Più Zone economiche speciali per promuovere i settori innovativi

Previste centinaia di Zes per il 2010 - Mosca lancia il principio di partership Stato-privati per attirare nelle aree più investitori possibile - Per diventare risedenti delle Zes le società devono raccogliere permessi e licenze di 17 tra ministeri e servizi federali - Per ridurre al minimo le procedure burocratiche è stato introdotto il sistema dello “sportello unico” presso ognuna delle zone speciali - Le società non dovranno pagare per il collegamento alle reti elettriche  e ai sistemi di acquedotti

Il Governo russo vuole usare l’esperienza delle Zone economiche speciali (Zes) per dare una spinta allo sviluppo scientifico e soprattutto dei settori innovativi dell’industria. Lo ha dichiarato il primo vicepremier e uno dei probabili candidati per la prossima presidenza russa, Serghej Ivanov, durante una visita alla città di Dubna, nei pressi di Mosca, dove opera il Centro delle ricerche nucleari della Russia.
Il Cremlino vuole privilegiare lo sviluppo delle zone speciali industriali e tecnico-scientifiche presso le quali saranno sviluppate tecnologie innovative, da trasferire successivamente nella grande industria. Una di queste zone viene costituita proprio a Dubna, una città con notevole potenziale tecnico scientifico. Il Governo russo sta elaborando un programma di incentivi per attirare capitali russi e stranieri in queste zone. L’obiettivo è registrare per il 2010 nelle zone industriali e tecnico-scientifiche almeno 250 società residenti, con  investimenti  di un miliardo di euro.
Il punto cruciale della costituzione di queste zone è la loro graduale trasformazione in “punti di crescita”, da cui far germogliare la nuova economia della Russia, di tipo qualitativamente nuovo, basata su principi innovativi.
Il primo vicepremier russo, Serghej IvanovAttualmente i centri di ricerca tecnico-scientifica lamentano del grande distacco che divide il processo di ricerca, non di rado legato alle scienze fondamentali, e la loro traduzione in tecnologie per l’industria russa. In questo contesto le zone economiche speciali dovrebbero diventare uno strumento molto pratico di commercializzazione dei prodotti di ricerca tecnico scientifica e, successivamente, di aumento della produzione di merci ad alto potenziale scientifico innovativo. In questo modo la Russia vuole togliersi l’immagine di   Paese che esporta idrocarburi, metalli e altre materie prime, ma pochissimi prodotti altamente tecnologici.
Finora tutti i tentativi del Cremlino di ridurre la preoccupante dipendenza dell’economia russa dall’export di petrolio e di gas naturale si sono conclusi con un nulla di fatto.
Il Governo russo intende sviluppare le attività nelle zone speciali sulla base del cosiddetto partenariato statale-privato: lo Stato investe in un progetto dal 20% al 30% mentre tutto il resto è a carico degli investitori privati nel 2007. Nel concreto, il Cremlino investirà nella Zes di Dubna circa otto miliardi di rubli. “Lo Stato garantirà condizioni particolarmente favorevoli per lo sviluppo del business”, ha dichiarato Ivanov, secondo cui la maggiore preoccupazione del Cremlino riguarda l’esaurimento delle risorse minerarie su cui si basa attualmente l’economia nazionale.
Per non trovarsi sepolta sotto le macerie di un’economia basata sull’esportazione petrolifera, Mosca cerca soluzioni per diversificare il proprio sistema economico.
Oltre alle Zone economiche speciali, sarà sviluppata l’infrastruttura trasportuale, da cui si potranno ricavare fino a sei miliardi di dollari l’anno.
Secondo uno studio elaborato dagli esperti del Consiglio di Stato russo, la crescita economica (del 7,5% nel 2007 secondo le ultime stime) viene rallentata dall’insufficienza delle vie di trasporto e delle rispettive infrastrutture. Il Paese non sfrutta per niente la propria posizione geografica strategica tra l’Europa e l’Asia: attualmente attraverso il territorio della Russia passa meno dell’1% del flusso merci tra i Paesi europei e quelli asiatici, il potenziale di trasporto della Russia viene utilizzato appena al 5-7 per cento. Qualora la Russia riuscisse a canalizzare nelle proprie vie di comunicazione il 5% del flusso cargo eurasiatico, il Paese guadagnerebbe fino a un miliardo di dollari l’anno. Un ammodernamento tecnico globale del sistema delle vie di trasporto russe permetterebbe al Paese di guadagnare fino a sei miliardi di dollari l’anno e offrirebbe posti di lavoro a oltre due milioni di persone.
Per semplificare l’afflusso di investitori e di società residenti nelle Zone economiche speciali, il Governo russo ha sperimentato nella Zes di Dubna il sistema dello “sportello unico”. In una sala   lavorano i rappresentanti di 17 Servizi di registrazione federale che rilasciano tutti i permessi e le licenze indispensabili alle società interessate a lavorare nella Zes. In questo modo si risparmia molto del tempo che in passato veniva sprecato per andare agli sportelli degli uffici del Servizio fiscale, in quello dell’immigrazione, della dogana  e nella Camera di licenze e di registrazioni.
Finora in Russia sono state costituite 13 Zone economiche speciali di tre tipi: nella regione di Lipetsk e nella Repubblica del Tatarstan funzionano due Zes del tipo industriale produttivo; quattro zone del tipo scientifico produttivo operano a San Pietroburgo, a Zelenograd (la Silicon Valley russa) a Dubna e nella città di Tomsk. Altre sette zone speciali collocate in varie regioni del Paese sono del tipo turistico ricreativo. In tutte queste zone, in questo momento operano 54 società residenti. Entro il 2010 in numero degli operatori dovrebbe salire a 250. “Il numero delle società interessate aumenta - ha sottolineato Ivanov - e il Governo è pronto a lanciare nuove Zone economiche speciali”.
Tra le agevolazioni previste - oltre alle esenzioni fiscali di vario tipo - una parte di “urbanizzazione” è a costo zero. Per permettere ai residenti delle Zes di investire il più possibile nello sviluppo del proprio business la Russia non farà pagare alle società il servizio di collegamento alle reti elettriche né all’acqua corrente. Come ha dichiarato il capo del Dipartimento per le Zone speciali di tipo scientifico innovativo e produttivo, Ghennadij Starychev, “il collegamento dei consumatori nelle Zes alle reti elettriche e agli acquedotti sarà a carico del budget federale, che permetterà alle società residenti di risparmiare molti miliardi di rubli”.
Per esempio, nella Zes di Zelenograd dove il consumo di energia elettrica è stimato a 65 megawatt e il prezzo di collegamento previsto nel 2007 a 56mila rubli per un chilowatt di energia, il risparmio per le società residenti sarà di oltre tre miliardi di rubli. Inoltre, gli operatori delle Zes hanno diversi privilegi doganali e godono di agevolazioni tributarie (in particolare nell’ambito delle imposte sui terreni e sulla proprietà aziendale).

 


Notiziario dai mercati Csi