Le possibilità di un default sul mercato interno del debito russo

Rimane piuttosto bassa la qualità creditizia della clientela della “serie C” – Nel 2008 società e banche dovranno rimborsare bond per 575 miliardi di rubli – Il debito estero corporate da rimborsare quest’anno raggiunge gli 80 miliardi di dollari – Cresce il mercato dei crediti syndicated

 

1a parte

 (leggi la 2a parte) Sullo sfondo della crisi finanziaria internazionale molti investitori s’interrogano delle probabilità che il settore dei bond in rubli del mercato russo del debito possa essere colpito da default su larga scala. La qualità creditizia di molte società che si rivolgono sul mercato del debito lascia molto a desiderare. Le società che emettono titoli non dispongono di rating creditizio e non sono tenute a presentare i propri resoconti  secondo gli standard internazionali di rendicontazione finanziaria (Ias).
Infine, l’ammontare dei debiti che pesano come macigni su molte società russe supera tutti i rischi finanziari possibili e immaginabili. Finora, però, il mercato russo dei debiti denominati in rubli era stato colpito da alcuni default puramente tecnici che avevano influenzato poco o niente la generale situazione positiva.
Come si comporterà il mercato russo dal momento che nel 2008 dovranno essere rimborsati bond di vario tipo per 575 miliardi di rubli (il 40% del mercato delle obbligazioni societarie)? Il valore complessivo delle obbligazioni delle società della “terza fila” totalizzerà 300 miliardi di rubli.
Inoltre, per le società russe sono aumentati notevolmente i costi del denaro: per le società di “serie C” o di “terza fila” - come le chiamano in Russia -di 250-300 punti di base, per le società di seconda fila di 200-250 punti, mentre per quelle di prima fila di 100-150 punti di base. Di conseguenza, alcune società della terza fila che soffrono di un fardello del debito particolarmente pesante non sono più in grado di servire i propri debiti.
Ciononostante, gli analisti non si aspettano  default di massa,  nonostante la persistenza di problemi sui mercati finanziari globali.

La struttura del debito russo non di Stato (in % del Pil)

Secondo i calcoli degli esperti della banca d’investimento Trust, nel 2008 banche e società russe dovranno rimborsare ai creditori esteri 80 miliardi di dollari. Con un prezzo di 80 dollari al barile del greggio Urals il rimborso sarà di poco inferiore alla prevista bilancia positiva del commercio russo con l’estero, stimata in 106 miliardi di dollari. Se teniamo conto del fatto secondo cui, con il prezzo di 80 dollari al barile del petrolio Urals al Fondo di riserva e a quello delle Future generazioni (ex Fondo di stabilizzazione), dovranno essere trasferiti 85 miliardi di dollari, a disposizione delle società e delle banche russe rimarrebbero meno di 20 miliardi di dollari di tutto il denaro ricavato dal commercio estero.
Invece, con 100 dollari al barile le risorse ottenute dopo i pagamenti previsti potrebbero coprire circa il 50% del fabbisogno del settore privato russo di rifinanziamento.
Un altro motivo perché il problema di rifinanziamento non è ancora così acuto, potrebbe essere legato alle posizioni delle società e delle banche russe sul mercato dei crediti sindacati (syndicated credits) che è stato afflitto poco o niente dalla situazione difficile in cui si sono trovati i mercati finanziari globali. Dopo la chiusura l’autunno scorso del mercato primario di Eurobond russi, l’attivismo delle società e delle banche russe sul mercato dei crediti sindacati è addirittura aumentato.
Questo fatto riguarda in primo luogo i crediti alle società e alle banche di media qualità creditizia. Dall’inizio del 2008 società e banche russe hanno attirato sul mercato dei crediti sindacati 16,5 miliardi di dollari e, tenendo conto dei crediti prolungati di Rosneft, si sale a 20 miliardi. Questa cifra copre il fabbisogno di rifinanziamento dei debiti esteri per il periodo indicato. Il principale pericolo sul mercato dei crediti sindacati è legato alle difficoltà di fare previsioni riguardo al comportamento di questo mercato.
A causa della crisi ipotecaria i capitali di molte grandi banche occidentali hanno subito notevoli perdite. Dal momento che le banche devono concentrarsi sul problema di liquidità le loro attività globali calano e, di conseguenza, il mercato dei crediti indicizzati potrebbe chiudersi per i clienti finanziari russi più tardi del previsto. Comunque è velleitario fare previsioni in questa situazione: il mercato dei crediti sindacati è poco trasparente, mentre le forze che lo muovono non di rado non hanno nulla a che vedere con le ragioni di mercato. È assai difficile prevedere, dunque, il grado di apertura di questo mercato per la clientela russa nella seconda metà del 2008. Infine, non è da escludere una certa crescita dei tassi d’interesse nel settore di crediti sindacati per la clientela russa.
Bisogna sottolineare però il fatto che fino alla fine del 2008 i clienti russi si daranno da fare non tanto per cercare di rifinanziare il debito estero, quanto per aumentare i volumi di crediti ottenuti. Questa affermazione riguarda in primo luogo le maggiori società e le banche a partecipazione statale. Non a caso le autorità monetarie della Russia hanno invitato i potenziali debitori alla cautela e alla prudenza puntando sulla situazione in cui si sono trovate negli ultimi tempi molte società e banche del Kazakhstan.
Oltre al fatto che la crisi globale ha finora colpito poco le finanze interne russe, ci sono altri motivi perché il mercato del debito denominato in rubli non abbia finora visto veri default. Il motivo principale è legato alle dimensioni piuttosto modeste del mercato del debito russo, che in realtà rappresenta una specie di appendice che si aggiunge ad altri metodi di finanziamento considerati dagli operatori “più seri”.
I bond denominati in rubli rappresentano soltanto una piccola parte del debito interno accumulato dalle società e dalle banche russe e ammonta appena al 4% del Prodotto interno lordo del Paese.
Nei Paesi sviluppati il volume di questo settore del debito raggiunge il 60% del Pil. In Russia sul mercato interno del debito si raccoglie appena il 25% delle somme ottenute sul mercato del debito estero e il 14% delle somme ottenute sul mercato dei crediti bancari in rubli. Nelle passività delle banche russe le obbligazioni denominate in rubli costituiscono poco più del 2%, mentre i crediti interbancari e i depositi raggiungono il 14% e i mezzi dei clienti (persone fisiche e giuridiche) ammontano al 60 per cento.
Il grado di coinvolgimento delle società e delle banche russe nel mercato dei bond in rubli resta basso, nonostante il fatto secondo cui il numero delle società-emittenti ha superato 500. Per la maggior parte dei clienti del mercato grandi  e piccoli il mercato delle obbligazioni denominate in rubli resta ancora una fonte di mezzi secondaria. Vale a dire che un eventuale crollo del mercato primario dei bond in rubli non significherà affatto che i debitori non saranno più in grado di trovare un sistema per rifinanziare il proprio debito.
La scarsa maturità del mercato russo di bond in rubli favorisce gli investitori: le condizioni più rigide di rifinanziamento non provocheranno default a valanga, ma libereranno delicatamente il mercato dalla spazzatura tramite offerte e rimborsi.


(Segue sul prossimo numero)


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