurre la pressione fiscale sulle compagnie petrolifere. Il 14 maggio un nuovo massimo storico è stato registrato alla Borsa di Mosca Rts, che ha superato la quota “psicologica” di 2406 punti. Le dichiarazioni di Putin, che ha offerto garanzie all’Europa riguardo alle forniture di petrolio «senza interruzioni e al 100%», hanno spinto verso l’alto i titoli delle società del settore oil & gas. «Il Governo sta portando a termine l’elaborazione di un disegno di legge sulla riduzione delle tasse sulla produzione di materie prime. Ne beneficeranno più di altre le società che mettono in funzione nuovi siti petroliferi nelle zone di difficile accesso», ha dichiarato Putin, offrendo agli investitori stranieri delle partecipazioni al capitale del nuovo oleodotto del Baltico Bts-2, che permetterà alla Russia di evitare il tormentoso passaggio per il territorio della Bielorussia. Nel gennaio del 2007 l’Europa era rimasta per quattro giorni senza petrolio siberiano dopo la clamorosa decisione delle autorità di Minsk di “chiudere il rubinetto” a causa di un contenzioso con Mosca sulle tariffe di transito e sui costi del greggio russo.
Secondo le stime del ministero dell’Economia, quest’anno il Pil russo aumenterà di almeno il 7,6%: «Non escludiamo che il Pil possa crescere addirittura del 7,8 per cento», ha dichiarato il vice ministro dell’Economia, Andrej Klepach, secondo cui nel periodo 2009-2011, il prodotto interno lordo dovrebbe crescere in media del 6,5% all’anno. Tutto dipenderà dall’andamento dei prezzi del petrolio e dalla capacità dell’industria petrolifera di aumentare la produzione di greggio. Nel periodo gennaio-marzo 2008 la produzione di petrolio in Russia è diminuita - per la prima volta negli ultimi cinque anni - dello 0,1 per cento. Putin ha lamentato un rapido aumento dei giacimenti a basso tasso di rendimento: «Lo Stato deve elaborare un sistema per aiutare le società petrolifere che cercano di estrarre i residui del petrolio e non abbandonano i pozzi difficili», ha detto il premier.

Il principale problema per il Governo Putin resta però l’inflazione galoppante. Il tasso dall’inizio dell’anno ha già accumulato il 6,8%, costringendo l’esecutivo a rivedere al rialzo le previsioni sulla corsa dei prezzi, che alla fine dell’anno dovrebbe raggiungere il 10,5 per cento. Per gli analisti indipendenti il Governo esagera con l’ottimismo post-elettorale: il tasso d’inflazione quest’anno non dovrebbe essere inferiore al 12 per cento. L’inflazione galoppante ha già provocato una fuga di massa dei piccoli risparmiatori russi dai conti bancari: gli interessi non proteggono i depositi dall’inflazione e si preferisce investire in immobili e in beni di consumo durevoli. Infine, l’instabilità dei mercati finanziari internazionali ha fatto scendere a marzo del 15%, rispetto al mese precedente, la domanda di valuta pregiata (euro-dollaro) da parte dei russi.
Sulla scia della ritrovata stabilità politica le banche russe sono riuscite a superare senza molti problemi l’attuale fase di crisi di liquidità internazionale. Dopo una contrazione nel primo trimestre, in aprile l’afflusso netto di capitale nel Paese ha superato i 22 miliardi di dollari. Le banche sono riuscite così a far fronte alla crisi di liquidità: il tasso settimanale sul mercato creditizio interbancario è rimasto sotto la quota del 6% l’anno.
La facilità con cui il settore bancario russo ha superato la crisi di liquidità ha permesso alla Banca centrale della Russia di occuparsi di altri problemi assai più importanti. Stando all’andamento del tasso d’inflazione, nei primi quattro mesi la corsa dei prezzi alla fine del 2008 potrebbe raggiungere il 14,3 per cento (le previsioni ufficiali sono del 10,5%).
Quali strumenti può usare l’Istituto centrale della Russia per frenare l’inflazione agendo sulla domanda lorda tramite gli strumenti della politica finanziaria-creditizia?
Regolamento del corso nominale di cambio
Questo strumento veniva spesso usato dalla Banca centrale in precedenza, ma suscitava non poche critiche da parte del settore reale dell’economia russa. Il principale indicatore di orientamento usato dalla Banca centrale per valutare il valore relativo del rublo è il corso reale efficiente della moneta russa che viene elaborato dallo stesso istituto centrale.
I tempi massimi dell’apprezzamento reale efficiente del rublo negli ultimi anni sono stati raggiunti alla fine del 2005 – inizio del 2006. Negli ultimi anni la composizione del paniere valutario è stato cambiata alcune volte; dopo il 50% nel 2007, quest’anno la quota dell’Euro è aumentata fino al 56 per cento. In altri termini l’apprezzamento dell’Euro rispetto al dollaro – con un paniere valutario stabile – porta verso la diminuzione del corso reale efficiente del rublo russo. Questo fattore, più l’inflazione galoppante di cui soffrono le economie dei partner commerciali della Russia, come Cina, Ucraina e Bielorussia, hanno permesso al corso reale del rublo di stabilizzarsi nel 2007 entro i limiti compresi tra il 4% e il 5 per cento. La svalutazione del corso dell’Euro insieme a un’inflazione sempre alta ha accelerato i ritmi dell’apprezzamento del rublo. In altri termini la Banca della Russia non ha molte possibilità per combattere l’inflazione tramite una rivalutazione monetaria, mentre il limite massimo per il 2008 è stato stabilito all’1 per cento. In ogni caso la Tsentrobank deve fare questa mossa a più presto possibile per far scendere a maggio-inizio di giugno il costo del paniere bivalutario a quota 29,3 rubli.
L’aumento dei tassi percentuali
L’impossibilità di ricorrere a una rivalutazione del rublo spinge la Banca centrale verso un utilizzo più “aggressivo” del tasso percentuale come strumento per frenare la lievitazione della massa monetaria. Se la Banca centrale dovesse continuare ad aumentare i tassi – come sembra evidente – alla fine del terzo trimestre del 2008 il tasso di Repo diretto potrebbe raggiungere il 7,5% l’anno, mentre quello per i depositi sarebbe del 5%, perché il regolatore continua a stringere il corridoio percentuale. Il target per un periodo di tempo a medio termine (2-3 anni) per la Banca centrale potrebbe diventare il raggiungimento del livello “zero” dei tassi d’interesse reali. Ciò somiglia alla politica della Federal reserve degli Usa negli anni 80 del secolo scorso.
Normativa di riserve
In ogni caso la crescita dei tassi percentuali nelle condizioni della bilancia positiva del commercio con l’estero della Russia è legata al rischio di un rapido afflusso di capitale straniero nel Paese. Perciò si cercherà di trattare lo strumento dei tassi percentuali con grande cautela, mentre l’afflusso di capitali stranieri potrà essere regolato tramite l’aumento della normativa delle riserve obbligatorie, per limitare sia i crediti interni, che i finanziamenti dall’estero del settore bancario russo.
In questa situazione a soffrirne sarà per primo il mercato dei bond denominati in rubli. Il continuo aumento dei tassi di Repo diretto effettuerà una pressione negativa sui titoli, in primo luogo su quelli che fanno parte della lista lombard della Banca centrale. Dall’altra parte è difficile garantire la stabilità a lungo termine del mercato obbligazionario nelle condizioni di un’inflazione molto alta, perciò i tassi alti sono una condizione indispensabile per un futuro senza problemi del mercato finanziario russo.
Notiziario dai mercati Csi