Le regioni della Russia necessitano di cluster per lo sviluppo delle PMI
Lo sviluppo di cluster rimane ancora allo stato rudimentale, non c’è una domanda da parte delle maggiori società, manca un flessibile mercato del lavoro e scarseggia manodopera qualificata in confronto agli standard occidentali - Nel 2010 in Russia sono stati registrati 5,6 milioni di piccole e medie imprese, più quattro milioni di imprenditori autonomi - L’Italia ha più volte teso una mano per accelerare la costituzione di piccole e medie imprese funzionanti.
Negli ultimi anni in tutto il mondo si nota un boom vero e proprio di sviluppo di cluster speciali per lo sviluppo dell’imprenditoria di vario tipo. Con il termine cluster, di diretta derivazione dalla lingua inglese, in ambito scientifico si intende un gruppo di unità simili o vicine tra loro, dal punto di vista della posizione o della composizione.
Purtroppo la Russia è rimasta ancora al di fuori del main-stream di questa forma di sostegno delle innovazioni e delle piccole e medie imprese.
Nonostante la Russia riceva in continuazione offerte da parte dell’Italia, la cui economia è tradizionalmente basata sulle Pmi (per un approfondimento consultare l’Editoriale del presente numero del Notiziario dai mercati Csi), lo sviluppo dei cluster nel Paese rimane ancora allo stato rudimentale: non c’è una domanda di cluster da parte delle maggiori società, manca un flessibile mercato del lavoro e scarseggia manodopera qualificata rispetto agli standard occidentali.
Secondo i dati più aggiornati, forniti da Rosstat (il Comitato per le statistiche della Federazione Russa), al primo gennaio 2010 in Russia sono stati registrati 5,6 milioni di imprese piccole e medie. Ma registrate non vuol dire che funzionino.
Dei 5,6 milioni di Pmi 1,3 milioni è rappresentato da imprese microscopiche, 228mila sono imprese piccole, mentre 18mila sono quelle di dimensioni medie. Inoltre nel paese ci sono quattro milioni di imprenditori registrati come imprenditori autonomi.
Nel 2009 il numero delle imprese piccole e medie è cresciuto rispetto all’anno precedente del 9%, ma questo aumento è stato legato in primo luogo all’incremento degli imprenditori autonomi.
Per quanto riguarda la struttura interna della piccola e media impresa della Russia il 45% è rappresentato da aziende del settore del commercio. Negli ultimi anni la quota del settore del commercio è diminuita dell’1%: dal 46% del 2004 al 45% dello scorso anno.
Al secondo posto si trova il settore dei servizi con il 17%, al terzo posto si piazza l’edilizia (12%) che comprende la costruzione di case private e i lavori di ristrutturazione. L’industria manifatturiera si trova al quarto posto con il 10% del totale di Pmi.
Negli ultimi anni in Russia si è registrato un trend stabile e preoccupante legato alla diminuzione del numero di imprese piccole e medie dei settori legati alla scienza e alle innovazioni. Mentre nel 2004 la quota di queste imprese era pari al 2,5% del totale delle Pmi, nel 2009 il loro numero è sceso allo 0,9 per cento.
Le piccole e medie imprese rappresentano una forza considerevole di sviluppo delle economie nazionali in tutto il mondo ma non in Russia. Le Pmi potrebbero diventare un motore che aiuterebbe lo sviluppo di molte regioni della Russia che in questo momento soffrono di grandi problemi di carattere economico.
Dal punto di vista degli esperti delle Nazioni Unite (Unido), il principale problema delle piccole e medie imprese consiste non tanto nelle loro dimensioni ridotte, quanto nel loro isolamento. Nel mondo globale l’isolamento e lo scarso trend all’internazionalizzazione riduce drasticamente l’efficacia delle Pmi. Come insegna l’esperienza italiana e mondiale si può aumentare di parecchie volte l’efficienza delle Pmi concentrandole in appositi cluster.
L’Italia, dove 152 cluster aderiscono al rispettivo programma, ha più volte offerto alle autorità centrali della Russia la propria assistenza per promuovere uguali esperienze nel Paese. Molto probabilmente la forma più efficiente a cui si arriverà sarà rappresentata da una cooperazione diretta in questo campo con le autorità locali e regionali.
I primi passi vengono fatti in questa direzione anche in Russia: a Skolkovo, vicino a Mosca, il presidente Dmitrij Medvedev ha proposto di costituire una specie di Silicon Valley. Invece, sta segnando il passo la realizzazione del precedente progetto di un cluster innovativo nel settore elettronico a Zelenograd, molto pubblicizzato nel 2008.
La Russia vorrebbe ripetere l’esperienza dei maggiori cluster di successo tra cui quello delle telecomunicazioni in Italia, il cluster chimico a Singapore, il cluster biotecnologico svedese e quello aerospaziale in Spagna.
Ancora nel 2008 il ministero dello Sviluppo economico della Russia ha approvato un programma speciale dedicato allo sviluppo della rete di cluster nelle regioni del Paese. Il gruppo di lavoro, costituito per realizzare il programma, si è riunito una sola volta, ma nessun passo ulteriore in questa direzione è stato compiuto. Molti esperti hanno sconsigliato di impiantare meccanicamente i modelli di cluster stranieri nel suolo russo. Oltre ai problemi di carattere economico e organizzativo ce ne sono di psicologici legati alla mentalità degli operatori economici russi. Pochi imprenditori russi sono preparati a collaborare con i colleghi entro i limiti così ristretti previsti nei cluster.
Nonostante questi problemi, il Cremlino insiste sullo sviluppo di cluster e auspica che venga incentivato anche dai governi regionali. Una delle università di Mosca ha avviato un corso speciale dedicato allo sviluppo dei cluster per le piccole e medie imprese nelle regioni della Russia.
In questo momento in Russia si è creata una situazione particolarmente favorevole per lo sviluppo di cluster di vario tipo per la piccola e media impresa. Aumenta il sostegno finanziario del progetto dei cluster da parte del governo centrale e delle autorità regionali che permette di concentrare le risorse stanziate in direzioni concrete e prioritarie.
Attraverso un sistema di cluster la Russia spera di propagare le esperienze innovative. Per concretizzarle bisogna concentrare la gestione dei cluster in un solo dicastero: negli ultimi anni molti ministeri della Russia hanno elaborato un proprio programma di sviluppo di imprese piccole e medie con una politica che porta alla dispersione delle forze e delle risorse. C’è chi ha proposto di affidare la costituzione e la gestione del sistema dei cluster alla Camera di commercio e dell’industria della Federazione Russa.
Nelle condizioni specifiche della Russia è molto importante costituire dei cluster su tutto il territorio del Paese, dal Baltico al Pacifico. Il Cremlino ha suggerito di includere l’impegno di costituire un cluster specializzato nei programmi regionali di sviluppo economico.
Servirebbero una serie di condizioni affinché nelle regioni russe possa innescarsi il boom dei cluster. Nell’economia deve maturare la domanda più una chiara visione dei compiti che i cluster sono in grado di realizzare. Parallelamente, in Russia deve emergere un mercato flessibile e moderno del lavoro e dovrà iniziare una migrazione della popolazione attiva.
Notiziario dai mercati Csi