I sette comandamenti anticrisi del Governo russo

In cima alle priorità economiche di Vladimir Putin e dei suoi ministri c’è la protezione dei ceti russi meno abbienti – Gli imprenditori insistono sulla riduzione del 50% della tariffe dei monopoli – La disponibilità dell’esecutivo ad avviare un ampio dibattito sulle misure anticrisi indica la gravità della situazione economica e finanziaria della Russia.

L’esecutivo, guidato dal primo ministro, Vladimir Putin, ha presentato all’opinione pubblica russa un programma economico, finanziario e sociale di sette punti, destinato a ridurre il più possibile l’impatto negativo dell’attuale crisi globale. In cima alle priorità del Governo Putin nel 2009 c’è la protezione sociale della popolazione, in primo luogo dei ceti meno abbienti. Secondo molti esperti, il fatto secondo che Cremlino abbia manifestato la sua disponibilità ad avviare una vasta discussione pubblica su questi interventi testimonia la gravità della situazione economica del Paese.
Mentre gli operatori economici sono d’accordo con la proposta di rafforzare la tutela dei ceti meno abbienti, alcuni esperti hanno dichiarato che  il Consiglio dovrebbe congelare innanzitutto i prezzi dei monopoli statali (Gazprom) e ridurre la pressione fiscale sulle aziende.
Il premier, Vladimir Putin (in primo piano)  e il ministro delle Finanze, Aleksej KudrinLa presentazione del programma di sette punti è stato preceduto dalla pubblicazione delle previsioni “aggiornate” sullo sviluppo sociale ed economico del Paese per il 2009, basato sul prezzo medio del greggio Urals a quota 41 dollari al barile. Stando alle previsioni, presentate dal ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, il volume complessivo degli introiti del bilancio russo dovrebbe scendere ancora di 4.210 miliardi di rubli, a 6.710 miliardi, mentre la spesa pubblica aumenterà di 667,3 miliardi di rubli (il 7,4% del Pil), fino a 9.690 miliardi di rubli. A questo punto il volume massimo del disavanzo pubblico non dovrebbe superare l’8% del Prodotto interno lordo con un tasso d’inflazione del 13 per cento.
Un budget deficitario – per la prima volta negli ultimi 10 anni – non aiuterà a evitare un brusco calo dell’economia russa. Come risulta dal documento, la recessione dovrebbe persistere per i primi due trimestri dell’anno: di conseguenza, il Pil russo nella prima metà del 2009 potrebbe scendere del 4-5 per cento.
La riduzione della produzione industriale potrà raggiungere il 7,4%, mentre la contrazione dell’industria manifatturiera  potrebbe arrivare addirittura al 9,7 per cento. I problemi più gravi interesseranno l’industria metallurgica, i produttori di materiali per l’edilizia, le fabbriche metalmeccaniche, l’industria tessile e quella calzaturiera.  Ci si aspetta anche che la recessione continui nell’industria gas petrolifera: secondo le previsioni la produzione di petrolio nel 2009 sarà di 482 milioni di tonnellate (3,57 miliardi di barili), ovvero il 98,9% rispetto a quanto raggiunto nel 2008. Parallelamente, la produzione di gas naturale diminuirà del 2,9-6,5% rispetto al 2008, arrivando nel 2009 a 620-644 miliardi di metri cubi di metano.
Gli analisti indipendenti hanno presentato delle proprie stime: come ha dichiarato al’agenzia Rbc Vitalij Krjukov del gruppo finanziario Kapital “la produzione di petrolio e di gas nel 2009 rischia di scendere rispettivamente dell’1,5% e del 4 per cento. In particolare, una brusca riduzione della produzione di gas sarà legata soprattutto al calo della domanda interna (-6% come minimo) ed estera, mentre il calo della produzione di petrolio sarà provocato da una drammatica contrazione delle riserve attualmente disponibili e dei volumi della prospezione geologica, oltre che da un generale peggioramento della situazione economica del settore di idrocarburi.
In questa situazione il Governo ha tracciato sette linee generali per aiutare l’economia a far fronte alla crisi globale. Al primo posto l’esecutivo ha messo la tutela sociale della popolazione: “Gli impegni di carattere sociale che il Governo ha assunto nei confronti dei cittadini russi saranno rispettati al 100 per cento”, ha dichiarato un rappresentante del Governo. Il Governo appoggerà i disoccupati – secondo il presidente, Dmitrij Medvedev, in Russia in questo periodo ce ne sarebbero come minimo sei milioni – e gli altri gruppi sociali, tra cui i pensionati, le famiglie con prole numerosa, i dipendenti pubblici delle  più importanti categorie (militari, medici, professori, ecc.)
Gli altri compiti fondamentali del programma governativo hanno l’obiettivo di conservare il potenziale industriale e tecnologico della Russia, stimolando la domanda interna attraverso la sostituzione delle importazioni e l’introduzione di una politica preferenziale per i prodotti russi. Secondo i dati resi pubblici dal direttore del Centro macroeconomico del ministero dell’Economia, in gennaio e in febbraio le importazioni russe di prodotti e di servizi sono diminuite, rispettivamente, ancora del 34,1% e del 36,2% rispetto ai risultati  registrati nei corrispondenti mesi del 2008, scendendo a quota 10,3 miliardi e 13,5 miliardi di dollari.
Inoltre, dovranno essere abbassate le barriere amministrative che frenano lo sviluppo imprenditoriale, sarà rafforzata la lotta alla corruzione che danneggia molto seriamente gli interessi delle imprese piccole e medie.
Sono invece in dubbio le previste misure di sostegno da settore bancario: i provvedimenti anticrisi non devono entrare in contraddizione con le priorità di sviluppo economico a lungo termine della Russia e neppure accelerare la corsa dei prezzi.
La comunità imprenditoriale intende partecipare attivamente alla stesura del programma anticrisi. Secondo il presidente dell’Associazione delle Pmi “Opora Rossii”, Serghej Borisov, l’imprenditoria aspetta dal Governo “la proclamazione di una specie di vacanza fiscale, il congelamento delle tariffe dei monopoli delle materie prime e la possibilità di ottenere credito per il pagamento delle tasse”. In particolare, una riduzione delle tariffe dei monopoli  favorirebbe lo sviluppo dell’industria russa e permetterebbe ai produttori di ridurre le spese in questa difficile situazione economica e finanziaria.


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