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Il mercato azionario russo vicino ai mille miliardi di dollari 20 set 06
Raggiunto il livello record per i mercati emergenti - Entusiasmo degli investitori alimentato dal rally del greggio - Fuori dal settore energetico la disponibilità di titoli interessanti è molto limitata

La capitalizzazione del mercato azionario russo si è avvicinata alla quota di mille miliardi di dollari. È la cifra record per tutti i mercati emergenti   mondiali. Il volume complessivo dei titoli quotati sulle piazze russe ha superato del 15% quello delle azioni dei mercati della Corea del Sud. Il principale indicatore della situazione dei mercati azionari russi, l’indice della Borsa di Mosca RTS, nel 2005 era cresciuto dell’80% e nel periodo gennaio-agosto è aumentato ancora di oltre il 50 per cento, mentre i titoli di Gazprom nello stesso periodo hanno guadagnato il 60 per cento.
I maggiori investitori globali, compresi i fondi più “reazionari” (pensionistici), stanno dimenticando gradualmente la crisi provocata dalla bancarotta della società petrolifera Yukos. Attualmente, lo sviluppo del mercato azionario russo è determinato dal colosso statale Gazprom, la cui capitalizzazione di mercato oscilla intorno ai 300 miliardi di dollari. Inoltre, una spinta alla crescita dei mercati russi è stata data dalla società petrolifera statale, Rosneft, che è riuscita a collocare con successo nell’ambito di un’Ipo i propri titoli alla Borsa di Londra. Secondo Jacob Grapengisser, della East Capital Asset Management, “la Russia dispone di un enorme potenziale di crescita, mentre una sempre più stabile situazione politica ed economica permette di guardare il futuro con fiducia non solo agli investitori, ma anche alla gente comune”.
Tuttavia, il benessere finanziario del Paese è basato esclusivamente sulla corsa inarrestabile dei prezzi del petrolio: negli ultimi cinque anni la quotazione del petrolio del marchio Urals, esportato dalla Russia, è aumentata del 164 per cento. Cresce l’utile netto delle società petrolifere, aumentano gli introiti del budget russo. I petrodollari permettono di ridurre l’indebitamento del Paese, il 21 agosto scorso la Russia ha rimborsato al Club di Parigi più di 22 miliardi di dollari, pagando anche un bonus di un miliardo, di cui 700 milioni sono andati alla Germania, il Paese più esposto nei confronti della Russia. La crescita russa proseguirà dunque la propria corsa fino a quando continuerà a crescere il prezzo del greggio. Una o più battute d’arresto sono ipotizzabili, ma nel  medio termine il mercato della Russia continuerà a superare molti altri mercati emergenti.
Allo stesso tempo, molti analisti puntano sulla molto scarsa disponibilità di asset interessanti nei settori al di fuori del comparto energetico (petrolio e gas) . Tra i più richiesti ci sono i titoli del monopolio elettrico Rao-Ues, Norilsk Nickel, Sberbank, Mobile Telesystems e Cherkizovo (agroalimentare).
Ma la corsa del mercato azionario russo, surriscaldato dai balzi verso l’alto del petrolio, preoccupa da tempo le autorità economiche e finanziarie del Paese, che come il ministro dell’Economia, Gherman Gref, temono una bolla di sapone alle Borse russe. Invece, gli analisti occidentali sostengono che gli imprevisti negativi sono possibili soltanto se la corsa dei prezzi del greggio invertirà la rotta, oppure ci sarà una “sorpresa” alle elezioni presidenziali russe nel 2008. I due rischi principali sono, dunque, il petrolio meno caro e il successore di Vladimir Putin.   Anche questi interrogativi sono piuttosto relativi: il greggio potrà scendere un po’, mentre nessuno dubita ormai che anche alle legislative del dicembre del 2007 il partito pro-Putin, Russia unità, riuscirà di nuovo a conquistare la maggioranza alla Duma di Stato (la Camera bassa del Parlamento russo) per garantire il successo del candidato scelto dal presidente attuale alla consultazione del marzo 2008.
Un altro grosso problema che frena lo sviluppo qualitativo del mercato azionario russo è legato alla penuria di idee di investimento fresche e originali. Le notizie che influenzano la situazione del mercato sono legate a Gazprom e alla realizzazione di alcuni progetti globali, tra cui la costruzione dell’oleodotto transiberiano verso le coste del Pacifico e del gasdotto del Baltico (Russia-Germania). In questa situazione, l’aumento delle contrattazione nel settore dei titoli di “seconda fila” è stata interpretata dagli analisti come una testimonianza della reale crescita economica della Russia.
Secondo le stime degli analisti della J.P.Morgan, quello russo è il migliore mercato emergente del mondo in questo periodo, e può offrire agli investitori un’economia stabile, molti soldi e rischi politici ridotti al minimo. Quindi, per le azioni russe bisogna pagare più che per gli analoghi asset su altri mercati emergenti. In base a un’analisi della J.P.Morgan (“Russia: Is a premium valuation justified?”) alla fine del 2006 il rapporto tra la capitalizzazione del mercato azionario russo e i rendimenti delle società quotate (il coefficiente P/E) dovrebbe superare del 4,7% lo stesso indice medio di altri mercati emergenti, mentre nel 2007 il coefficiente P/E russo dovrebbe superare gli analoghi indicatori nel resto del mondo ancora del 20,9 per cento.
Tra i vantaggi più evidenti che piazzano la Russia davanti a tutti gli altri mercati emergenti ci sono il rafforzamento del corso del rublo rispetto al paniere bivalutario dollaro-euro della Banca centrale del Paese, più un tasso d’inflazione molto alto (del 9-9,5% alla fine del 2006). Questi due fattori favoriscono la crescita dei mercati azionari: tutti coloro che vogliono guadagnare realmente non hanno un’alternativa a quella di investire in azioni delle società russe. Attualmente i fondi collettivi gestiscono 6,5 miliardi di dollari di investimenti, mentre per il gennaio prossimo il volume dei mezzi accumulati dai fondi d’investimento collettivi dovrebbe raggiungere il 10% dei depositi in rubli accumulati dalle banche del Paese. Per investire in fondi collettivi i russi vendono attivamente i dollari: nel periodo gennaio-agosto il volume dei depositi denominati in dollari della clientela privata delle banche russe è diminuito di 5,1 miliardi di dollari (stima della Tsentrobank della Russia).
Dall’inizio del 2006 presso i fondi collettivi sono stati aperti 350mila nuovi conti: 2,5 volte in più rispetto all’inizio dell’anno. Molti investitori aprono più conti, questo spiega perché il numero dei clienti dei fondi collettivi è di soli 175mila persone. Attualmente, sul mercato azionario russo operano 400mila-500mila piccoli investitori privati: nel corso della prima Ipo di Rosneft, 115mila investitori privati, di cui il 75% non aveva avuto a che fare fino a quel momento con gli investimenti in titoli. I russi sempre più attivamente operano sul mercato azionario tramite i conti brocker: alla Borsa Micex di Mosca nel periodo gennaio-agosto sono stati aperti 186mila conti nuovi (+70% rispetto all’inizio del 2006), mentre sul mercato a termine della Borsa Rts nel corrispondente periodo sono stati aperti 8mila conti (+80%).
Nonostante il fatto che negli ultimi anni i fondi d’investimento collettivi siano diventati molto più “visibili” sul mercato azionario, il sostegno degli investitori privati non è ancora sufficiente per rendere il mercato russo più stabile. Nel momento in cui durante la recessione nel mese di maggio i mercati azionari europei hanno perso l’8-10%, quello russo (l’indice Rts) ha lasciato sul terreno quasi il 40 per cento. E questo perché la quota di piccoli investitori privati non ha superato ancora l’1% della popolazione totale. Il numero degli investitori privati in Russia è inferiore rispetto ai corrispondenti indicatori dei Paesi Occidentali, ma è decisamente superiore alle cifre che arrivano da altri Paesi del gruppo Bric, dove la massa della popolazione vive in povertà.


Notiziario dai mercati Csi, su materiali J.P.Morgan, Tsentrobank, Rts