Inflazione: dalla Tsentrobank terapia d’urto per le banche russe
Dopo 10 anni di tagli la Banca centrale russa ha aumentato il tasso di sconto - Il settore bancario russo in imbarazzo rischia di rallentare i ritmi di crescita - Secondo gli esperti l’effetto potrebbe tradursi in una diminuzione minima (0,1-0,2%) del tasso d’inflazione su scala annua - La Banca centrale teme un “surriscaldamento” dell’economia russa
Per la prima volta negli ultimi dieci anni la Banca centrale della Russia ha aumentato il 4 febbraio scorso il tasso di sconto e anche gli altri tassi connessi all’erogazione della liquidità alle banche commerciali, tra cui il tasso repo (Tasso di riferimento della politica monetaria) .
Inoltre, dal primo marzo prossimo entra in vigore una nuova normativa che riguarda l’entità delle riserve obbligatorie. Gli analisti finanziari hanno definito i provvedimenti intrapresi dalla Banca centrale russa una delle più importanti (non per le proporzioni, bensì per l’effetto che questi cambiamenti potranno esercitare sul settore bancario russo) di tutta la storia finanziaria della Russia post sovietica.
Il 10 febbraio il tasso di sconto è salito dunque dal 10% al 10,25% l’anno. Secondo le fonti dell’Istituto centrale russo l’aumento ha l’obiettivo di frenare la corsa dei prezzi e di far diminuire la quantità di denaro in circolazione. In gennaio il tasso d’inflazione ha battuto ogni record, guadagnando di colpo il 2,3%, raggiungendo in un solo mese circa un quarto dell’intera inflazione (8,5%) programmata dalla Legge finanziaria russa per tutto il 2008.
Molti operatori del mercato finanziario russo hanno bollato l’aumento del tasso di sconto come un gesto “dimostrativo” volto a far capire alle banche commerciali che la Banca centrale potrà ancora intervenire sulla liquidità per combattere l’inflazione. Nello stesso tempo c’è chi dubita che l’aumento dello 0,25% sia in grado di influenzare seriamente la situazione.
Negli ultimi dieci anni la Banca centrale ha diminuito gradualmente il tasso di sconto, sceso l’ultima volta dal 10,5% al 10 per cento. Il tasso di sconto più alto di tutti i tempi, pari al 210 per cento, era stato raggiunto nel periodo 1993-1994 . Nel 1998, l’anno della crisi finanziaria, il tasso di sconto era del 60%. In seguito la Banca centrale ha iniziato una politica di riduzione fino alla recente decisione.
L’aumento del tasso di sconto potrebbe avere un effetto internazionale: con la sua decisone la Banca centrale russa ha voluto probabilmente anche lanciare agli investitori stranieri un segnale per indicare che, in questo periodo turbolento per le finanze globali, la Russia potrebbe rivelarsi un’“isola di stabilità”. Un messaggio molto tempestivo: infatti, dopo che nel 2007 gli investimenti stranieri in Russia hanno totalizzato la cifra mai vista in precedenza di 83 miliardi di dollari, nel mese di gennaio la fuga di capitali è stata di 9 miliardi di dollari.
Secondo gli analisti finanziari, l’aumento del tasso di sconto del misero 0,25% potrà produrre alla fine del 2008 un effetto anti inflazionistico dello 0,1%, al massimo dello 0,2%. Invece, gli effetti negativi non si faranno aspettare: al momento dei rimborsi nell’ambito dei crediti societari e dei bonifici fiscali previsti per aprile, la Banca centrale dovrà appoggiare finanziariamente gli istituti di credito russi almeno nei mesi primaverili. Una delle misure di sostegno potrebbe essere l’apertura di conti della Tesoreria del ministero delle Finanze presso i maggiori istituti di credito russi. Invece, centinaia di piccole banche commerciali dovranno arrangiarsi da sole.
Per i crediti della Banca centrale della Russia contro garanzie di cambiali, e altre garanzie di questo tipo per un periodo fino a 90 giorni, è stato stabilito un tasso del 7,25% l’anno, mentre per il periodo compreso tra 91 e 180 giorni il tasso sale all’8,25 per cento.
Per i crediti della Banca centrale assicurati con le rispettive attività bancarie, erogati per un periodo fino a 30 giorni, il tasso di sconto è stato fissato a quota 9,25 per cento l’anno. Per i crediti della Banca centrale assicurati con una caparra e la garanzia di terzi, il tasso è del 9,25 per cento l’anno.
Per le operazioni di deposito effettuate sulla base delle condizioni standard tom-next, spot-next e altre il tasso è del 3 per cento, mentre per le condizioni standard one week, oppure spot-week è del 3,5 per cento. Per gli swap valutari di un giorno (la parte in rubli) il tasso sarà dell’8,25 per cento.
Dopo la crisi di liquidità dell’agosto del 2007, quando la Banca centrale ha deciso una serie di misure tra cui una riduzione della norma di riserve obbligatorie per aiutare le banche a far fronte alla contingenza, nel 2008 la situazione è cambiata notevolmente: le banche sono stabili e non temono un effetto immediato negativo proveniente dall’aumento del tasso di sconto e da altre mosse della Banca centrale.
Il principale problema è legato alle prospettive poco chiare, che derivano dall’azione del Regolatore: per gli operatori finanziari è molto difficile capire perché la Banca centrale russa in questo momento di grande instabilità dei mercati finanziari abbia deciso di avviare la lotta contro lo 0,1% dell’inflazione.
La principale preoccupazione delle banche che si preparano a rivedere le proprie strategie è legata all’ipotesi che la Banca centrale potrebbe far salire ulteriormente il tasso di sconto e le norme di riserve obbligatorie senza alcun preavviso. Per il momento non ci sono indicazioni su quanto il denaro potrà costare in Russia tra sei mesi. Questa situazione poco chiara potrebbe spingere le banche russe a prepararsi in anticipo al peggio. Molti istituti potrebbero ridurre i volumi dei crediti erogati e fare salire i tassi d’interesse. Di conseguenza, i ritmi di crescita del settore bancario del Paese rischiano di rallentare.
Le banche auspicano un segnale trasparente dopo questa “dimostrazione della forza”, ritenuta più un “segnale” che un meccanismo concreto in grado di risolvere il problema dell’inflazione.
Ma la Banca centrale ha lanciato un altro allarme: l’economia russa ha sintomi di un “surriscaldamento”. Lo ha dichiarato il vice Governatore dell’Istituto centrale, Aleksej Uljukaev, secondo cui il problema sarebbe legato in primo luogo a un’esagerata domanda consumistica (per maggiori dettagli consultare la pagina Approfondimenti di questo numero del Notiziario Csi), e il crescente squilibrio tra l’aumento dei redditi personali e la crescita della produttività. Gli investimenti nei settori reali dell’economia non si basano ancora sui mezzi privati russi, bensì su fonti estere e sul denaro ricavato dal budget.
“Tra i vertici politici del Paese è assai diffusa l’opinione che i ritmi di crescita dell’economia russa non siano ancora abbastanza alti. Gli esperti finanziari non sono d’accordo”, ha detto Uljukaev, secondo cui un certo “raffreddamento” della crescita dell’economia e delle attività del settore bancario “non guasterebbe affatto”. Intanto, il ministro delle Finanze Aleksej Kudrin ha rivisto al rialzo,dal 6,6% al 7 per cento, le previsioni di crescita economica per la Russia nel 2008 .
Rispetto al sostegno del Regolatore alle banche commerciali, Uljukaev ha dichiarato che nel periodo marzo-aprile 2008 gli istituti di credito potranno avere bisogno di 400 miliardi di rubli al giorno. “La Banca centrale è pronta ad aiutare gli istituti erogando fino a 700 miliardi di rubli al giorno”, ha dichiarato il vice Governatore della Banca della Russia.
Notiziario dai mercati Csi