Economia e finanza in Russia un gigante e un nano

Senza una riforma di base con un’applicazione delle tecnologie bancarie occidentali il sistema finanziario russo è rimasto indietro rispetto alle reali necessità dell’economia nazionale – Occorre una capitalizzazione di mercato delle ricchezze nazionali, come terreni, sottosuolo e altri immobili

Gli analisti dell’Associazione delle banche regionali della Russia hanno lanciato l’allarme: il sistema finanziario russo non è all’altezza del programma di riorganizzazione, presentato dal Cremlino per i prossimi cinque anni.
Apparentemente la situazione è stabile e sicura: la crisi globale di liquidità, nonché la crescente volatilità dei mercati globali non hanno praticamente coinvolto la Russia. Aumentano le attività, il capitale proprio e il volume dei crediti erogati. Mentre il settore bancario ha superato gli indicatori quantitativi, tracciati dalla Strategia dello sviluppo del comparto per il periodo 2004-2008. All’inizio del 2008 le attività delle banche russe hanno raggiunto il 61,4% del Pil (dalla strategia era prevista una quota del 60%), il capitale proprio e i crediti alle società non finanziarie  sono aumentati rispettivamente dell’8,1% e del 28% (il target era dell’8% e del 26,5%). Però, i risultati registrati finora non basteranno a garantire un’adeguata crescita dell’economia russa.
Economia e finanza in Russia un gigante e un nanoA queste conclusioni sono arrivati gli analisti finanziari russi e internazionali che hanno partecipato alla conferenza, organizzata dalla rivista Ekspert con il patrocinio della Camera sociale presso il presidente della Russia.
Due sono i problemi fondamentali di cui soffre il sistema finanziario russo che preoccupano gli esperti. In primo luogo, il settore bancario resta ancora molto debole e non può ambire a un ruolo più o meno importante nei mercati finanziari internazionali. Inoltre, le capacità finanziarie non sono in grado di sostenere la crescita economica corrente. Per trovarsi al livello degli obiettivi fissati dal Governo il settore bancario russo deve crescere di parecchie volte.
E bisogna aggiungere che l’attuale crescita viene accompagnata da due processi che non possono non preoccupare gli esperti: da una parte, aumenta la quota delle partecipazioni statali nel sistema bancario (lo Stato controlla Sberbank, Vtb, la Banca per lo sviluppo, Rosselkhozbank e altri),. dall’altra negli ultimi anni è aumentata considerevolmente la presenza di istituti di credito stranieri. Attualmente, circa il 40% delle società di assicurazione è controllato da capitale straniero, che investe molto attivamente nel settore finanziario russo. E  a differenza dei pionieri stranieri del sistema bancario, come la Zao Banca Intesa - costituita appositamente per offrire sul mercato russo servizi finanziari d’avanguardia - le banche che sbarcano ora nel Paese preferiscono acquistare un  istituto già operante.
Questo processo procede a passi da gigante: secondo la Banca centrale della Russia, nel 2007 la quota di stranieri nei capitali del settore bancario è aumentata dal 15,9% al 25,1 per cento. Vale a dire che per la maggior parte degli istituti di credito russi sta passando la seguente logica: aumentare nel giro di pochi anni i volumi delle operazioni, mettere a posto il proprio “look” e, poi, darsi da fare per cercare un investitore straniero. Una situazione che piace molto alle banche straniere: senza affaticarsi troppo (evitando ad esempio il macchinoso e lungo processo di ottenimento di una licenza operativa da parte della Banca centrale) possono acquistare con poco un biglietto d’ingresso nel sistema di credito russo.
Le autorità monetarie russe invece di tracciare un programma di risanamento del settore bancario si concentrano sulle questioni globali, come indicare target per l’inflazione (mai rispettati negli ultimi anni: nel primo quadrimestre le previsioni sul tasso d’inflazione sono già state riviste al rialzo ben due volte), oppure applicare una politica di “sterilizzazione” della massa monetaria in eccesso. Nessuna di queste misure ha consentito di frenare la corsa dei prezzi. In compenso, ha dato una spinta allo sviluppo del modello di outsourcing del sistema finanziario russo.
Il Governo sta lavorando per trasformare Mosca in un centro finanziario internazionale. Si parla molto di una totale convertibilità del rublo e della riduzione del numero delle banche e delle società di assicurazione, una misura che permetterebbe di rendere più stabile l’intero sistema. In effetti, basta relativamente poco a trasformare la capitale russa in un importante centro finanziario internazionale: basterebbe ridurre drasticamente il peso fiscale, migliorare le infrastrutture e avviare una buona campagna di comunicazione. Ma  molti analisti dubitano che l’economia russa abbia veramente bisogno di tutto questo.
E’, invece, indispensabile la costituzione di un sistema finanziario “su misura” dell’economia che garantisca al Paese la sovranità economica e la competitività sull’arena internazionale. In altri termini, il sistema finanziario russo deve garantire la stabilità sociale ed essere in grado di sostenere la crescita economica.
Per realizzare questi compiti fondamentali bisogna trovare una fonte di investimenti a buon prezzo e a lungo termine. Per conservare gli attuali ritmi di crescita economica del 6-8% all’anno e, soprattutto, per avviare la produzione in Russia di prodotti competitivi sui mercati internazionali, bisogna ammodernare circa il 50% della base produttiva delPaese. Bisogna mettere mano quasi completamente alle infrastrutture dell Paese. Gli investimenti arrivati nel 2006-2007 nell’industria russa hanno permesso di mantenere l’usura del parco tecnologico a una quota del 45-46 per cento. Soltanto se la parte dei macchinari obsoleti scenderà al 25-30% l’industria russa potrà cominciare a lanciare prodotti competitivi sui mercati mondiali. Per avviare questo processo è necessario un investimento colossale, di almeno 10mila miliardi di rubli all’anno. Se invece si tratta si sostituire totalmente il parco macchine obsolete questa cifra deve essere raddoppiata. Il fabbisogno annuale di investimenti per l’ammodernamento tecnico e tecnologico delle industrie russe può essere stimato dunque in 30-50mila miliardi di rubli. Purtroppo, attualmente i crediti complessivi che le banche russe hanno finora erogato alle società non finanziarie riesce a coprire appena il 30% del fabbisogno reale.
Un’idea riguardo alla “potenza” del sistema bancario di un Paese è data dagli Stati economicamente e industrialmente sviluppati, dove le attività complessive degli istituti finanziari superano di 4-6 volte il Pil annuale, mentre circa il 50% è concentrato nei fondi istituzionali d’investimento a lungo termine (i fondi pensionistici, i fondi di assicurazione, ecc.) Se si guarda alla Russia, le attività del settore finanziario riescono a raggiungere appena il 65% del Pil.
Per quel che riguarda i finanziamenti a lungo termine, la situazione è quasi catastrofica: il loro volume ammonta al 2,1% del Pil ed è costituito dalle attività dei fondi pensionistici non di Stato e dalle società di assicurazione sulla vita. I crediti erogati per un periodo superiore a tre anni sono ancora  molto rari (meno del 25% di tutti i crediti erogati). Anche i bond erogati per un periodo superiore a tre anni in realtà maturano in un anno, perché l’offerta viene stabilita per un periodo fino a dodici mesi. Non è stato risolto il problema dei depositi irrevocabili. Soltanto il leasing attualmente può essere considerato una fonte di investimenti a lungo termine per un’economia in crescita. Tutto sommato, il volume delle attività adeguato al sistema economico dovrebbe essere di 100-200mila miliardi di rubli. Queste risorse finanziarie nel settore bancario russo non esistono ed è impossibile aspettarsi che questa massa di denaro appaia in tempi brevi.
Deve essere migliorata l’efficienza del sistema bancario che dovrà garantire la trasformazione dei risparmi interni negli investimenti con un minimo di spese di transazione. Attualmente, la resa degli istituti finanziari russi è molto bassa: il distacco tra le fonti di risorse (risparmio lordo) e investimenti raggiunge il 6-10% del Pil. E ciò blocca le attività d’investimento su larga scala. Uno dei motivi di questo distacco è legato alla pratica del cosiddetto “outsourcing”  delle funzioni del sistema finanziario, in base al quale le risorse finanziarie dello Stato a lungo termine vengono depositate sui mercati finanziari internazionali a tassi d’interesse del 3-4% l’anno. Mentre le banche sono costrette a rivolgersi sullo stesso mercato del debito internazionale per ottenere risorse, pagando annualmente l’8-11%. La differenza del 4-6%, spettante agli istituti di credito stranieri  per gli evidenti rischi, aumenta  le spese di transazione e frena gli investimenti.


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