La reazione dei mercati finanziari della Russia al rafforzamento del fardello fiscale della fine di settembre è stata più che prevedibile: il tasso overnight è cresciuto oltre il 9% sullo sfondo della buona disponibilità di liquidità (circa 700 miliardi di rubli). Dopo la crisi di fine di agosto, quando erano stati registrati acquisti di massa della divisa americana (chiusura dai non residenti delle posizioni per gli strumenti finanziari dei mercati emergenti e la fuga verso safe heaven o addirittura cash), in settembre la situazione è migliorata: gli operatori finanziari vendono volentieri i dollari in seguito alla riduzione al 4,75% del tasso di sconto della Federal Reserve.
Questi mutamenti dovrebbero favorire un’ulteriore riduzione della domanda delle attività in dollari con un possibile riorientamento degli investitori verso strumenti più rischiosi. Inoltre, è prevedibile un certo miglioramento delle condizioni di rifinanziamento nell’ambito del mercato finanziario globale, ma non è ancora possibile dire che la “crisi di fiducia” nel settore bancario sia rimasta alle spalle.
Molto sintomatica è stata la ripresa delle attività nel settore di Repo diretto con la Banca centrale della Russia che il 25 settembre scorso ha registrato un nuovo record di 66,5 miliardi di rubli. Le operazioni nel settore di Repo erano state riprese per la prima volta il 15 agosto scorso dopo un lungo break durato tre mesi e mezzo. Il 28 agosto è stato registrato il record assoluto di Repo diretto di un giorno con l’Istituto centrale della Russia (271,8 miliardi di rubli).

Di fatto puntando sul rifinanziamento del settore bancario a breve termine tramite il Repo diretto, la Banca centrale segue l’esempio delle istituzioni dei Paesi sviluppati (Federal Reserve, BCE, Banca del Giappone, Banca del Canada e l’Istituto centrale svizzero).
Per prevenire l’espansione della crisi di liquidità anche il ministero delle Finanze ha garantito un proprio sostegno al settore bancario russo nel difficile periodo ottobre-novembre. Stando alle dichiarazioni dei rappresentanti del ministero delle Finanze (Aleksej Kudrin, oltre a essere stato confermato come ministro delle Finanze nel nuovo Governo Zubkov, è stato anche promosso alla carica di vice premier) i finanziamenti mensili dei servizi e di lavori pagati dal budget saranno aumentati dagli attuali 400 miliardi di rubli a 650 miliardi a novembre e a 1.000 miliardi a dicembre.
Inoltre, saranno rispettati i termini del rimborso dell’Iva alle corporation. Gli istituti di credito statali, in primo luogo la Banca allo sviluppo costituita sulla base della Vneshekonombank, otterranno il permesso di collocare una parte dei propri fondi sul mercato azionario interno.
Gi operatori hanno accolto con cauto ottimismo le misure promesse, sottolineando, però, che l’effetto positivo potrà essere molto breve. In particolare, dei sette miliardi di dollari attesi dalle casse dello Stato, la Banca allo sviluppo riuscirà a collocare entro la fine dell’anno sui mercati russi non più di un miliardo di dollari.
Va sottolineato che entro la fine dell’anno le società e banche russe dovranno effettuare pagamenti verso l’estero (rimborso dei prestiti, degli interessi, ecc.) per almeno 30 miliardi di dollari.
Previsioni per il periodo ottobre-dicembre del 2007
Evidentemente i cambiamenti che stanno avvenendo sul mercato finanziario globale avranno certe ripercussioni sia sul settore bancario russo sia sul mercato monetario interno della Russia. Ciononostante, malgrado il possibile rischio di un’ulteriore riduzione della base di liquidità e di una crescita locale dei tassi (già alla fine di ottobre), non ci dovrebbero presupposti per un pericoloso rafforzamento delle tendenze di crisi nel sistema finanziario russo.
Insomma, si posso indicare come tendenze dominanti entro la fine del 2007:
la riduzione degli avanzi sui conti di deposito nella struttura di liquidità del settore bancario della Russia, specie in conseguenza della conclusione dei rimborsi dei debiti dal parte dell’ex società petrolifera Yukos;
la conservazione sul mercato monetario russo dei tassi medi a breve termine compresi tra il 5-6%: Un trend che deriva da una riduzione di volume nominale di liquidità nel periodo ottobre-novembre, dalla “disparità” della distribuzione dei mezzi sul mercato interno e, infine, dalla disponibilità ridotta di rifinanziamenti tramite fonti estere.
Sarà, invece, ampliata la possibilità di rifinanziamenti tramite le operazioni di Repo diretto con la Banca centrale della Russia, soprattutto grazie a un notevole ampliamento della lista di strumenti finanziari accettati come garanzia per il tipo indicato di operazioni.
Infine, si prevede una riduzione delle mosse dell’Authority con l’obiettivo di depurare la disponibilità di liquidità: entro la fine dell’anno non ci dovrebbero essere aumenti dei tassi sui depositi, e neppure collocamenti su larga scala delle obbligazioni della Banca centrale della Russia (sigla russa: OBR).
Notiziario dai mercati Csi