La Borsa di Mosca aspetta l’arrivo degli emittenti esteri

Il business estero continua ad considerare lo sbarco sul mercato russo come un’impresa esotica e molto rischiosa - Uno dei principali problemi di cui soffre il mercato azionario russo è legato all’assenza di un Depositario centrale - Il Governo russo batte cassa: il Cremlino per ridurre il deficit del bilancio pubblico lancia le privatizzazioni di massa.

Le piazze russe aspettano con impazienza l’arrivo degli emittenti esteri, che dovrebbe aumentare la stabilità e il tasso di liquidità del mercato azionario del Paese.
Invece dopo la crisi globale il business estero continua a considerare lo sbarco sul mercato russo come un’impresa esotica e molto rischiosa, una specie di viaggio in un Paese che vive sulla base di leggi strane e non di rado incomprensibili. Per questo motivo le società estere non si affrettano a far quotare i propri titoli sulle Borse russe. Questa diffidenza mette in forse la realizzazione del programma del Cremlino che vuole creare a Mosca un importante centro finanziario internazionale, simile alle Borse di Londra, di New York e di Hong Kong.
In questo contesto gli esperti finanziari hanno dichiarato che “gli inviti e le attività promozionali non saranno sufficienti”.
Uno dei principali problemi di cui soffre il mercato azionario russo è legato all’assenza di un Depositario centrale. Questo fatto ostacola moltissimo l’arrivo in Russia degli emittenti esteri. Molte società internazionali non capiscono come le Borse russe possano funzionare senza un Depositario centrale. La costituzione di un Istituto che corrisponde ai più elevati standard internazionali sarà accolta positivamente dagli emittenti  esteri.
Molte importanti società estere sono da tempo in situazione stand-by sul mercato russo. Tra le aziende che vorrebbero essere presenti sul mercato azionario della Russia ci sono innanzitutto quelle che hanno già avviato, o stanno per farlo, un proprio business in Russia. Per questo motivo sono interessate ad attirare del capitale azionario proprio in rubli. Gli investitori russi capiscono bene i tratti particolari del “doing business”  in Russia e preferirebbero investire i propri capitali nei progetti delle società estere.
Un altro fattore importante e coinvolgente per le imprese estere è la penetrazione nelle regioni della Russia. E non soltanto in quelle della Russia, ma attraverso la Russia anche nei Paesi della Csi. Tenendo conto dell’arretratezza dei mercati finanziari della maggior parte delle repubbliche ex sovietiche, il collocamento dei titoli sulle Borse russe potrà significare per gli emittenti esteri una porta spalancata anche verso gli investitori non solo russi ma dei Paesi della Comunità degli Stati indipendenti.
Per gli operatori del mercato azionario della Russia l’arrivo in massa degli emittenti esteri potrebbe significare un aumento del rating di fiducia e una buona possibilità per diversificare i rischi legati alla dipendenza delle quotazioni dei titoli russi dalle fluttuazioni dei costi delle materie prime sui mercati internazionali.
Inoltre, gli investitori che preferiscono le attività estere otterranno la possibilità di operazioni dirette con queste attività, che a loro volta ridurranno le rispettive spese per questo tipo di operazioni.
Da parte sua, anche il Governo russo ha bisogno di nuovi investimenti russi e stranieri: è stato presentato un nuovo programma di privatizzazioni di massa che prevede la cessione ai privati di oltre 900 società di vario tipo, attualmente in mano allo Stato.
Le prime aste saranno lanciate già in aprile. Come agenti saranno coinvolte alcune banche d’investimento internazionali tra cui Bank of America – Merrill Lynch, JPMorgan Chase & Co. e UBS, mentre i ricavi che il Cremlino spera di poter mettere nelle casse dello Stato dovrebbe raggiungere i 100 miliardi di rubli (tre miliardi di dollari circa).
Tra i maggiori pacchetti azionari che lo Stato vuole cedere ai privati ci sono il 13% della società di assicurazioni Rosgosstrah, un pacchetto azionario della società Mosmetrostroj (il costruttore della metropolitana di Mosca), le miniere di sale Tyrizkij e una delle maggiori società di cemento, la Iskitimtsement. Saranno vendute molte società che finora erano considerate strategiche (quindi intoccabili) per il sistema economico della Russia: la flotta commerciale dello Stato “Sovcomflot”; i porti marittimi di Tuapse (Mar Nero), altri porti fluviali e marittimi, molte compagnie di navigazione fluviali e marittime.
Secondo gli analisti, quello attuale sarebbe un momento d’oro per l’acquisizione delle partecipazioni in molte attività interessanti della Russia: il Governo ha bisogno di denaro per ridurre il crescente disavanzo pubblico e si libererà facilmente delle attività messe in vendita.
Inoltre, si dovranno organizzare le aste il più presto possibile per ridurre l’effetto negativo dell’eccessivo apprezzamento del rublo, che in marzo ha guadagnato l’1,8% sul dollaro e il 2,6% sull’euro.
Nel primo trimestre del 2010 il dollaro ha perso in Russia il 2,8% sul rublo (0,83 rubli) e l’euro ha perso sulla moneta russa l’8,4% ovvero 3,645 rubli.
Il paniere bivalutario della Banca centrale, composto al 55% dal dollaro e al 45% dall’euro ha perso in marzo 0,775 rubli, scendendo alla fine del mese di marzo a 34,1 rubli per un’unità bivalutaria. Dall’inizio del 2010 la quotazione del paniere bivalutario ha perso 2,1 rubli.
 


Notiziario dai mercati Csi

 

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