Russia: solo poche conseguenze per la crisi finanziaria globale
Secondo la Banca centrale l’economia russa il Paese riuscirà a superare le conseguenze della crisi già nel secondo trimestre dell’anno – Il Cremlino non vuole rivedere al rialzo le previsioni sull’inflazione – Aumenta l’indebitamento internazionale delle società e delle banche russe – Questa fase può servire per ristrutturare l’economia russa – Importante garantire alle società private grandi e medie l’accesso alle risorse finanziarie
l’accesso alle risorse finanziarie
La crisi finanziaria internazionale, che ha scosso molte economie del mondo, ha lasciato la Russia quasi senza conseguenze. È il parere ottimistico della Banca centrale della Russia, secondo cui nel periodo aprile-giugno del 2008 il Paese è riuscito a ristabilire la naturale dinamica di afflusso di denaro in conto capitale della bilancia dei pagamenti a livello di 4-5 miliardi di dollari al mese. La fuga di capitali dal Paese, registrata nel primo trimestre dell’anno, aveva fatto temere che l’afflusso netto di capitali stranieri in Russia potesse trovarsi alla fine della prima metà dell’anno a quota “zero”. Ma un notevole aumento di afflussi di capitali registrato in giugno ha portato ll’indice della bilancia sul quadrante positivo, a quota 10 miliardi di dollari.
Nonostante la corsa dei prezzi stia accelerando notevolmente, la Banca centrale si rifiuta di rivedere al rialzo le previsioni sul tasso d’inflazione per il 2008: come ha dichiarato il vice governatore della Banca centrale, Aleksej Uljukaev, l’istituto centrale prevede “un rallentamento dell’inflazione nella seconda metà dell’anno e per il momento lascia la previsione per la fine dell’anno al livello del 10,5%”.
Gli analisti russi e internazionali sono rimasti colpiti da queste dichiarazioni: alla fine di giugno il tasso d’inflazione ha raggiunto l’8,7% e su base annua, giugno 2007 - giugno 2008, la corsa dei prezzi ha superato il 15 per cento. Il tasso medio non riflette la situazione reale: nella prima metà dell’anno le tariffe dei servizi comunali sono aumentate del 14,6 per cento. Inoltre, nel primo semestre il gas per la popolazione è aumentato del 22,9%, l’acqua calda del 18%, mentre il costo per l’elettricità è salito del 13,4 per cento. Il governo russo si è posto l’obiettivo di far scendere il tasso d’inflazione al 7-5% per il 2010-2011.
Molti analisti indipendenti non condividono l’atteggiamento “esageratamente ottimistico” del Cremlino sulle eventuali conseguenze delle crisi economica globale, che invece potrebbe offrire alla Russia buone possibilità per migliorare la qualità della propria struttura economica. Nonostante il la crescita economica della Russia continui, sintomi preoccupanti della crisi si fanno sentire: dalla meta di maggio l’indice Rts della Borsa di Mosca ha perso il 12 per cento.
Una generale riduzione del tasso di rendimento delle società, accompagnata da un’inflazione galoppante, rischia di innescare una pericolosa voragine nella quale potrebbe essere risucchiata l’economia russa. Il problema chiave in questa situazione è legato alla capacità degli operatori economici russi di mobilitare una quantità sufficiente di mezzi liquidi per rimanere a galla. Senza un adeguato accesso alle risorse finanziarie del mercato globale del debito, il 20% delle società russe rischia di andare in bancarotta.
La politica espansionistica sul mercato del debito internazionale sta aumentando a passi da gigante il debito estero delle società russe. Nel primo trimestre 2008 (l’ultimo dato disponibile reso pubblico dalla Banca centrale il 30 giugno) il debito estero della Russia è aumentato del 2,9%, salendo da 463,5 miliardi di dollari a 477,1 miliardi. Mentre l’indebitamento dello Stato russo nei confronti dei non residenti è sceso nei primi tre mesi del 2008 dell’1,3% (da 37,4 miliardi a 36,9 miliardi di dollari), continua ad aumentare l’indebitamento delle società e delle banche russe. Nel primo trimestre dell’anno il debito accumulato dalle banche russe nei confronti dei non residenti è aumentato del 4,7%, salendo da 163,7 miliardi a 171,4 miliardi di dollari. Le società russe hanno aumentato il proprio indebitamento nei confronti dei creditori stranieri del 4,4%: da 253,5 miliardi di dollari a 264,6 miliardi.
In questa situazione il governo russo deve trovare un sistema fornire all’economia liquidità. Però, i finanziamenti devono raggiungere non soltanto le maggiori società statali e le organizzazioni pubbliche, ma soprattutto le società private grandi e medie. In caso contrario, quando la crisi sarà superata, lo Stato si ritroverà non una moderna economia diversificata, ma un sistema costituito da alcuni colossi, come Gazprom o Rosneft, e una massa di società pubbliche, oltre a imprese piccole e medie concentrate nel settore dei servizi.
In particolare, lo Stato potrebbe lanciare alcune società di leasing che, su richiesta di società private russe, potrebbero acquistare all’estero con fondi valutari statali attrezzature tecnologiche moderne da trasferire, in un secondo momento, alla clientela che le pagherebbe a sua volta in rubli. Per garantire un’adeguata concorrenza, le società di leasing statali potrebbero essere costituite presso i ministero dell’Economia, dell’Industria e dello Sviluppo regionale, oppure presso le banche statali (Veb, Vtb, Sberbank).
La costituzione delle società di leasing statali – in Russia c’è già un’adeguata base legislativa - permetterebbe di risolvere alcuni problemi molto acuti: in primo luogo l’ammodernamento tecnologico dell’industria e il rallentamento dell’apprezzamento del rublo. Inoltre, la costituzione di società statali di leasing aiuterebbe a combattere la corruzione.
Questo meccanismo potrebbe diventare una fonte di crediti a lungo termine per l’industria manifatturiera russa, che rischia di soffrire più di qualsiasi altro settore della crisi economica globale. Inoltre, il Governo potrebbe organizzare delle emissioni obbligazionarie per finanziare alcuni dei maggiori progetti di infrastrutture. L’esecutivo per realizzare questi progetti può ricorrere al prestito, oppure acquistare una parte delle emissioni obbligazionarie, organizzate dalle amministrazioni regionali.
L’insieme di questi strumenti finanziari potrebbe permettere all’economia russa addirittura di beneficiare della ristrutturazione in corso nell’economia mondiale. La Russia dispone di notevoli risorse finanziarie libere ed è uno dei pochi Paesi che si può permettere di non rendere più rigida la propria politica economica e di conservare un ritmo di crescita del 7-8% l’anno. Se il governo riuscisse a far tesoro delle lezioni della crisi, potrebbe innescarsi un sistema che, facendo scomparire le società meno efficienti, favorirebbe invece lo sviluppo e il rafforzamento degli operatori economici più dinamici e innovativi. Che, però, dovranno avere la possibilità di accedere alle risorse finanziarie, pena il rischio di morire indipendentemente dal proprio potenziale. Se dovesse affermarsi quest’ultima eventualità, il ritardo economico russo aumenterebbe e, contemporaneamente, si rafforzerebbe ulteriormente l’orientamento dell’economia russa verso l’esportazione di materie prime.
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