Allarme in Russia: stabilità a rischio
I generi alimentari sono troppo cari
La corsa dei prezzi dei prodotti alimentari registrata nel 2008 nel Paese è la più forte in Europa – Nella prima metà dell’anno i prezzi russi sono aumentati del 13% contro il 3,5% europeo – Per la terza volta consecutiva Mosca prima tra le città più care al mondo – Aumentano i prodotti contraffatti e adulterati: il fenomeno tocca il 50% degli alimentari venduto in Russia
Nonostante le promesse pre elettorali il Governo di Vladimir Putin non riesce a frenare la corsa dei prezzi. L’inflazione galoppante, che in Russia quest’anno rischia di superare il 14 per cento, rappresenta una sfida vera e propria per il Cremlino. Nei primi cinque mesi dell’anno l’aumento dei prezzi dei generi alimentari in Russia ha superato lo stesso dato europeo di ben quattro volte.
Secondo le statistiche ufficiali russe nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2008 i prezzi dei generi alimentari sono cresciuti di circa il 13% in Russia contro una media europea del 3,5% in Europa.
Per alcuni prodotti di prima necessità la situazione sta diventando davvero drammatica. In particolare i prezzi del burro e della frutta in Russia sono cresciuti rispettivamente di 5 e 10 volte rispetto ai dati medi europei. A Mosca e in molti altri maggiori centri abitati del Paese migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la politica economica del Cremlino che, non riesce a frenare la corsa dei prezzi. Nella capitale russa il costo della vita è superiore del 50-70% quello che si registra in altre città del Paese. Stando ai risultati di un recente sondaggio d’opinione, ormai circa il 50% delle famiglie russe è costretto a ridurre drasticamente l’acquisto di alimenti, sostituendo molti prodotti costosi come carne, pesce o caffè con dei surrogati.
Gli esperti hanno spiegato l’enorme distacco rispetto ai Paesi europei con le differenze presenti nel sistema di calcolo della cosiddetta “inflazione di base”, che in Russia non tiene conto della frutta e della verdura (nel comparto di generi alimentari), dell’elettricità e neppure delle tariffe comunali. Secondo le statistiche ufficiali, l’“inflazione di base” in Russia nei primi sei mesi dell’anno è stata appena del 6,7-6,8%, mentre le famiglie russe, interpellate nel corso di un recente sondaggio d’opinione, condotto dal Centro studi Vtsiom, hanno denunciato la di percepire che la corsa dei prezzi arriva al 30-40 per cento. Su scala annua dal giugno del 2007 al giugno del 2008 l’inflazione in Russia ha raggiunto il 15,1 per cento.
In Russia l’aumento dei prezzi dei generi alimentari ha superato il tasso d’inflazione, suscitando una forte preoccupazione del Cremlino. Il patto concluso tra il Governo e i maggiori produttori di generi alimentari più importanti (latte e pane) per congelare i prezzi fino al 1° maggio non ha prodotto risultati tangibili. Secondo il primo ministro, Vladimir Putin, la corsa dei prezzi dei generi alimentari rischia di destabilizzare la situazione politica e sociale della Russia. E l’esecutivo non riesce a trovare una via d’uscita.
Non disponendo di efficaci strumenti economici il Governo è ricorso alla Procura generale, presso la quale è stato costituito uno speciale gruppo d’inchiesta composto dai rappresentanti del ministero degli Interni, del Servizio federale antitrust, del Servizio federale per i mercati finanziari, del ministero dei Trasporti e di quello dell’Agricoltura. L’obiettivo su cui dovrà concentrarsi il gruppo sarà quello di lottare contro cartelli riguardanti il listino dei prezzi, combattere le speculazioni di vario tipo e tutte le altre cause dell’aumento dei prezzi dei generi alimentari non legate alla competizione di libero mercato.
Secondo molti esperti russi e internazionali i risultati dell’operato del nuovo organismo “antinflazione” saranno per lo più dimostrativi, mentre sarà difficile, per non dire quasi impossibile, aspettarsi che la corsa dei prezzi dei generi alimentari rallenti la sua corsa.
I prezzi dei generi alimentari crescono dell’1-2% ogni mese. In questa situazione non è più sufficiente frenare la corsa dei prezzi generale. Bisogna piuttosto risolvere una serie di problemi globali tra cui lo sviluppo di una moderna e competitiva produzione agroalimentare, la costituzione di un sistema competitivo. Infine, è necessario eliminare gli ostacoli legati al settore infrastrutturale (trasporti, magazzini, logistica, lavorazione dei prodotti).
Dall’inflazione galoppante soffrono i russi, ma soprattutto gli stranieri che devono vivere e lavorare nella capitale russa, che per il terzo anno consecutivo è stata proclamata città più cara del mondo. New York soltanto ventiduesima, dietro a San Pietroburgo, Milano, Roma e Tel Aviv. Una classifica del genere non sarebbe stata nemmeno immaginabile venti anni fa.. Ma oggi, nel mondo della finanza della ricchezza globalizzata, la crisi di Wall Street e della finanza, più due anni di debolezza del dollaro, ha tolto agli Usa il primato (New York è l’unica città statunitense in classifica), ora assegnato all’Europa e all’Asia. La classifica annuale delle cinquanta città con il più alto costo della vita, stilata dall’istituto Mercer su un campione di 143 centri, quest’anno riserva sorprese non tanto per chi sale ma soprattutto per chi scende. Sul podio si è riconfermata per il terzo anno consecutivo Mosca mentre la Grande Mela perde sette posizioni e scende a metà classifica.
Alle spalle della capitale russa c’è Tokyo: la megalopoli giapponese l’anno scorso era quarta e ha superato la notoriamente costosa Londra ( scesa al terzo posto), dove una cena da Le Gavroche, uno dei ristoranti più alla moda, può costare in media 100 sterline (150 euro), vini esclusi. Ma i ricercatori di Mercer, per stilare la loro classifica non si sono fermati ai locali chic, ma hanno preso in considerazione un paniere di 200 beni di consumo, dal biglietto della metropolitana alle magliette, passando per cinema e discoteche. Basta dire che, secondo la Mercer ,a Mosca una tazzina di caffè costa 10,19 dollari.
Ma i prezzi esagerati non sono l’unico problema di cui soffre il mercato russo dei generi alimentari: il 50% dei generi alimentari in vendita a Mosca è sofisticato e non corrisponde neppure agli standard minimi di qualità. Come ha dichiarato a una conferenza sui problemi della sicurezza del mercato dei generi alimentari il vice capo del dipartimento del commercio del municipio di Mosca, Anatolij Kochetkov, si sofistica tutto dall’olio al burro, al latte condensato, al te, al caffè, all’acqua minerale e al miele. Più degli altri prodotti vengono imitati i dolci, in primo luogo quelli dei maggiori marchi internazionali. E nel settore dei cioccolatini le proporzioni di falsificazioni sono davvero spaventose e in alcune regioni della Russia possono raggiungere il 90 per cento. Se nei supermercati la quota dei prodotti contraffatti non supera il 20% dell’intero assortimento, nei mercati all’aperto, e soprattutto nei piccoli negozi, molti dei quali aperti 24 ore su 24, il pericolo di acquistare un prodotto contraffatto o scaduto è molto alto. Nei dintorni di Mosca operano decine di società, specializzate nell’importazione dall’Europa di generi alimentari scaduti, sulle cui confezioni vengono ristampate false date di produzione e di scadenza. Parallelamente, decine di piccole fabbriche ex sovietiche producono generi alimentari che imitano i più celebri marchi russi e stranieri, sostituendo la cioccolata di alta qualità con quella di soia e altri ingredienti di bassa qualità o addirittura nocivi alla salute. Finora la polizia non è riuscita a combattere questo fenomeno, ampiamente alimentato dalla domanda dei ceti meno abbienti della popolazione, che devono far fronte all’inflazione galoppante.
Infine, l’arretratezza dell’industria agroalimentare della Russia favorisce la crescita delle importazioni di generi alimentari, che nel periodo gennaio-maggio 2008 (l’ultimo dato disponibile) sono aumentati del 27,3% rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente. Attualmente è d’importazione, a seconda della regione, tra il 40% e il 60% dei generi alimentari che si trovano sui banchi dei negozi russo.
Notiziario dai mercati Csi – Il Sole 24 Ore