La Russia si fida dell’euro
Putin: la Russia “si fida dell’euro, crede nell’euro”. Se non fosse così la Russia non avrebbe convertito nella divisa il 45% delle proprie riserve internazionali - Dal punto di vista del leader russo non esistono le condizioni oggettive per un crollo della moneta unica europea, mentre le difficoltà che sta affrontando sono di carattere momentaneo e passeggero - Nel periodo gennaio-maggio il corso reale effettivo del rublo è cresciuto del 9,7% rispetto a quanto registrato nel dicembre 2009 - Nel caso in cui i prezzi petroliferi dovessero scendere il corso della valuta russa potrebbe cominciare a scendere nel 2012 - Con questo scenario nel 2013 il corso della moneta statunitense potrebbe raggiungere i 33 rubli per dollaro.
Nonostante i problemi degli ultimi tempi la Russia continua a fidarsi della moneta unica europea e continua a mantenere in euro una parte consistente delle proprie riserve internazionali, che al 4 di giugno sono salite a 458,2 miliardi di dollari. Lo ha dichiarato in un’intervista ai media francesi il primo ministro russo, Vladimir Putin. Rispondendo alla domanda riguardo alla situazione dell’euro, il premier russo ha dichiarato che la Russia “si fida dell’euro, crede in euro”. Altrimenti la Russia non avrebbe convertito in euro il 45% delle proprie riserve internazionali.
Ciononostante, Putin ha riconosciuto l’esistenza dei problemi che negli ultimi mesi hanno indebolito le posizioni dell’unica valuta europea. Il premier russo ha esaltato la capacità dei leader europei di discutere sinceramente e apertamente di questi aspetti.
Anche per la Russia sono attuali i problemi dei Paesi europei: “Bisogna rafforzare la disciplina finanziaria, i disavanzi pubblici vanno controllati con maggiore attenzione”. Per Putin è necessario lanciare delle misure radicali e quanto mai urgenti per non permettere un “colpo di coda” della crisi finanziaria. Le leggi di regolamentazione valutaria devono essere modificate in modo tale che siano il più omogenee possibile per tutti i Paesi dell’Unione europea.
“In generale le basi fondamentali dell’economia europea sono abbastanza solide. Ci sono i leader della stabilità: la Germania e la Francia. Nessuno è interessato che l’Unione europea sia distrutta. Sono d’accordo con la cancelliera Angela Merkel, senza l’euro l’Unione europea non ci sarà più”, ha detto Putin, secondo cui l’integrazione, come quella dimostrata al mondo intero dall’Unione europea, rappresenta un “giusto e positivo processo” per l’economia globale, per la sicurezza di tutto il mondo.
Dal punto di vista del leader russo non esistono condizioni oggettive per il crollo dell’euro, mentre le difficoltà della valuta europea sono di carattere momentaneo e passeggero: “È chiaro che la Banca centrale europea dovrà aumentare l’emissione di euro. Non potrà essere diversamente dal momento che la Banca centrale europea ha annunciato la propria intenzione di investire nei bond dei Paesi europei”.
“Il mercato dell’Unione europea è molto grande, di oltre 300 milioni di persone, e molti Paesi usano l’euro per le proprie riserve valutarie. L’euro circola in molti Paesi del mondo. Sono piuttosto convinto che questa emissione non influenzi l’economia europea in maniera particolarmente negativa. Si possono usare le riserve. Perciò l’opinione della Russia è che le autorità europee in questa situazione si stanno comportando in maniera corretta e giusta”, ha detto Putin, sottolineando il fatto che la Russia non ha alcuna intenzione di cambiare il proprio atteggiamento nei confronti dell’euro come valuta di riserva, come parte consistente delle riserve internazionali della Russia.
Nel periodo gennaio-maggio il corso reale effettivo del rublo è cresciuto del 9,7% rispetto al dicembre del 2009. Il corso reale del rublo rispetto al dollaro nei primi cinque dell’anno è aumentato dell’1,4%, mentre rispetto all’euro è cresciuto del 17,1 per cento. Nello stesso tempo il corso nominale effettivo del rublo nel periodo gennaio-maggio è cresciuto del 7,6 per cento. Contemporaneamente il corso nominale del rublo sul dollaro è diminuito dell’1,4% mentre sull’euro il corso nominale è cresciuto del 14,3 per cento.
L’apprezzamento della moneta della Russia non corrisponde alla corrente strategia economica della Russia. L’apprezzamento del rublo riduce gli introiti ricavati dalle esportazioni dell’energia. Perciò, nonostante nei primi quattro mesi del 2010 il prezzo medio del petrolio russo del marchio Urals sia stato di 76,9 dollari al barile, contro i 44,6 dollari nel corrispondente periodo del 2009, i ricavi provenienti dalle esportazioni gaspetrolifere non possono essere definiti “colossali”.
Secondo ,un resoconto del ministero delle Finanze nel periodo gennaio-aprile nelle casse dello Stato sono affluiti 2.620 miliardi di rubli, di cui 1.150 miliardi, ovvero il 43,9%, sono rappresentati dagli introiti generati dal settore gaspetrolifero, mentre 1.470 miliardi di rubli (56,1%) sono arrivati da altre fonti di income. Malgrado la crescita del prezzo degli idrocarburi, gli incassi provenienti dalle esportazioni dell’energia sono cresciuti poco nei primi mesi del 2010. Tra i fattori di questo trend c’è l’apprezzamento del rublo. Il corso medio del 2009 era stato pari a 31,8 rubli per dollaro, mentre nel periodo gennaio-aprile 2010 il corso è stato di 29,7 rubli per dollaro. La variazione del 7% ha liquidato circa il 30% dell’effetto del rincaro del petrolio.
Nello stesso tempo il “paniere bivalutario” (55% dollari e 45% di euro) ha smesso di deprezzarsi stabilmente rispetto al rublo. Il primo vice Governatore della Banca centrale, Aleksej Uljukaev, ha dichiarato che il trend all’apprezzamento del rublo si è arrestato. Dall’inizio del maggio il corso del rublo sul dollaro è sceso del 9,2% ed è cresciuto sull’euro del 2,3 per cento. Questo potrebbe significare che è cominciata una fase di svalutazione del rublo. Anche gli scenari di sviluppo dell’economia nazionale russa per il 2011-2013, elaborati del ministero dell’Economia prevedono che per il 2013 la tendenza all’apprezzamento del rublo sarà del tutto esaurita.
La situazione attuale del prezzo del petrolio permette di contare su una elevata bilancia positiva del commercio con l’estero (80-140 miliardi dollari all’anno). Qualora la Banca centrale dovesse ridurre al minimo un proprio coinvolgimento nelle operazioni valutarie, un tale afflusso di valuta pregiata dal commercio estero permetterà al rublo di apprezzarsi per il 2012 a 28 rubli per dollaro. Vale a dire che in tre anni il corso del rublo potrebbe aumentare del 20% rispetto alle quote attuali. Nel 20103 le importazioni dovrebbero aumentare notevolmente, mentre i profitti del conto delle operazioni correnti saranno ridotti e il trend all’apprezzamento del rublo si arresterà.
Nel caso in cui i prezzi petroliferi dovessero scendere, il corso del rublo potrebbe cominciare a scendere nel 2012 Con questo scenario nel 2013 il corso del dollaro potrebbe raggiungere i 33 rubli per dollaro.
Notiziario dai mercati Csi su dati del Governo della Federazione Russa