La crisi finanziaria mette a rischio
i programmi per le infrastrutture

La situazione finanziaria globale può ostacolare la realizzazione di alcuni piani strategici per la costruzione di nuove autostrade e la realizzazione di molti progetti  – Per la ricostruzione delle infrastrutture ormai obsolete  Cremlino e  privati dovranno investire almeno 1.000 miliardi di dollari – La Banca centrale dovrà rivedere il programma finanziario fino al 2011 rinunciando alla politica di targeting dell’inflazione

Per il Governo russo la ricostruzione delle decadenti infrastrutture del Paese è una delle priorità del programma economico per i prossimi cinque anni. Senza un urgente ammodernamento tecnico dei sistemi infrastrutturali, che la Russia aveva ricevuto in eredità dall’Unione Sovietica, il Cremlino non riuscirà più a garantire un’adeguata crescita economica – quest’anno il Pil russo dovrebbe aumentare del 7,6% - e la formazione di un’industria moderna e competitiva. L’aumento del costo del denaro, la fuga di capitali dalla Russia e la crisi che nelle ultime settimane ha colpito i mercati russi dei titoli   mettono a rischio la realizzazione di questi progetti.
Al centro del piano di ammodernamento tecnico delle infrastrutture russe si trovano la costruzione di una rete di autostrade, di molte nuove centrali elettriche e il rinnovamento dei sistemi di acquedotti e di riscaldamento. La realizzazione di questo programma verrà a costare allo Stato russo e agli investitori privati più di mille miliardi di dollari.
Solo l’ammodernamento tecnico dei sistemi di acquedotti richiede un investimento di 50 miliardi di dollari, ma le strutture statali e private russe fanno molta fatica a trovare le risorse. Le società piccole e medie  risentiranno dalla crisi in maniera particolarmente grave.
Inoltre, la contrazione degli investimenti nell’ammodernamento tecnico delle infrastrutture rischia di provocare nel Paese un’ondata di malcontento popolare: negli ultimi anni gli innumerevoli guasti dei sistemi di riscaldamento in molte città russe hanno fatto scendere in piazza decine di migliaia di persone. Secondo le stime di esperti governativi si è arrivati a un grado di usura degli impianti tecnologici dei sistemi comunali dell’80%, mentre i programmi di ammodernamento vengono rinviati di anno in anno.
A Mosca il traffico stradale è sempre più congestionatoIl principale problema che mette in forse la realizzazione dei programmi di riforme infrastrutturali è legato all’esaurimento delle poco costose risorse finanziarie occidentali per le società russe. A causa della crisi finanziaria, molte società russe sono state costrette ad annullare le proprie Ipo, provocando una riduzione dei programmi d’investimento. Senza un piano urgente, che permetta alle società russe di accedere ai crediti a lungo termine, la ricostruzione delle infrastrutture non potrà decollare.
Visto che gli investimenti in programmi infrastrutturali rendono in una lunga prospettiva, il Governo deve trovare un sistema per rendere più accessibili i crediti a lungo termine.
Come ulteriore garanzia per gli investitori russi e internazionali il Governo offre una sorta di partnership Stato-privati, che per la prima volta verrà sperimentata durante la costruzione della nuova autostrada a pagamento tra Mosca e San Pietroburgo.
Per ridurre le conseguenze della crisi il Cremlino ha deciso anche di rivedere le basi della propria politica economica e finanziaria. In particolare la Duma di Stato ha respinto il disegno di un programma intitolato “Le linee generali della politica statale monetaria e creditizia per il periodo 2009-2011”, elaborato dalla Banca centrale della Russia (per i particolari del documento si può consultare l’editoriale del Notiziario dai mercati Csi n.80, n.d.r.).
Tra le principali obiezioni, presentate dai legislatori agli autori del documento c’è quella relativa all’intenzione della Banca centrale di rinunciare una volta per tutte alla strategia di targeting del corso del rublo, a favore del targeting del tasso d’inflazione, che quest’anno - secondo la nuova previsione ufficiale del Governo Putin - non sarà inferiore al 12 per cento. Innanzitutto, dovranno  cambiare i principi della lotta all’inflazione attraverso l’apprezzamento artificiale del rublo: l’Istituto centrale cerca di realizzare questo programma da alcuni anni, ma senza grande successo.
L’apprezzamento del rublo registrato  negli ultimi otto anni non ha permesso alla Banca della Russia di risolvere il problema della corsa dei prezzi, mentre l’obiettivo di introdurre un sistema di targeting dell’inflazione non potrà essere realizzato nelle condizioni economiche e finanziarie attuali. Una delle realtà che la Banca centrale non prende in considerazione è il carattere non monetario dell’inflazione russa. Infatti, nel periodo gennaio-agosto la crescita dei prodotti e dei servizi provocata dai problemi legati alla crescente monopolizzazione dell’economia russa e dal rincaro delle tariffe è stata nei vari settori del 15-30 per cento. Invece, la corsa dei prezzi dei prodotti, sensibili all’eccesso di denaro è stata soltanto del 3-6 per cento.
Inoltre, l’efficacia della politica di targeting dell’inflazione potrebbe essere ridotta da fattori di vario tipo, tra cui l’aumento dei prezzi mondiali dei generi alimentari e dei prodotti petroliferi, nonché da un notevole rafforzamento dell’inflazione “importata”. Nel periodo compreso tra l’agosto 2007 e il luglio  2008 nei 17 Paesi (dei 18 sotto controllo degli organismi finanziari internazionali) che stanno realizzando i programmi di targeting dell’inflazione, la corsa dei prezzi ha superato i limiti prestabiliti.
I deputati hanno criticato anche la posizione assunta dalla Banca centrale che ha vincolato i risultati concreti del programma a una serie di fattori internazionali, come la congiuntura dell’economia globale, la politica di budget del Governo, la dinamica dei prezzi e delle tariffe soggette al controllo da parte dello Stato. In altri termini la Banca della Russia ha scaricato la responsabilità per i risultati della politica monetaria e creditizia sulle spalle del Governo.
Molti esperti, tra cui il presidente dell’Associazione delle banche regionali della Russia, Anatolij Aksakov, hanno dichiarato che il targeting dell’inflazione è “una politica sbagliata, che rischia di portare a molte conseguenze pesanti per l’economia russa”. La riduzione dell’inflazione non deve diventare  fine a   sé stessa, bensì diventare uno strumento che permetta di raggiungere risultati ben precisi, tra cui la crescita economica del Paese, la lotta alla disoccupazione, l’aumento del tenore di vita della popolazione.
La politica di targeting dell’inflazione e l’apprezzamento della valuta nazionale russa che ne deriverebbe, non permettono di raggiungere questi obiettivi.
Negli ultimi anni il corso reale del rublo rispetto al dollaro è cresciuto del 38 per cento. L’apprezzamento del rublo ha favorito un’enorme aumento delle importazioni: mentre la produzione industriale della Russia cresce in media del 5,9% l’anno, le importazioni aumentano del 29 per cento. Di conseguenza, nel sistema di consumi interni la quota dei prodotti d’importazione ha raggiunto il 53 per cento. In altri termini, l’impresa  russa non è in grado di assicurarsi nemmeno una metà dei prodotti e dei servizi consumati nel Paese.
Come ha dichiarato il deputato della Duma e presidente del Centro studi politici, Serghej Markov, il rafforzamento della dipendenza della Russia dalle importazioni, oltre a una minaccia diretta alla sicurezza del Paese, “lascia a secco” le imprese russe, mentre i flussi di denaro vanno ai concorrenti,come Cina e Stati Uniti, i cui Governi riescono a tenere bassi i corsi delle proprie valute nazionali. Secondo Markov, il Governo deve adottare una serie di misure speciali per far scendere il corso del rublo rispetto al dollaro e alla valuta unica europea, per creare condizioni migliori di concorrenza praticamente per tutti i settori dell’economia nazionale. “Credo che valga la pena di rivedere le norme linguistiche e di parlare non di un rublo ‘debole’, ma di un rublo ‘leggero’”, ha sottolineato Markov, secondo cui un rublo ‘leggero’ come una mongolfiera solleverà la crescita economica e i redditi della popolazione, e permetterà all’economia russa di decollare.

 

Notiziario dai mercati Csi