Buone prospettive per il mercato azionario in Russia nel 2008
Nonostante il Pil russo, trascinato dal rally dei prezzi petroliferi, sia aumentato nel 2007 del 7,6%, il mercato azionario russo ha rallentato l’anno scorso i ritmi di crescita - Alla base dello stallo: la crisi finanziaria dei mutui subprime negli Stati Uniti - Quest’anno la crescita dovrebbe avere una velocità maggiore superando i risultati registrati nei dodici mesi precedenti.
Dopo un’impennata dell’indice borsistico Rts, che nel 2006 era cresciuto del 70%, l’anno scorso i mercati russi si sono sviluppati a ritmi più moderati. Nonostante la corsa dei prezzi del greggio, che ha sostenuto la crescita del Pil russo del 7,6% (+6,9% nel 2006), l’indice Rts è aumentato di circa il 20%, così come l’indice della Borsa Micex che nel 2007 ha registrato una crescita del 20% contro un più 41% dell’anno scorso.
Un duro colpo alla performance delle piazze russe l’ha vibrato il pessimismo degli investitori che hanno ritirato capitali dai titoli petroliferi in attesa di un nuovo aumento della tassa sull’export di greggio, che il primo febbraio prossimo salirà a quota 333,8 dollari per tonnellata (+58,4 dollari). Di conseguenza, alla fine del 2007 le quotazione dei titoli delle società petrolifere Lukoil e Rosneft hanno perso in media rispettivamente l’1,4% e lo 0,15% e quelle del monopolio del gas Gazprom hanno lasciato sul terreno l’1,72 per cento.
Il rallentamento della crescita delle Borse russe è stata una diretta conseguenza della globale crisi di fiducia, che ha fatto man mano svanire l’ottimismo con cui gli investitori avevano iniziato il 2007. In Russia gli investitori hanno preferito non rischiare in vista del doppio appuntamento elettorale: le legislative del dicembre scorso e le elezioni presidenziali del 2 marzo prossimo.
Secondo gli analisti russi, i mercati della Russia manifesteranno una crescita piuttosto sostenuta nei primi due mesi del 2008, un periodo piuttosto difficile per l’economia statunitense. Molti esperti finanziari hanno rivisto al ribasso, fino a quota 2.340 punti, le previsioni di crescita dell’indice borsistico Rts alla fine di febbraio 2008.
Dopo le elezioni presidenziali, in caso della vittoria del candidato del Cremlino, Dmitrij Medvedev, e il passaggio di Vladimir Putin dalla carica di presidente a quella di primo ministro, si prevede una crescita più celere degli indici borsistici russi: per la fine del 2008 l’indice Rts potrebbe salire del 30-40% a quota 2.700-2.800 punti di base. “Dopo il 2 marzo i mercati russi potranno essere trascinati al rialzo da un’ondata di ottimismo degli investitori”, ha sottolineato l’analista della società finanziaria Maxwell Capital, Aleksandr Prischepov.
Invece, si prevede che nel 2008 il mercato valutario russo sarà più volatile rispetto all’andamento nel 2006.
Gli analisti hanno definito il 2007 molto interessante: per la prima volta è stato notato che il rublo può apprezzarsi rispetto al dollaro e anche perdere colpi. Vale a dire che la moneta russa diventa sempre più convertibile e non più legata rigidamente alle quotazioni della Banca centrale.
Il 2007 può essere diviso in due periodi: fino al mese di agosto in cui il rublo si è apprezzato rispetto al dollaro, seguendo strettamente il livello di acquisto dell’Istituto centrale, e dopo l’agosto quando il distacco medio tra il corso del rublo e il livello di acquisto della Banca centrale è stato in media del 30 per cento.
Come conseguenza, si prevede un mercato valutario russo più volatile mentre ci si aspetta che il corso medio della valuta russa rispetto al dollaro raggiunga i 24,5 rubli per un dollaro.
Insomma, l’anno 2008 promette di essere abbastanza positivo per l’economia russa. È prevista un’espansione finanziaria della Russia sui mercati globali: entro il primo di febbraio il Fondo di stabilizzazione dovrà essere diviso nel Fondo di riserva e in quello di benessere delle future generazioni. Secondo il ministro delle Finanze, Aleksej Kudrin, i 122 miliardi di dollari del Fondo di riserva potranno essere investititi in titoli stranieri ad alto tasso di affidabilità (il 45% in dollari, il 45% in euro, il 10% in sterline britanniche).
Invece, gli analisti prevedono un rallentamento dell’afflusso in Russia degli investimenti e dei crediti stranieri. L’aumento del tasso della Federal Reserve dall’attuale 4,25% renderà il denaro ancora più costoso, dopodiché una parte consistente degli operatori economici russi sarà costretta a rinunciare ai prestiti stranieri. Di conseguenza, l’economia russa nel 2008 crescerà a un ritmo più sostenuto rispetto ai risultati (+7,6%) registrati nel 2007.
Parallelamente ai mercati globali, in Russia i tassi bancari nella prima metà del 2008 dovrebbero aumentare in media dell’1-2%, mentre i tassi sui crediti al consumo potrebbero aumentare del 2% rispetto alla media attuale del 15-16 per cento.
Non promette nulla di buono l’inflazione: nel 2008 i prezzi dei generi alimentari dovrebbero salire del 12% (+16% nel 2007). Più a rischio sono i prezzi della carne (+15% nel 2008). La Russia deve importare il 35% di carne consumata. Continueranno a salire i prezzi di latte e di latticini, che nel 2007 avevano già registrato una stangata del 45,8 per cento. Purtroppo si tratta di un trend a lungo termine: nel 2007 i consumi di latte sono aumentati in media dell’8% mentre la produzione è salita appena dello 0,4 per cento.
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