L’economia russa resta solida anche con la crisi finanziaria globale

Preoccupa però la fuga di capitali – L’inflazione galoppante rimane uno dei principali problemi – Riviste al rialzo le previsioni di crescita nel 2008 – La Russia è un grande mercato per i produttori globali: nel 2011 le importazioni potrebbero superare le esportazioni di quattro miliardi di dollari

Nei primi due mesi del 2008 gli investitori internazionali hanno ritirato dai mercati finanziari russi oltre 30 miliardi di dollari. Come ha dichiarato il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, nel periodo gennaio-febbraio la fuga netta di capitali dal Paese è stata di 20 miliardi di dollari, ovvero molto di più rispetto a quanto era stato ritirato durante la drammatica crisi finanziaria avvenuta in Russia del 1998, quando il Cremlino fu costretto a proclamare un default sul debito estero e a svalutare il rublo. Per gli analisti finanziari è ancora presto per parlare di una crisi vera e propria, ma un ritiro così cospicuo di capitali dal mercato russo non può non destare forti preoccupazioni.
Gli esperti governativi e gli analisti indipendenti concordano nel sostenere che la fuga di capitali è legata in primo luogo al ritiro dal Paese di capitali speculativi, importati per approfittare del continuo apprezzamento del rublo e del rally sui mercati azionari, registrato nel 2006 e nella prima metà del 2007. Inoltre, dal momento che i tassi d’interesse sul mercato interno russo di credito raggiungono il 10-12%, molti investitori hanno importato somme notevoli in Russia. Vale a dire che decine di miliardi di dollari, usciti dalla Russia all’inizio del 2008 non erano  investimenti strategici, ma capitali speculativi, risorse che arrivano e scappano molto in fretta.
GraficoSecondo Kudrin, la situazione viene monitorata in continuazione e non   dovrebbero emergere problemi per il settore finanziario. Per aiutare le banche statali e i maggiori istituti privati a far fronte a un’eventuale crisi di liquidità, il Governo ha deciso di depositare presso questi istituti di credito 340 miliardi di rubli, erogati alle cosiddette “corporazioni statali”, incaricate di avviare  produzioni d’avanguardia (nanotecnologie, aeronautica, ecc.)
Stando ai risultati di un sondaggio, condotto tra gli analisti finanziari russi e stranieri, nessuno di loro prevede un rapido ritorno della dinamica positiva: la fuga di capitali potrebbe  proseguire fino al mese di giugno. La situazione si è  aggravata perchè nel solo mese di marzo le società russe sono state costrette a rimborsare nell’ambito dei crediti internazionali circa 16 miliardi di dollari.
Di conseguenza, il ministero dell’Economia ha rivisto ulteriormente al ribasso le previsioni per il 2008 sull’afflusso netto di capitali in Russia. Mentre alla fine dello scorso anno si era parlato di un afflusso netto di 40-50 miliardi di dollari (80 miliardi nel 2007), il 24 marzo scorso la stima è stata abbassata a 30-40 miliardi,  Molti osservatori ritengono la valutazione “esageratamente ottimistica”. Come ha sottolineato il capo del Dipartimento delle previsioni finanziarie del ministero dell’Economia, Oleg Zasov “Sarà molto difficile, impossibile quasi, che il record di 80 miliardi di dollari,registrato nel 2007,  sia battuto nei prossimi due-tre anni”. Si prevede che l’afflusso netto di capitali in Russia nel periodo 2009-2010 si aggiri sui 50-70 miliardi di dollari l’anno. “Solo nel 2011-2012 sarà possibile il ritorno a una quota annua di 80 miliardi di dollari ”, ha detto Zasov.
La fuga di capitali speculativi non dovrebbe però mettere a rischio la crescita economica della Russia: le previsioni per il 2008 sono state riviste al rialzo: dal 6,5% al 7,1%. Gli investimenti dovrebbero scendere dal +21,1% del 2007 (sul 2006) al +14,4% (in un primo momento il  ministero dell’Economia aveva parlato del 14%). L’aumento della previsione è legata a una serie di progetti infrastrutturali su larga scala che comprendono la costruzione di autostrade,   ferrovie per i treni ad alta velocità, al cui finanziamento partecipano il Fondo statale per gli investimenti e la Banca statale per lo sviluppo. Intanto, l’inflazione galoppante rimane una delle principali preoccupazioni del Cremlino, che ha dovuto far salire la previsione per il 2008 dall’8,5% al 9,5 per cento, mentre molti analisti hanno dichiarato che neppure quest’anno la corsa dei prezzi potrà essere inferiore al 10-11 per cento. Già nei primi tre mesi del 2008 il tasso d’inflazione  è arrivato al 3,6 per cento.
L’apprezzamento del rublo rispetto al dollaro favorisce l’aumento delle importazioni e mette in difficoltà i produttori russi: per il 2008 le previsioni sull’import sono state alzate di 12,4 miliardi di dollari: da 286 miliardi a 298,4 miliardi. Questa tendenza entra in rotta di collisione con gli auspici del Governo che si è posto come target un drastico aumento della presenza di prodotti russi  nei negozi. Secondo il primo ministro uscente, Viktor Zubkov, nei prossimi cinque anni la quota di prodotti “made in Russia” dovrà salire al 70% del totale.
Gli economisti hanno bollato l’idea di Zubkov come un’impresa impossibile da realizzare, puntando sulle previsioni ufficiali del ministero dell’Economia sul commercio russo con l’estero. Nei prossimi due anni la bilancia positiva del commercio russo con l’estero passerà sul quadrante negativo: nel 2011 il disavanzo delle esportazioni rispetto alle importazioni dovrebbe essere di quattro miliardi di dollari.


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