Mosca come centro finanziario internazionale: un’impresa ardua

Prima di pensare a un centro finanziario internazionale il Cremlino dovrebbe costituire un centro finanziario regionale tra le repubbliche della Csi – Nuove opportunità per gli investitori dopo la vittoria a Kiev del filorusso, Viktor Yanukovich - L’Ucraina negli ultimi anni ha praticamente perso il suo mercato azionario interno, molte delle maggiori società ucraine contrattano i propri titoli a Londra e a Varsavia, mentre sarebbe molto più semplice e organico cercare investitori a Mosca.

Il presidente russo, Dmitrij Medvedev, ha riconfermato l’impegno del Cremlino di trasformare Mosca in un importante centro finanziario internazionale, che non abbia nulla da invidiare a Londra, Milano, Tokyo, New York o Hong Kong. Questo obiettivo diventa ancora più di attualità dal momento che la Russia sta lavorando al programma di uno spazio economico comune tra l’Unione europea e i Paesi della Csi.
Molti analisti hanno parlato, però, di impresa ardua che nel periodo post crisi richiederà molto impegno e molta fatica. “Per il momento non esistono delle basi valide per creare a Mosca un centro finanziario internazionale sul modello di Londra o di New York”, ha dichiarato il direttore esecutivo del gruppo finanziario Renaissance Capital, Ruben Aganbeghjan, secondo cui il Cremlino dovrebbe cominciare il progetto costituendo un centro finanziario regionale. Un’operazione che diventa ancora più importante dopo il prevedibile riavvicinamento tra Mosca e Kiev dopo la vittoria alle elezioni presidenziali in Ucraina del candidato filorusso, Viktor Yanukovich. L’Ucraina negli ultimi anni ha praticamente perso il suo mercato azionario interno, molte tra le maggiori società ucraine vanno contrattano i propri titoli a Londra e a Varsavia, mentre sarebbe molto più semplice e organico cercare investitori a Mosca.
Ruber AganbeghjanL’idea di trasformare Mosca in un centro finanziario regionale e globale stuzzica molto il Cremlino che ne vede uno strumento efficace per lo sviluppo dell’economia nazionale. Aumenterà l’interesse degli investitori internazionali verso i mercati russi e in fin dei conti aumenterà la capitalizzazione di mercato delle società emittenti. Inoltre, le attività del centro finanziario internazionale permetteranno di costituire un valore aggiunto per il Prodotto interno lordo della Russia.
Il potenziale della Russia è enorme, ma senza un sistema finanziario moderno ed efficiente non sarà possibile creare un Centro finanziario internazionale. Per questo, prima di elaborare un piano d’azione per il Centro finanziario, il Governo della Russia deve proseguire nelle riforme destinate a trasformare il sistema finanziario del Paese secondo gli standard mondiali.
In Russia non ci sono per il momento  condizioni adeguate per la costituzione di un Centro finanziario internazionale: non c’è un’infrastruttura adeguata e neppure ci sono gli investitori. Per questo motivo le maggiori società russe organizzano le Ipo all’estero (come Rusal a Hong Kong). Il ministro delle Finanze Aleksej Kudrin ha dichiarato che senza gli investitori strategici russi il Centro finanziario rischia di diventare uno strumento per l’evasione fiscale. Se deve diventare un centro di mediazione finanziaria con valore aggiunto non si potrà fare a meno di investitori propri.
“Il processo di costituzione di un moderno mercato finanziario deve cominciare dalla formazione di un adeguato ambiente e di un’adeguata infrastruttura per un efficace lavoro con i mezzi degli investitori internazionali. La crisi finanziaria ha permesso di capire che i detentori delle obbligazioni russe non sono difesi nel caso in cui l’emittente si rifiuti di garantire un adeguato servizio del debito o addirittura si rifiuti di rimborsare il debito.
La consapevolezza di questa situazione ha spinto il Servizio federale per i mercati finanziari a far varare insieme alla Duma di Stato una serie di emendamenti alle leggi finanziarie russe per difendere i diritti fondamentali degli investitori piccoli e grandi.
Ma il problema della costituzione di un centro finanziario internazionale a Mosca non è soltanto una questione finanziaria, economica e giuridica, è anche un problema politico. Molti esperti internazionali puntano sul fatto che, nonostante dal 1991, l’anno della disintegrazione dell’Urss e del passaggio della Russia a un sistema di libero mercato, siano già passati quasi 20 anni, nel Paese non è ancora stato costituito né un solido sistema politico, né quello macroeconomico, e neppure un solido sistema fiscale con una moderna base normativa e legale.
Insomma, la base legale deve essere cambiata in profondità per poter attirare  investitori strategici in questi tempi difficili. Finché la Russia non sarà un Paese liberale e democratico, basato sui valori occidentali, con la stampa e il Parlamento liberi e democratici, la costituzione di un centro finanziario rischia di rimanere un sogno e niente più.
Il Cremlino sta inseguendo l’esperienza di altri Paesi, invece di raggiungere il livello di servizi finanziari di cui in questo momento dispone la Cina (Shanghai). Soltanto dopo essere saliti a questo livello e dopo aver fatto vedere alla comunità finanziaria internazionale qualche cosa di nuovo, si potrà contare sull’afflusso di investitori strategici. Senza questi fattori Mosca rimarrà il polo di attrazione per  capitali speculativi.
 


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