Si apprezza il rublo: la Banca centrale acquista sette miliardi di dollari

Il corso del paniere bivalutario composto di dollaro e di euro è sceso alla fine della seconda settimana del mese di marzo a 34,2634 rubli, segnando un nuovo record storico dal 2008 - L’apprezzamento della moneta russa è stato causato dalla corsa dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali, che in marzo hanno superato la soglia psicologica di 80 dollari al barile - In febbraio-marzo la fuga di capitali dalla Russia ha rallentato notevolmente i ritmi.

In febbraio e all’inizio di marzo del 2010 il rublo ha proseguito il proprio apprezzamento sul dollaro e sulla moneta unica europea. Il corso del paniere bivalutario composta di dollaro e di euro è sceso alla fine della seconda settimana del mese di marzo a 34,2634 rubli, segnando un nuovo record storico dal 2008. La Banca centrale russa è stata costretta a intervenire attivamente sul mercato valutario, acquistando solo nel mese di febbraio circa sette miliardi di dollari. Gli acquisti di dollari da parte della Banca centrale hanno superato di quasi tre volte i piani del regolatore che in un primo momento prevedeva di acquisirne non più di 2,6 miliardi.
Inoltre il Regolatore centrale ha acquisito in febbraio 302 milioni di euro contro i previsti 159 milioni. In marzo la situazione potrebbe ripetersi.
Il trend all’apprezzamento del rublo è stato talmente forte che gli interventi della Banca centrale non hanno praticamente influenzato la situazione della moneta nazionale russa, che in un mese è salita da oltre 30 rubli per dollaro a 29,3 rubli.
L’apprezzamento del rublo è stato causato dalla corsa dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali, che in marzo hanno superato la soglia psicologica di 80 dollari al barile.

Gli interventi valutari della Banca centrale (2008-2010)

Inoltre, la moneta europea è stata colpita dalle notizie secondo cui i problemi finanziari della Grecia avrebbero minacciato di contagiare il settore bancario della vicina Bulgaria: “Il canale più probabile dell’espansione della crisi finanziaria dalla Grecia verso gli altri Paesi del sud-est europeo, potrebbero diventare appunto le filiali delle banche cresce in questi Paesi”, ha dichiarato il capo del Dipartimento dell’Europa orientale di Fitch Raitings, Mark Young. Oltre all’elevato profitto delle operazioni commerciali correnti, legate alle esportazioni di idrocarburi, la fuga di capitali dalla Russia ha rallentato notevolmente i ritmi, mentre in certi momenti l’afflusso di capitali ha superato l’export di capitali, che ha fatto aumentare la domanda di rubli e ha favorito la crescita del corso della moneta russa.
Di fronte ai fattori esterni positivi il rublo conserva la tendenza all’apprezzamento.
Su grandi linee il mercato monetario e creditizio della Russia nel periodo febbraio-marzo si è trovato in ottima forma: gli eccessi di liquidità in rubli hanno sostenuto i tassi piuttosto bassi del mercato creditizio interbancario (overnight a quota del 4%). L’indicatore di liquidità in rubli del sistema bancario ha guadagnato alla fine del primo trimestre del 2010 +62%, mentre gli avanzi sui conti corrispondenti sono scesi a quota 463,9 miliardi di rubli (+1,6 miliardi).
Sul mercato del debito russo denominato in rubli la crescita ha rallentato i ritmi verso la fine della prima metà del mese di marzo: gli investitori hanno fissato i redditi in attesa di una nuova riduzione del tasso di sconto da parte della Banca centrale della Russia.
Nel settore corporate la domanda dei bond più liquidi era stata alta: sullo sfondo dei positivi fattori interni (alto livello di liquidità e l’intenzione della Banca centrale di proseguire la riduzione del tasso di rifinanziamento) gli analisti conservano le previsioni positive e favorevoli sullo sviluppo del mercato del debito russo a breve termine.
Infine, l’aumento dei prezzi del petrolio ha appoggiato il mercato del debito sovrano della Russia. In seguito ai bond US10Y e parallelamente restringendo l’area dello spread, è sceso il tasso di rendimento dei bond russi Russia’30, che al momento della stesura di questo numero ha raggiunto la quota del 5% contro il 5,4% a metà dello scorso febbraio. Le quotazioni dei bond russi Russia’30 si sono trovate a marzo sui livelli più elevati dal 2008 (114,5%).
Ma il potenziale di un’ulteriore crescita è assai limitato: il diapason dello spread con cui potranno essere quotati i bond Russia’30 è compreso tra 125 e 175 punti di base, mentre il benchmark russo è più vicino alla soglia inferiore di questo diapason.
Dall’altra parte, le previste emissioni di Eurobond russi potranno catalizzare gli investimenti nel rischio russo. Se ciò dovesse succedere gli analisti suggeriscono con insistenza di ridurre la quota dei bond sovrani nei propri portafogli.
Vale a dire che la valutazione della situazione dei bond Russia’30 a breve termine è neutra e piuttosto negativa in un periodo a lungo termine: nessun argomento a favore della Russia sarà ancora in grado di compensare la pressione negativa sulle obbligazioni russe qualora i bond statunitensi dovessero cominciare il transito verso tassi di rendimento decisamente più alti.


 
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