La Banca centrale russa liberalizza la politica valutaria

Il piano economico e finanziario per il triennio 2009-2011 del Governo Putin prevede un graduale ritiro dell’Istituto centrale da un sistema basato sul “paniere” bivalutario – Per frenare la corsa dei prezzi il Regolatore passerà al modello di inflazione “target” – Positivi i risultati economici della prima metà del 2008: il Pil è aumentato dell’8 per cento – Nel 2011 il tasso d’inflazione non dovrebbe superare quota 5-6,8 per cento – Sarà aumentata l’aliquota minima di capitale proprio delle banche

La Banca centrale ridurrà gradualmente la propria presenza sul mercato valutario, rinunciando alla prassi che vincolava il corso del rublo al “paniere” bivalutario (dollaro-euro) e passando a un sistema di cambi fluttuante, che permetterà di regolare la politica monetaria attraverso i tassi d’interesse. Sono questi i principali punti di riferimento della politica finanziaria del Governo e dell’Istituto centrale della Russia per il 2009-2011, presentata alla fine di agosto a Mosca dal primo ministro, Vladimir Putin.
Le difficoltà in cui si sono trovati i mercati russi in seguito alla crisi dell’Ossezia del Sud hanno spinto il Governo russo ad aggiornare le linee fondamentali della politica economica del Paese per i prossimi tre anni. Nonostante la crisi finanziaria internazionale, l’economia russa ha registrato una notevole crescita nella prima metà del 2008. Il Prodotto interno lordo è aumentato dell’8%, gli investimenti hanno guadagnato il 16,9%, gli stipendi medi e i redditi reali dei lavoratori sono saliti rispettivamente del 13% e dell’8,1 per cento.
Il principale problema per l’esecutivo russo resta un’inflazione spaventosamente elevata, che ha raggiunto, secondo le statistiche ufficiali, il 9,5 per cento. La lotta contro l’inflazione galoppante rimarrà per i prossimi tre anni il principale obiettivo del Governo e della Banca centrale. Secondo un piano d’azione, presentato da Putin, il tasso d’inflazione in Russia dovrebbe scendere nel 2009 al 7,5-8,5%, al 5,5-7,0% nel 2010 e  la corsa dei prezzi non dovrebbe essere superiore nel 2011 al 5-6,8 per cento.
Politica ValutariaPer realizzare questo programma, che gli analisti finanziari russi e internazionali hanno già giudicato di “ardua fattura”, la Banca centrale prevede di realizzare nel triennio 2009-2011 una serie di riforme fondamentali. Sarà gradualmente aumentato il capitale minimo proprio delle banche già operative. Come ha dichiarato il vice governatore della Banca centrale russa, Ghennadij Melikjan, attualmente non esiste un tasso minimo per il capitale proprio delle banche funzionanti. E l’Istituto centrale esige che il capitale proprio di queste banche non scenda. Invece, per quanto riguarda i nuovi istituti di credito, il capitale minimo proprio non deve essere inferiore a cinque milioni di euro. Proprio questa cifra verrà gradualmente aumentata per «aiutare la Banca centrale a togliere dal mercato gli istituti “chiusi” che non si occupano di reale business bancario».
Per rafforzare il proprio controllo sul settore bancario russo nel 2008 la Banca centrale ha costituito un gruppo di 200 banche, che è stato sottoposto a un controllo più rigido. Non vi sono entrati a far parte solo istituti di credito “problematici”, ma anche banche strategiche: nella lista sono compresi i maggiori istituti del Paese, i più importanti a livello regionale, le banche che controllano i maggiori volumi di depositi della clientela privata e quelli che dispongono di una rete capillare di filiali in tutta la Russia.
Inoltre, il programma di sviluppo economico e finanziario della Russia fino al 2011 prevede la costituzione di  condizioni adeguate per realizzare un sistema di politica creditizia e finanziaria basato sull’introduzione di inflazione-target, che permetta di ridurre gradualmente l’intervento diretto nei processi legati alla formazione dei corsi di cambio.
Per qualche tempo l’Istituto centrale continuerà a usare il “paniere” bivalutario euro-dollaro per permettere al Regolatore di reagire alle fluttuazione dei cambi delle due valute più importanti in maniera equilibrata e, di conseguenza, tagliare i picchi alti e bassi del corso nominale efficace del rublo.
L’idea del passaggio a un sistema di inflazione-targhet è stata promossa dal vice premier e ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, secondo cui negli ultimi anni la Banca centrale è stata costretta a concentrarsi su un compito ambiguo, non di rado carico di contraddizioni interne. Da una parte, la Banca centrale ha dovuto frenare la corsa dei prezzi, mentre dall’altra si è data da fare per non permettere un troppo elevato apprezzamento del rublo. Un processo legato a una serie di fattori congiunturali tra cui la crescita dei prezzi mondiali di materie prime esportate dall’industria russa (negli ultimi cinque anni è stato registrato un aumento di oltre quattro volte), un afflusso record di denaro, costituito da investimenti esteri, da capitali speculativi, da redditi in valuta pregiata delle società-esportatrici. Un apprezzamento del rublo ha messo in difficoltà l’industria nazionale, costringendo la Banca centrale ad acquistare l’offerta di valuta in eccesso, aumentando l’emissione dei rubli e procedendo a zigzag tra l’inflazione e il corso del rublo.
Il programma economico e finanziario prevede una graduale riduzione della presenza sul mercato valutario della Banca centrale che, invece, dovrà concentrarsi sulla lotta contro l’inflazione.
Il distacco dal “paniere” bivalutario si basa sulle aspettative di una rapida contrazione dei profitti in conto alle operazioni correnti della Russia nel periodo 2009-2011 e, come è previsto dalla maggior parte degli scenari, un passaggio al deficit. Quando i fattori che sostengono l’apprezzamento del rublo diventeranno più deboli, la Banca centrale potrà passare al cambio fluttuante e influenzare la politica monetaria tramite un sistema di tassi d’interesse.
Gli esperti hanno dichiarato, però, che il passaggio all’inflazione targhettizzata comporta alcuni rischi, in primo luogo  legati ai problemi legati all’impossibilità di prevedere l’andamento dei prezzi delle materie prime e dei flussi di capitali a breve termine. Cioè esiste il pericolo che il ritiro della Banca centrale dal mercato valutario possa aumentare la volatilità del corso del rublo e, nel caso di un drastico peggioramento della congiuntura,  destabilizzare i mercati finanziari. Evidentemente i vertici della Banca centrale e del Governo sono consapevoli di questi pericoli e cercheranno di agire con grande cautela e moderazione.


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