Russia tra i leader nel settore M&A
Una crescita del 50% nel primo semestre del 2007 - La globalizzazione dell’economia nazionale favorisce lo sviluppo del mercato russo delle fusioni e aquisizioni. Nei primi nove mesi di quest’anno gli investimenti esteri diretti hanno raggiunto i 40 miliardi di dollari
Negli ultimi tre anni la Russia è nella lista dei Paesi leader per il numero di deal nel settore di mergers & acquisitions (M&A). Anche nei primi sei mesi del 2007 il mercato russo di fusioni e di take-over è aumentato rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del 50 per cento. L’aumento di una volta e mezza è stato registrato per quanto riguarda il numero degli affari e per il loro volume finanziario.
Il fattore più importante che garantisce la crescita del mercato russo di M&A è la crescente globalizzazione delle società del Paese: aumenta di anno in anno il numero degli affari tra le imprese russe e i loro partner esteri. Nonostante questo, per il momento la quota della Russia sul mercato internazionale di M&A resta molto bassa e non supera il 2% del numero totale dei deal.
Per gli esperti russi e internazionali si tratta comunque di un buon inizio: “Il 2% non è per niente male. Il mercato russo di M&A è molto giovane, praticamente senza una storia”, ha dichiarato alla televisione russa Rbc-TV il capo del gruppo per fusioni e take-over di Kpmg (Russia e Csi) Wilfried Potochnig, secondo cui in Europa il volume di M&A con le società russe ammonta già al 6 per cento. I ritmi di crescita del mercato russo superano quelli europei: si prevede che nel 2007 il mercato russo aumenti di 100 miliardi di dollari. Tra i fattori che attirano gli investitori in Russia ci sono la crescita economica, che anche nel 2007 dovrebbe raggiungere il 7,7 per cento, lo sviluppo del mercato ipotecario, l’aumento dei redditi reali e disponibili della popolazione. Nel 2007 per la prima volta il volume del Pil russo dovrebbe raggiungere i 1.200 miliardi di dollari, contro i 260 miliardi registrati nel 2000 e i 985 miliardi nel 2006.
Di conseguenza, gli investimenti diretti esteri nell’economia russa hanno totalizzato nei primi nove mesi del 2007 40 miliardi di dollari. Secondo il consigliere economico presidenziale, Igor Shuvalov, nel 2006 gli Ide avevano raggiunto i 30 miliardi di dollari.
Alcuni esperti hanno collegato lo sviluppo accelerato del mercato russo di M&A con un potenziamento dell’influenza dello Stato sull’economia nazionale della Russia. Al secondo posto nella lista dei fattori determinanti per la crescita del mercato, si trova il consolidamento del business russo di fronte alla concorrenza globale: le società russe competono l’una con l’altra . come il business russo con quello straniero. Al terzo posto c’è l’internazionalizzazione dei settori estrattivi (petrolio, gas, metalli), che importano in Russia “competenze” importanti, investendo nel Paese e all’estero nell’industria manifatturiera, nell’industria metalmeccanica e nell’industria delle costruzioni.
In particolare la holding Bazovy Elemend, controllata dal re dell’alluminio Oleg Deripaska, ha acquisito nel 2007 il 30% del gigante delle costruzioni austriaco Starbag, che ora sta sbarcando sul mercato russo (i suoi progetti comprendono la partecipazione alla costruzione dell’autostrada tra Mosca e San Pietroburgo e alcuni lavori per le Olimpiadi invernali del 2014 a Sochi). Inoltre, sempre il gruppo di Deripaska ha acquisito un pacchetto azionario della società austriaca-canadese Magna International, che produce componentistica per automobili.
Però, il crescente attivismo delle società russe sul mercato di M&A potrebbe essere legato non soltanto al desiderio di importare nel Paese importanti competenze internazionali e alla necessità di integrarsi nell’economia globale in attesa dell’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio. Si potrebbe anche trattare di una tendenza centrifuga che segue le esperienze delle maggiori società russe, come Gazprom che cerca di investire in molti settori importanti in Occidente e come Rusal di Deripaska che, dopo la fusione con la russa Sual e la svizzera Glencore, è diventato uno dei maggiori fornitori di “competenze” nel mondo.
Il processo di globalizzazione delle società russe garantisce una loro maggiore trasparenza. Uno dei fenomeni legato allo sviluppo del mercato di M&A è la crescita qualitativa del business russo: il grado di apertura delle informazioni è aumentato dal 50% al 60 per cento. Ciononostante, molti analisti internazionali continuano a lamentare un’apertura ancora insufficiente del mercato russo: la maggior parte delle società offerte per la cessione non è ancora sufficientemente trasparente e aperta. Un altro preoccupante fattore che limita la cessione delle società russe agli investitori stranieri è lo sviluppo del fenomeno di “raider”, e l’organizzazione di take over ostili, ricorrendo alla forza fisica e falsificando i documenti.
Inoltre, anche la crisi finanziaria internazionale dell’agosto 2007 ha rallentato la crescita del mercato russo di M&A: la scarsa liquidità ha congelato lo sviluppo del mercato almeno fino alla fine dell’anno. Il denaro è diventato molto più caro, riducendo all’osso il numero dei deal con pagamenti posticipati.
La crisi finanziaria internazionale ha messo sotto i riflettori un altro problema piuttosto preoccupante: una parte consistente del business russo ottiene prestiti all’estero. Molti operatori finanziari hanno proposto al Governo russo di utilizzare una parte delle riserve aurifere e valutarie del Paese (460 miliardi di dollari) per offrire crediti al business. Il Cremlino invece starebbe elaborando un piano in base al quale 20 miliardi di dollari del fondo statale di stabilizzazione (che ha una dotazione di 140 miliardi di dollari) potrebbero essere investiti nell’acquisizione delle partecipazioni in società estere.
Nel corso del G 7 dei ministri finanziari, il ministro delle Finanze russo, Aleksej Kudrin, ha ammonito gli altri Paesi di non porre divieti all'acquisizione di società da parte del fondo russo. “I fondi di investimento statali - ha detto Kudrin - dovrebbero essere soggetti alle regole generali sulla libertà di movimento dei capitali. Non vogliamo che ci siano restrizioni su questi fondi”.
La questione dei fondi statali è stata tra i temi affrontati al G7, tanto che nel comunicato conclusivo i ministri e i banchieri centrali hanno espresso la loro preoccupazione sulla trasparenza della gestione e della struttura dei fondi statali.
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