Le sfide del presidente Medvedev per sviluppare l’economia russa

Un monito del Governo e della Banca centrale: l’economia russa è surriscaldata – Per garantire uno sviluppo economico accelerato bisogna aumentare la concorrenza e ridurre le possibilità di controllo dell’economia da parte dello Stato – Un programma di quattro “i”: istituti, innovazioni, inflazione, infrastrutture

La Banca centrale e il Governo della Russia si augurano la messa in funzione di misure urgenti per far fronte al “surriscaldamento” dell’economia del Paese. Gli analisti, però,  sottolineano che si tratta innanzitutto di ridurre il crescente distacco tra lo sviluppo reale dell’economia e l’arretratezza delle infrastrutture che non sono più in grado di sostenerlo.
Grazie alla crescita dell’industria manifatturiera nel primo trimestre del 2008 la produzione industriale è aumentata del 6,2%, mentre gli investimenti nello sviluppo della produzione industriale sono saliti del 20% rispetto allo stesso periodo del 2007.  Questi risultati hanno permesso agli analisti di concludere che la crescita economica della Russia proseguirà anche nei prossimi mesi.
Il presidente della Russia, Dmitrij MedvedevNello stesso tempo, tra gli esperti governativi e tra quelli indipendenti sta suscitando molta preoccupazione il crescente distacco tra l’aumento della domanda lorda e l’offerta lorda, un fenomeno legato a una prolungata crescita dei redditi disponibili della popolazione, che salgono a un ritmo superiore rispetto a quello della produttività. Di conseguenza, aumentano le importazioni, si creano delle pericolose bolle speculative sui vari mercati - in Russia  sono stati colpiti in maniera particolarmente dura quelli dei terreni e degli immobili - sta accelerando la corsa dei prezzi, che anche quest’anno rischia di superare il 10 per cento. Mentre la produttività aumenta del 6-7% l’anno, i redditi reali disponibili crescono in media del 10-11 per cento. Diminuiscono i depositi della clientela privata presso le banche: un’inflazione galoppante riduce   le motivazioni al risparmio tra la gente.
L’aumento della domanda per i beni di consumo in una fase di economia surriscaldata provoca una notevole accelerazione delle importazioni. Mentre la crescita dell’economia si sposta nel settore dei servizi, in primo luogo di quelli legati ai consumi e alle importazioni correnti. Così, nel mese di febbraio le importazioni sono aumentate del 47% (rispetto allo stesso periodo del 2007).
Esiste il reale rischio che in Russia si sviluppi una pericolosa spirale inflazionistica. È una delle numerose sfide economiche e finanziarie  di fronte  al nuovo presidente russo, Dmitrij Medvedev. Nei primi quattro mesi dell’anno la corsa dei prezzi ha superato il 6%, spingendo gli analisti a parlare di un livello inflazionistico assai pericoloso per gli investimenti. E nelle condizioni di corsa sfrenata dei prezzi diventa impossibile programmare gli investimenti per un periodo a lungo termine.
Un’altra sfida per la presidenza di Medvedev è legata alla dipendenza dell’economia russa dalle esportazioni di materie prime (petrolio, gas, metalli). Per ridurre un eventuale impatto negativo, che potrebbe derivare dal calo dei prezzi del petrolio, il Paese ha accumulato oltre 535 miliardi di dollari di riserve valutarie e aurifere della Banca centrale e oltre 260 miliardi in altri due fondi governativi. Nel caso in cui a livello mondiale dovesse verificarsi un brusco calo dei prezzi dell’energia, questo “cuscino di sicurezza” potrebbe durare per uno–due anni, dopodiché la Russia potrebbe vivere un crollo del corso del rublo e, conseguentemente, dei redditi reali della popolazione. Infine, la diminuzione degli investimenti lascerebbe senza ordinativi l’industria manifatturiera, che a sua volta rischierebbe di perdere una parte consistente delle risorse provenienti dalle esportazioni.
Altre due sfide sono legate alla riduzione della manodopera russa e alla necessità urgente di avviare nel Paese una politica di ammodernamento e di innovazione. Si fa sentire la crisi demografica. La mancanza di manodopera sta diventando uno dei principali problemi per l’economia russa. Nell’industria scarseggiano gli operai qualificati, le fattorie agricole affondano a causa dell’esodo di massa dei lavoratori  verso le città. Di conseguenza, la Russia dovrà presto dimenticare uno dei suoi principali vantaggi sul piano della concorrenza con gli altri Paesi industrialmente sviluppati: la manodopera qualificata disponibile a un prezzo molto basso. In questa situazione, tra i principali obiettivi del Governo diventeranno, da una parte la formazione professionale di quadri qualificati per l’industria, dall’altra l’avviamento di un’abile politica di attrazione di operai da altri Paesi, in primo luogo dalle repubbliche ex sovietiche.
Per far fronte a tutte queste sfide il Cremlino deve trovare il sistema per investire realmente una parte dei propri petrodollari nello sviluppo delle nuove tecnologie e delle infrastrutture, innanzitutto dei trasporti. Senza togliere la dipendenza dall’export di materie prime, ricevuta in eredità dal regime sovietico, il tandem Medvedev-Putin non riuscirà a raddoppiare il Pil russo per il 2020, come è previsto dal programma governativo. Invece, con lo sviluppo di alte tecnologie e  infrastrutture, con una manodopera qualificata (non molto numerosa, rispetto ai Paesi asiatici), si potrà garantire una crescita accelerata del Pil.
Ma lo sviluppo dei settori tecnologici non è ipotizzabile senza un’adeguata promozione della concorrenza. Obiettivo che si può raggiungere  evitando che i burocrati governativi esagerino nelle funzioni di controllo dell’economia.
Lo sviluppo della concorrenza deve diventare uno dei principali strumenti della lotta contro l’inflazione. I primi passi in questa direzione erano già stati fatti durante la presidenza di Vladimir Putin con la costituzione degli istituti per lo sviluppo (Russian venture company, la Banca per lo sviluppo della Russia, ecc.): Inoltre, da più di un anno è in elaborazione un piano d’azione  per lo sviluppo economico e sociale della Russia da qui al 2020, che prevede il passaggio dell’economia su  vie innovative.
E il programma del neo presidente Dmitrij Medvedev è basato sulle quattro “i”:  perfezionamento delle Istituzioni, sostegno dell’Innovazione, lotta all’Inflazione,  sviluppo delle Infrastrutture.


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