La corruzione frena il flusso di investimenti esteri
Nel giro di cinque anni l’afflusso degli investimenti esteri dovrebbe raggiungere i 60 miliardi di dollari annui– Scoppia la polemica tra Medvedev e Putin sulla pianificazione dell’economia russa – Le incertezze legate alle elezioni presidenziali preoccupano gli investitori – La riforma del sistema giudiziario e il rafforzamento della tutela dei diritti degli investitori privati devono migliorare il clima finanziario della Russia.
Il governo di Vladimir Putin ha dichiarato che “nei prossimi anni” l’afflusso degli investimenti esteri in Russia potrebbe raggiungere la quota di 60-70 miliardi di dollari l’anno. Vale a dire che il volume degli investimenti esteri in Russia potrebbe praticamente raddoppiarsi rispetto agli investimenti arrivati nel 2010. L’esecutivo, però, non ha voluto precisare in che anno esattamente potrebbero riversarsi sulla Russia questi fiumi di investimenti esteri. Secondo gli analisti finanziari potrebbe trattarsi di un periodo di 5-7 anni, ma non a breve termine.
Il Cremlino ha però la possibilità di aumentare notevolmente il flusso di investimenti nell’economia russa: gli investitori esteri sono particolarmente interessati al settore gaspetrolifero che attualmente è praticamente chiuso agli stranieri.
“Se vogliamo fare un confronto tra la Russia e il vicino Kazakhstan - dove gli investimenti esteri diretti costituiscono una parte piuttosto consistente del Pil, stimabile al 5-10% - la Russia ha molte cose da imparare”, ha dichiarato al quotidiano ‘Rbc Daily’, l’analista capo di BNP Paribas Julia Tsepljaeva, secondo cui “il Kazakhstan ha aperto il proprio settore gaspetrolifero agli investitori stranieri e favorisce gli investimenti esteri nella produzione di idrocarburi”.
Anche la massiccia privatizzazione, più volte preannunciata dal Cremlino, potrebbe produrre un effetto positivo sulla quantità e anche sulla qualità degli investimenti esteri in Russia.
Non si tratterà però dell’effetto “lampo” sui cui contano gli economisti del Cremlino che, a sua volta, si prepara ad affrontare un biennio elettorale tra le elezioni legislative del dicembre 2011 e quelle presidenziali in programma nel marzo 2012. Le condizioni politiche impongono al Cremlino di condurre le privatizzazioni con molta cautela, gravando le quote destinata ai privati di molte condizioni obbligatorie. Un aspetto non proprio gradito dagli investitori a cui non piacciono molte clausole supplementari, come “il mantenimento obbligatorio di tutti i posti di lavoro”. Infatti, gli investitori efficienti cercano di cambiare radicalmente i processi nelle attività acquisite. , Considerata la situazione politica della Russia, le privatizzazioni delle attività veramente strategiche sono una questione che non verrà affrontata nel 2012 e probabilmente neppure nel 2013.
Negli ultimi tempi il Cremlino ha “organizzato” alcune fughe di informazioni confidenziali, secondo le quali l’attuale presidente Dmitrij Medvedev sarebbe disposto a mettersi da parte per permettere a Vladimir Putin di ritornare alla presidenza per un terzo (non consecutivo) mandato.
Per attirare dei fondi indispensabili il Cremlino deve lavorare di fantasia per cambiare l’attuale sistema che prevede investimenti esteri a breve termine. Mosca dovrà perfezionare i meccanismi relativi alla costituzione delle società miste e alla costituzione di imprese straniere in Russia. In primo luogo tutto quanto riguarda le leggi sulla proprietà privata dei terreni.
Tutti questi problemi preoccupano ma non frenano gli investitori stranieri che hanno imparato bene le regole del gioco per come muoversi sul territorio russo. La prima di queste regole dice che nei progetti d’investimento devono essere previsti i rischi politici e la cosiddetta tassa della corruzione.
In attesa dell’apertura dell’industria gaspetrolifera, gli investitori esteri riservano un interesse crescente all’industria metalmeccanica, ai progetti infrastrutturali, ai trasporti, alle telecomunicazioni e al settore bancario.
Dal canto suo, il presidente Dmitrij Medvedev ha rivelato cambiamenti positivi per quanto riguarda il clima per gli investimenti: “Negli ultimi tempi la situazione sta evolvendo in meglio. Ho detto tante volte che non lo considero perfetto, ma il clima sta migliorando”, ha sottolineato Medvedev.
Una delle linee su cui sta lavorando il Cremlino per attrarre investitori strategici riguarda la riforma del sistema giudiziario della Russia.
Medvedev ha dichiarato che bisogna invertire il trend caratterizzato negli ultimi anni da un basso afflusso di capitali in Russia mentre la fuga di capitali rimane molto alta.
Il tema della tutela dei diritti degli investitori esteri, nonché i problemi delle interferenze dello Stato nell’economia russa si sono rilevati in più occasioni argomenti di divergenza tra Medvedev e Putin. Contrariamente a Putin, che ha appoggiato l’idea di ritornare a un sistema di economia pianificata (il suo partito ‘Russia unita’ ha proposto una riedizione dei piani quinquennali), Medvedev ha sottolineato che un’economia di questo tipo non rientra tra le sue opzioni: “La mia strada è ben diversa”, ha detto il presidente Medvedev. “Lo Stato deve proteggere la scelta e la proprietà di chi fa attività imprenditoriale rischiando i propri soldi e la propria reputazione. Non voglio che in Russia venga costruita una specie di capitalismo di Stato”.
