Perché la Russia è ritornata sul mercato internazionale del debito

La domanda di bond russi ha superato l’offerta di quasi cinque volte, raggiungendo la quota record di 25 miliardi di dollari - L’agenzia di valutazione internazionale Standard & Poor’s ha stabilito il rating dei nuovi Eurobond della Russia a BBB – La Russia vuole ridurre i prestiti ottenuti nel 2010 sui mercati internazionali da 17,8 miliardi a 6-7 miliardi di dollari – L’emissione degli Eurobond della Russia ha aperto la strada verso il mercato del debito globale per le società del Paese:  i  più favoriti  saranno i maggiori gruppi statali.

La prima emissione di Eurobond russi dal 1998 è stata definita dagli analisti come un “grande successo”. La domanda ha superato l’offerta di quasi cinque volte, raggiungendo la quota record di 25 miliardi di dollari. Dal punto di vista degli analisti “l’emissione ha aperto la strada alle società russe verso  un denaro meno costoso”.
Il volume complessivo dell’emissione è stato di 5,5 miliardi di dollari. Sul mercato sono stati lanciati bond quinquennali per due miliardi di dollari e decennali per un totale di 3,5 miliardi.
Il tasso di rendimento per i bond quinquennali è stato fissato a 3,741% mentre per quelli decennali è al 5,082 per cento.
Per la prima volta dal 1998 la Russia è ritornata nel 2010 sul mercato internazionale del debitoIl tasso della cedola per i bond quinquennali è stato fissato al 3,625% e al 5% per i bond decennali.
Lo spread tra i bond quinquennali russi e le analoghe obbligazioni del Tesoro statunitensi (Ust) è stato pari a 125 punti di base, e di 135 punti di base per i bond decennali della Federazione Russa.
L’agenzia di valutazione internazionale Standard & Poor’s ha stabilito il rating dei nuovi Eurobond della Russia a BBB (gli analisti della Fitch hanno assegnato lo stesso rating ). Gli analisti internazionali hanno suggerito al Cremlino di non “limitarsi a una sola emissione”.
Nonostante questa proposta, il ministero delle Finanze russe ha sottolineato che per il 2010 non è prevista nessun’altra emissione. “Non vogliamo ripetere quest’anno lo sbarco sul mercato del debito internazionale, ma seguiremo attentamente la situazione dei mercati finanziari”, ha detto il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin.
Per gli esperti “la situazione dei mercati finanziari” è  legata alla situazione dei prezzi petroliferi: se le quotazioni di greggio saranno abbastanza alte la Russia potrà fare a meno di nuovi prestiti.
In questo momento i prezzi internazionali del petrolio superano di 15 dollari al barile il prezzo indicativo della Legge finanziaria russa del 2010 (80 e 65 dollari). Anche il marchio russo di greggio “Urals” dovrebbe mantenere nel 2010 il prezzo medio a 70-76 dollari al barile, permettendo al Cremlino di non dover rivolgersi quest’anno al mercato finanziario internazionale. Kudrin ha inoltre dichiarato di essere particolarmente contento di essere riuscito a “stringere” lo spread tra i bond russi e gli UST, migliorando le condizioni delle future emissioni di bond delle imprese (e in primo luogo dei maggiori gruppi statali) della Russia.
Secondo la società finanziaria Renaissance Capital “è stato ottenuto il miglior risultati  possibile nelle attuali condizioni”. La crisi finanziaria in Grecia, che ha coinvolto molti altri Paesi europei, non è di certo stato lo scenario più favorevole per la prima – dal 1998 – emissione di bond russi.
A parte una specie di assistenza indiretta alle società russe che vorrebbero sbarcare sul mercato internazionale del debito, gli analisti si domandano perché la Russia  - che dispone di riserve internazionali pari a 456 miliardi di dollari e di una positiva bilancia delle operazioni correnti - ha comunque deciso di rivolgersi per i nuovi prestiti agli investitori internazionali.
La risposta si trova nella pianificazione finanziaria statale a lungo termine di tempo.
Nei periodi in cui non si registrano scosse economiche i ritmi della crescita delle importazioni verso la Russia superano quelli delle esportazioni, anche se i prezzi petroliferi continueranno a crescere (per un’analisi del commercio russo con l’estero consultare l’Editoriale di questo  numero del Notiziario dai mercati Csi).
In questo contesto la ripresa dell’economia globale più l’aumento dei prezzi petroliferi potrebbero causare dei problemi al bilancio della Russia, lasciandolo in disavanzo ancora per molti anni a venire.
L’integrazione dell’economia russa nei sistemi globali e la prevista adesione del Paese al WTO non permettono di tagliare le importazioni con strumenti amministrativi, istituendo nuove barriere commerciali. Vale a dire che prima o poi Mosca avrebbe dovuto tornare sul mercato internazionale del debito, un’operazione che conviene  preparare a  nel momento in cui non ci sono grandi problemi di finanziamenti del bilancio pubblico russo.
Perciò, dal punto di vista della pianificazione finanziaria statale a lungo termine, lo sbarco russo sul mercato del debito nel 2010 è stato più che giustificato.
Il volume massimo dei prestiti che il Cremlino potrebbe rastrellare sui mercati globali è stato stabilito a quota 17,8 miliardi di dollari. Mentre i rappresentanti del ministero delle Finanze hanno dichiarato che il volume reale dei prestiti sarà molto più piccolo.
In ogni caso, la Russia intende proseguire l’emissione dei bond anche nel 2011-2012, riducendone i volumi a sette miliardi di dollari l’anno. Le previsioni iniziali erano state di 20 miliardi di dollari l’anno.
 


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