Dmitrij Medvedev tira le somme sull’economia russa nel 2008
Non è stato possibile evitare la crisi dopo che l’economia della Russia è diventata parte integrante del sistema globale - Il Governo prevede un rallentamento della crescita economica, ma si impegna a tutelare il tenore di vita della popolazione - Le riserve internazionali difendono il Paese dal pericolo di default - Nel 2009 aumenterà la domanda da parte dei piccoli risparmiatori per strumenti finanziari sicuri come conti denominati in metalli preziosi e per i metalli preziosi in lingotti e in monete.
Per la prima volta dopo la sua elezione a presidente della Russia, Dmitrij Medvedev ha tirato le somme del “difficile 2008”. Il leader del Cremlino ha cercato di equilibrare le conseguenze della crisi economico finanziaria, per la Russia in generale e per ogni cittadino russo in particolare, con i risultati positivi della politica estera russa.
Secondo Medvedev nel corso degli otto anni della presidenza Putin la Russia è riuscita a prepararsi molto bene alla crisi globale. In particolare, il Paese ha accumulato consistenti riserve internazionali - al terzo posto nel mondo - che hanno permesso di attenuare i problemi per il sistema finanziario russo.
Il Paese, ha spiegato Medvedev, non ha potuto evitare un coinvolgimento nella crisi perché ha sviluppato attivamente un’economia di mercato, diventando parte integrante del sistema economico globale: la maggior parte delle società si rivolgono per i prestiti al mercato internazionale del debito. “Di conseguenza, la Russia rischia di perdere i ritmi della crescita economica, dello sviluppo del settore reale dell’economia nazionale”, ha dichiarato Medvedev, secondo cui le autorità cercheranno di fare tutto il necessario per “conservare il volume dei redditi reali dei lavoratori”. La Russia è in grado di rimborsare i propri debiti, mentre il volume del debito interno è tale che il Governo di Vladimir Putin ha escluso la possibilità di un default. “Nella situazione attuale dell’economia russa l’ipotesi di un default è assurda. Per quel che riguarda il corso del rublo, esso deve corrispondere allo stato reale dell’economia russa”, ha sottolineato Medvedev. Lo Stato manterrà il cambio “entro certi limiti”, mentre il corso sarà un po’ flessibile rispetto alla situazione degli anni precedenti. Una condotta presa per non ripetere la situazione della crisi finanziaria del 1998, anno in cui “nonostante le promesse, del Governo di allora una mattina i russi si sono svegliati derubati”.
Sull’arena internazionale la Russia difenderà i propri interessi con tutti i mezzi disponibili e in “certi casi senza esitare di ricorrere alla forza”. Medvedev ha dichiarato di aver avvertito nel 2008 alcuni tentativi di “mettere la Russia al suo posto”. Un atteggiamento che il Cremlino non lascerà senza conseguenze. Inoltre, il nuovo “avvicinamento dell’Alleanza nordatlantica verso i confini del Paese” susciterà un’adeguata reazione da parte della Russia .
La strisciante svalutazione del rublo, condotta dalla Banca centrale della Russia nel mese di dicembre (la moneta ha perso l’1-1,5% del proprio peso nei confronti del “paniere valutario” composto per il 55% da dollari e per il 45% da euro), ha accelerato la fuga dal rublo, mentre gli analisti finanziari della maggiore banca della Russia Sberbank hanno ipotizzato per il 2009 una crescita esponenziale della domanda di metalli preziosi e di conti bancari speciali anonimi, vincolati al corso dei metalli preziosi. La domanda di questi strumenti finanziari personali sarà alimentata dalla volatilità dei mercati russi. Verso i metalli preziosi saranno indirizzati sia i mezzi ritirati dal mercato azionario, sia i risparmi personali.
Gli analisti finanziari della Sberbank prevedono che nel 2009 i volumi delle vendite di metalli preziosi sotto forma di conti anonimi e in lingotti potranno crescere di tre volte, mentre le vendite di monete in metalli preziosi potranno aumentare di 1,7 volte. Negli ultimi mesi del 2008 la domanda di conti “metallici” è aumentata di due volte rispetto al corrispondente periodo del 2007. I russi hanno aperto soprattutto conti “metallici” denominati in oro (88%). conti in argento (11%) e in platino (11%). I conti in palladio hanno raggiunto l’1,5% del totale.
L’instabilità finanziaria che ha interessato nel 2008 tutti i mercati finanziari del mondo. quello russo compreso, ha spinto gli investitori e i risparmiatori verso rifugi tradizionali, in primo luogo verso l’oro e l’argento.
L’evoluzione della domanda, sostengono gli esperti russi, dipenderà in gran parte dalla situazione dei mercati finanziari globali, in primo luogo dall’andamento del prezzo dell’oro, che nel 2008 è stato soggetto a notevoli fluttuazioni: da oltre mille dollari a 710 dollari per un’oncia. E questo perché lo scorso anno i prezzi sono stati determinati dagli umori speculativi degli investitori, piuttosto che dalla domanda determinata dalle reali esigenze delle aziende che utilizzano l’oro per i propri processi tecnologici.
Per capire la dinamica che potrebbe seguire nel 2009 il prezzo dell’oro bisognerà tenere d’occhio il corso del dollaro rispetto all’euro: se dovessero avverarsi le previsioni pessimistiche su un drastico calo del dollaro rispetto alla moneta unica europea, il prezzo dell’oro potrebbe salire moltissimo.
Nello stesso tempo, molti analisti hanno dichiarato che nel 2009 l’oro difficilmente potrà essere considerato un mezzo di guadagno dal momento che attualmente è molto difficile, impossibile quasi, fare delle previsioni sull’andamento del suo prezzo. Infatti, per poter guadagnare si dovrebbe essere sicuri al momento dell’acquisto che nel 2009 l’oro salirà più del 18%, percentuale che un investitore privato dovrà rimborsare sotto forma di imposta Iva al momento della vendita. Invece, l’oro è più che adatto come strumento di risparmio: l’inflazione lo corrode meno del denaro contante.
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