La volatilità dei mercati della Russia spaventa gli operatori
Le montagne russe del corso del rublo mettono in imbarazzo gli operatori finanziari – Il corso della moneta è influenzato da molti fattori legati alla congiuntura, tra cui la fuga di capitali dal Paese – Mentre la Banca centrale si aspetta che le esportazioni nette di valuta nel 2009 arrivino a quota 28 miliardi di dollari, gli esperti indipendenti temono che la cifra reale possa superare i 70 miliardi.
Le ultime due settimane hanno fatto capire agli investitori che la situazione dei mercati russi in questo periodo tende a cambiare molto rapidamente, mentre gli alti e i bassi del corso del rublo riescono a stupire e anche a spaventare gli operatori.
Con una cadenza quasi regolare il corso del rublo nella seconda metà di luglio ha più volte toccato il ‘tetto’ indicativo della Banca centrale del costo del paniere bivalutario: il 29 luglio – dopo aver guadagnato per alcuni giorni - il rublo di colpo ha perso rispetto al dollaro più di settanta copechi.
Il corso di una moneta dipende da molti fattori di carattere fondamentale e di altri di natura puramente congiunturale. Nel caso del rublo questo secondo gruppo è impossibile da descrivere matematicamente. E non si possono neppure fare previsioni: nei periodi a breve termine i fattori di congiuntura agiscono come driver determinante di balzi notevoli e quasi sempre inspiegabili.
Il corso del rublo è particolarmente sensibile all’afflusso e alla fuga di capitali. Questo indicatore (saldo indicativo di capitale) cambia in maniera molto dinamica: è molto volatile e la sua dinamica può essere prevista soltanto con un’analisi di fondo.
La fuga di capitali dalla Russia consiste di due componenti essenziali: il rimborso programmato dei debiti, più una fuga supplementare che nasce nelle condizioni di una riduzione globale di interesse della comunità globale di investitori per i rischi. Nell’ultima decade di luglio è avvenuto un notevole peggioramento delle aspettative degli investitori riguardo alle prospettive di sviluppo economico della Russia.
Per quanto riguarda la fuga di capitali dalla Russia gli esperti non si aspettano che si ripeta la situazione dell’ottobre del 2008 – febbraio del 2009. Secondo gli ultimi dati disponibili della Banca centrale l’esportazione netta di capitali pari a 34,8 miliardi di dollari, registrata nel primo trimestre del 2009, è stata sostituita nel secondo trimestre dell’anno da importazioni nette di 7,2 miliardi di dollari. L’esportazione netta di capitali nel secondo trimestre del 2009 è stata di sette miliardi di dollari, mentre l’import netto è stato di 14,2 miliardi.
Secondo gli esperti russi e internazionali nel 2009-2010 una parte di rimborsi obbligatori sarà compensata da crediti stranieri: nella seconda metà del 2009 i rimborsi obbligatori saranno compensati da prestiti al 30%, mentre nel 2010 di due terzi.
Nonostante le importazioni di capitali siano aumentate nel secondo trimestre e le previsioni piuttosto ottimistiche della Banca centrale, che ha pronosticato la fuga netta di capitali nel 2009 a quota 28 miliardi di dollari, gli esperti indipendenti si aspettano che la fuga netta di capitali alla fine del 2009 arrivi a quota 73 miliardi di dollari, mentre nel 2010 le esportazioni nette dovrebbero scendere a 30 miliardi. Di conseguenza, le riserve internazionali della Banca centrale dovrebbero scendere alla fine del 2009 a 389 miliardi di dollari, mentre nel 2010 le riserve dovrebbero ritornare a crescere raggiungendo i 437 miliardi di dollari. La situazione delle riserve internazionali, insieme ad altri fattori fondamentali, tra cui il volume delle esportazioni di prodotti e di servizi dalla Russia e l’andamento della coppia dollaro/euro dovrebbero fissare il costo del paniere bivalutario a quota 37,7 rubli nel mese di dicembre 2009, e a 36,3 rubli nel dicembre 2010.
Per quanto riguarda il rimborso del debito estero della Russia, il mese più difficile per il budget sarà indubbiamente il dicembre 2009, quando il Paese dovrà rimborsare circa 20 miliardi di dollari. Questa situazione rappresenta indubbiamente un fattore di rischio per il corso del rublo, ma non si può dire che si tratti di una testimonianza categorica di una nuova svalutazione della moneta russa.
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